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Salute e Scienzamercoledì 17 giugno 2026

La peste nera nacque in Siberia 5.500 anni fa, mentre l’aviaria devasta le foche antartiche

Due scoperte riscrivono la storia delle pandemie: il più antico focolaio di Yersinia pestis tra cacciatori-raccoglitori, e il virus H5 che ha sterminato 13.000 cuccioli di elefante marino su un’isola remota.

Un’équipe internazionale guidata da genetisti di Oxford e Copenaghen ha portato alla luce, sulle rive del fiume Angara nella Siberia orientale, la più antica epidemia di peste mai documentata. Analizzando il DNA dentale di scheletri risalenti a circa 5.500 anni fa, i ricercatori hanno identificato il batterio Yersinia pestis in quasi il 40% dei resti, molti dei quali appartenenti a bambini e adolescenti sepolti in fosse comuni. La scoperta, pubblicata su Nature, ribalta l’idea che la peste fosse in origine una malattia poco letale, dimostrando invece che già nelle comunità di cacciatori-raccoglitori del Neolitico poteva assumere forme epidemiche devastanti, senza dipendere da pulci come vettori né da alte densità urbane.

Il dato costringe a ripensare la storia della patologia che nel XIV secolo, sotto il nome di Morte Nera, spazzò via un terzo della popolazione europea. Gli studi precedenti collocavano l’emergere di ceppi veramente virulenti solo con l’Età del Bronzo, ma le sepolture del lago Baikal – dove intere famiglie di nomadi furono decimate – suggeriscono che la peste fosse già un flagello capace di viaggiare lungo le rotte migratorie preistoriche. Secondo i laboratori danesi e britannici coinvolti, il patogeno si sarebbe diffuso dall’Asia centrale verso occidente molto prima di quanto ipotizzato, trovando terreno fertile anche in popolazioni con bassa densità abitativa e scarsa presenza di roditori, il che obbliga a rivedere i modelli di trasmissione e il ruolo dei contatti umani diretti.

A migliaia di chilometri di distanza, ma in una contemporaneità che rende il parallelo inquietante, un altro patogeno sta mostrando una capacità di adattamento altrettanto sorprendente. Sull’isola di Heard, remoto territorio australiano nell’Oceano Meridionale, il ceppo H5 dell’influenza aviaria ha ucciso oltre 13.000 cuccioli di elefante marino del sud, pari a più di tre quarti dei nuovi nati della colonia. Il virus, rilevato per la prima volta nell’area alla fine del 2025, ha trovato in questa specie un bersaglio inatteso, trasformando un santuario naturale in un cimitero di mammiferi marini. Le autorità australiane, pur confermando che il continente resta indenne, avvertono che l’espansione del patogeno verso nuovi ecosistemi rappresenta una minaccia senza precedenti per la biodiversità antartica.

La simultaneità di queste rivelazioni – una che affonda le radici nella preistoria, l’altra che si consuma sotto i nostri occhi – offre una prospettiva analitica di rara potenza. Dimostra che i salti di specie e l’insorgenza di focolai letali non sono anomalie della modernità, ma costanti evolutive che possono colpire comunità umane e animali in qualsiasi contesto ecologico. Per l’Europa, che conserva la memoria genetica e culturale delle grandi pandemie, il messaggio è duplice: da un lato, la peste era già un killer spietato quando i nostri antenati vivevano di caccia e raccolta; dall’altro, l’aviaria che oggi devasta le colonie di elefanti marini ci ricorda che la sorveglianza sanitaria deve estendersi ai serbatoi selvatici più isolati. La lezione siberiana e quella antartica convergono in un monito: i patogeni non seguono i nostri manuali, e la prossima minaccia potrebbe emergere dove meno ce l’aspettiamo.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa europea continentale/ mediterranea
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La peste è emersa per la prima volta 5.500 anni fa in Siberia, colpendo soprattutto i bambini delle comunità di cacciatori-raccoglitori. Lo studio su Nature riscrive la storia della malattia, mostrando che epidemie letali esistevano già millenni prima della Peste Nera medievale.

Stampa atlantica / anglosfera
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Antiche tombe in Siberia rivelano la più antica epidemia di peste, riscrivendo le origini della malattia. Intanto, l'influenza aviaria ha ucciso migliaia di cuccioli di foca sulla remota isola di Heard, sollevando allarme per la diffusione del virus in nuove aree. I due eventi dipingono una nuova, urgente storia delle malattie.

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mercoledì 17 giugno 2026

La peste nera nacque in Siberia 5.500 anni fa, mentre l’aviaria devasta le foche antartiche

Due scoperte riscrivono la storia delle pandemie: il più antico focolaio di Yersinia pestis tra cacciatori-raccoglitori, e il virus H5 che ha sterminato 13.000 cuccioli di elefante marino su un’isola remota.

Un’équipe internazionale guidata da genetisti di Oxford e Copenaghen ha portato alla luce, sulle rive del fiume Angara nella Siberia orientale, la più antica epidemia di peste mai documentata. Analizzando il DNA dentale di scheletri risalenti a circa 5.500 anni fa, i ricercatori hanno identificato il batterio Yersinia pestis in quasi il 40% dei resti, molti dei quali appartenenti a bambini e adolescenti sepolti in fosse comuni. La scoperta, pubblicata su Nature, ribalta l’idea che la peste fosse in origine una malattia poco letale, dimostrando invece che già nelle comunità di cacciatori-raccoglitori del Neolitico poteva assumere forme epidemiche devastanti, senza dipendere da pulci come vettori né da alte densità urbane.

Il dato costringe a ripensare la storia della patologia che nel XIV secolo, sotto il nome di Morte Nera, spazzò via un terzo della popolazione europea. Gli studi precedenti collocavano l’emergere di ceppi veramente virulenti solo con l’Età del Bronzo, ma le sepolture del lago Baikal – dove intere famiglie di nomadi furono decimate – suggeriscono che la peste fosse già un flagello capace di viaggiare lungo le rotte migratorie preistoriche. Secondo i laboratori danesi e britannici coinvolti, il patogeno si sarebbe diffuso dall’Asia centrale verso occidente molto prima di quanto ipotizzato, trovando terreno fertile anche in popolazioni con bassa densità abitativa e scarsa presenza di roditori, il che obbliga a rivedere i modelli di trasmissione e il ruolo dei contatti umani diretti.

A migliaia di chilometri di distanza, ma in una contemporaneità che rende il parallelo inquietante, un altro patogeno sta mostrando una capacità di adattamento altrettanto sorprendente. Sull’isola di Heard, remoto territorio australiano nell’Oceano Meridionale, il ceppo H5 dell’influenza aviaria ha ucciso oltre 13.000 cuccioli di elefante marino del sud, pari a più di tre quarti dei nuovi nati della colonia. Il virus, rilevato per la prima volta nell’area alla fine del 2025, ha trovato in questa specie un bersaglio inatteso, trasformando un santuario naturale in un cimitero di mammiferi marini. Le autorità australiane, pur confermando che il continente resta indenne, avvertono che l’espansione del patogeno verso nuovi ecosistemi rappresenta una minaccia senza precedenti per la biodiversità antartica.

La simultaneità di queste rivelazioni – una che affonda le radici nella preistoria, l’altra che si consuma sotto i nostri occhi – offre una prospettiva analitica di rara potenza. Dimostra che i salti di specie e l’insorgenza di focolai letali non sono anomalie della modernità, ma costanti evolutive che possono colpire comunità umane e animali in qualsiasi contesto ecologico. Per l’Europa, che conserva la memoria genetica e culturale delle grandi pandemie, il messaggio è duplice: da un lato, la peste era già un killer spietato quando i nostri antenati vivevano di caccia e raccolta; dall’altro, l’aviaria che oggi devasta le colonie di elefanti marini ci ricorda che la sorveglianza sanitaria deve estendersi ai serbatoi selvatici più isolati. La lezione siberiana e quella antartica convergono in un monito: i patogeni non seguono i nostri manuali, e la prossima minaccia potrebbe emergere dove meno ce l’aspettiamo.

Divergenza delle fonti

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa europea continentale/ mediterranea
distaccopragmatismo

La peste è emersa per la prima volta 5.500 anni fa in Siberia, colpendo soprattutto i bambini delle comunità di cacciatori-raccoglitori. Lo studio su Nature riscrive la storia della malattia, mostrando che epidemie letali esistevano già millenni prima della Peste Nera medievale.

Stampa atlantica / anglosfera
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Antiche tombe in Siberia rivelano la più antica epidemia di peste, riscrivendo le origini della malattia. Intanto, l'influenza aviaria ha ucciso migliaia di cuccioli di foca sulla remota isola di Heard, sollevando allarme per la diffusione del virus in nuove aree. I due eventi dipingono una nuova, urgente storia delle malattie.

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