
Influenza aviaria stermina 13mila foche: l'ecosistema marino in allarme globale
Dalle isole subantartiche al San Lorenzo, morie di mammiferi e specie ittiche segnalano una crescente pressione patogena sugli oceani.
Oltre 13mila cuccioli di elefante marino del sud sono morti in poche settimane sulle remote isole Heard e McDonald, territorio esterno australiano a 4.000 chilometri da Perth. I ricercatori australiani, giunti sul posto a bordo del rompighiaccio RSV Nuyina, hanno documentato con droni e rilievi a terra un tasso di mortalità medio del 76%, con picchi del 97% in alcune colonie. Le analisi genetiche hanno confermato la presenza del virus H5N1 ad alta patogenicità, lo stesso che ha ucciso pinguini e petrelli, e che si sospetta sia arrivato attraverso uccelli migratori dalle vicine isole Crozet. È la prima volta che il virus viene rilevato in un territorio esterno australiano, segnando un’ulteriore avanzata verso est di un patogeno che sta ridisegnando gli equilibri della fauna subantartica.
La strage di Heard Island non è un episodio isolato. In Canada, i dati del Réseau québécois d’urgences pour les mammifères marins mostrano che nel 2025 sono stati rinvenuti 19 beluga spiaggiati lungo l’estuario del San Lorenzo. Il numero rientra nella media storica, ma per la prima volta in oltre un decennio non si è registrato alcun decesso femminile per distocia – il parto difficoltoso che colpiva regolarmente la specie – un’anomalia che, secondo gli esperti canadesi, potrebbe riflettere cambiamenti nell’uso degli habitat da parte dei cetacei. Sul versante opposto del globo, nelle acque dell’Australia meridionale, la migrazione riproduttiva delle seppie giganti di Whyalla è praticamente scomparsa: le decine di migliaia di esemplari che ogni inverno affollavano il golfo di Spencer non si sono presentate. Le autorità locali sospettano un’estesa fioritura algale tossica, ma le indagini sono ancora in corso.
Questi eventi, pur con cause diverse, disegnano un quadro di ecosistemi marini sottoposti a stress multipli e crescenti. L’influenza aviaria H5N1, in particolare, sta mostrando una preoccupante capacità di adattamento ai mammiferi marini, con focolai già segnalati nell’Atlantico settentrionale e ora nell’emisfero australe. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il rischio non è trascurabile: le rotte migratorie che attraversano il Mediterraneo e le zone umide della penisola potrebbero diventare vettori di introduzione del virus, minacciando colonie di uccelli marini e, potenzialmente, specie ittiche di interesse commerciale. Gli analisti di Bruxelles sottolineano l’urgenza di rafforzare la sorveglianza epidemiologica alle frontiere ecologiche del continente.
La convergenza di morie di massa, alterazioni comportamentali e collassi riproduttivi suggerisce che il riscaldamento delle acque e l’acidificazione degli oceani stiano amplificando la vulnerabilità delle specie. La comunità scientifica internazionale invoca reti di monitoraggio integrate, capaci di cogliere precocemente i segnali di queste sindromi ecologiche. Per l’Italia, che custodisce una biodiversità marina fragile ma di grande valore, investire in sorveglianza e ricerca non è solo un imperativo conservazionistico: è una scelta strategica per proteggere la pesca, il turismo costiero e la salute degli ecosistemi da cui dipende una parte significativa dell’economia blu.
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La morte di 13.000 cuccioli di foca a causa dell'influenza aviaria su un'isola remota australiana si inserisce in una più ampia crisi marina, con morie simultanee di beluga in Canada e seppie in Australia meridionale. Gli scienziati stanno indagando con urgenza la diffusione del virus H5 e il suo potenziale devastante per la fauna, mentre i settori del turismo e della pesca osservano con crescente preoccupazione.
Sulle isole sub-antartiche Heard e McDonald, un ceppo aggressivo di influenza aviaria ha ucciso 13.000 cuccioli di foca, con una mortalità che ha raggiunto il 97% in alcune colonie. L'epidemia, rilevata per la prima volta nell'ottobre 2025, è considerata un ulteriore segnale che il virus si sta diffondendo verso est, raggiungendo ora i territori esterni australiani. Gli scienziati confermano che il virus H5 ha colpito anche pinguini e altri uccelli marini.
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