
India intima a Meta di rimuovere gli annunci con abusi su minori, nel mirino anche i falsi profili diplomatici
Nuova Delhi chiede spiegazioni entro sette giorni per le inserzioni a pagamento su Instagram che veicolavano materiale pedopornografico, mentre il Ministero degli Esteri mette in guardia da account social che millantano legami con la politica estera indiana.
Il governo indiano ha ordinato a Meta di disabilitare immediatamente tutti gli annunci pubblicitari e i contenuti che promuovono o facilitano l’accesso a materiale pedopornografico (CSEAM) su Instagram, concedendo alla società sette giorni per fornire una spiegazione dettagliata su come tali inserzioni abbiano potuto superare i sistemi di moderazione. La mossa, disposta dal Ministero dell’Elettronica e dell’Informatica (MeitY) nella tarda serata di sabato, segue un’inchiesta della BBC che ha rivelato come alcuni annunci a pagamento contenessero parole chiave esplicite – tra cui “rape video” e “child video” – e reindirizzassero gli utenti verso canali Telegram dove il materiale illegale veniva venduto per l’equivalente di poche decine di rupie.
Secondo fonti governative indiane, l’episodio assume particolare gravità perché le promozioni a pagamento sono soggette a controlli più stringenti rispetto ai post ordinari degli utenti. La vicenda mette in luce, nell’ottica di Nuova Delhi, una falla nell’applicazione delle norme sulla sicurezza degli intermediari digitali, in un Paese dove il consumo di internet mobile è in vertiginosa crescita e dove da anni si discute di un inasprimento della responsabilità delle piattaforme. Meta ha replicato rivendicando una politica di “tolleranza zero” e l’uso di sistemi di intelligenza artificiale per individuare e rimuovere i contenuti illeciti, ma ha al contempo riconosciuto che i criminali cercano costantemente di eludere i controlli. Al di là del caso specifico, il richiamo del MeitY segnala la volontà del governo di non affidarsi esclusivamente all’autoregolamentazione delle big tech, una posizione che trova crescenti consonanze negli ambienti regolatori europei.
Parallelamente, il Ministero degli Affari Esteri indiano ha diffuso un avviso pubblico per mettere in guardia i cittadini da account Instagram che, millantando competenze in “politica estera” e “politiche pubbliche”, chiedono denaro in cambio di presunte intercessioni presso il ministero stesso. L’allerta, diramata domenica, chiarisce che tali individui non hanno alcun legame con l’amministrazione e invita a non cadere in queste “frodi”. Secondo funzionari citati dalla stampa locale, il fenomeno era cresciuto al punto da richiedere un intervento pubblico: alcune persone si facevano fotografare accanto al ministro degli Esteri S. Jaishankar o ad ambasciatori stranieri durante eventi ufficiali, per poi utilizzare le immagini come prova di un inesistente accesso privilegiato.
La concomitanza dei due episodi – la stretta su Meta e l’allarme sui falsi esperti – delinea un quadro di crescente assertività delle istituzioni indiane nel presidio della sfera digitale, in cui la tutela dei minori e la lotta alla disinformazione si intrecciano con la difesa dell’immagine dello Stato. Agli occhi di analisti vicini a Bruxelles, l’India sta sperimentando un approccio che ricorda per certi versi il Digital Services Act europeo, combinando obblighi di trasparenza per le piattaforme con una vigilanza rafforzata sui contenuti dannosi. Resta da vedere se la richiesta di spiegazioni a Meta, che ha già provveduto a disabilitare gli annunci incriminati e a sospendere gli account coinvolti, si tradurrà in un irrigidimento normativo o in un nuovo capitolo del negoziato permanente tra le democrazie asiatiche e la Silicon Valley.
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