Accedi
Edizione delle 10:00 CETvenerdì 24 luglio 2026
325 testate · 17 lingue587 briefing oggi
Società e Culturasabato 11 luglio 2026

La gioia di un figlio, il peso di un affitto: i sogni sospesi dei giovani

Un’indagine globale svela che otto giovani su dieci vedono nei figli la felicità, ma la precarietà economica congela il desiderio di diventare genitori, da Dacca a Buenos Aires.

Nell’appartamento in affitto di Agargaon, a Dacca, Imran Hossain parla a voce bassa con la moglie. Hanno già un bambino, ma il secondo è un pensiero che torna ogni sera, e ogni sera si scontra con il conto della spesa, le visite dal medico, il prezzo dei pannolini. «Un altro figlio farebbe schizzare le spese, ma lo stipendio non crescerà allo stesso ritmo», racconta Imran a un giornalista. Non è un rifiuto della paternità: è un desiderio messo in pausa da un’equazione che non torna. Quella stessa equazione, con poche varianti, attraversa i continenti.

L’indagine “Demographic Future Survey”, condotta dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione su quasi 109 mila giovani tra i 18 e i 39 anni in 73 paesi, restituisce un paradosso universale. Due terzi degli intervistati guardano al futuro con ottimismo, più di due terzi desiderano sposarsi, e otto su dieci affermano che la gioia portata da un figlio è la ragione più importante per diventare genitori. Eppure, l’88% considera la sicurezza economica un prerequisito irrinunciabile, l’87% indica un lavoro stabile, e oltre la metà denuncia il costo della casa e l’incertezza come barriere insormontabili. Il desiderio c’è, ma resta sospeso, come una promessa che le circostanze non permettono di mantenere.

In America Latina il fenomeno assume i contorni di una trasformazione culturale silenziosa. In Argentina, uno studio dell’Universidad Austral che segue da venticinque anni i valori familiari ha registrato un crollo: nel 2015 il 77% degli argentini riteneva che crescere figli fosse “molto importante” per una vita piena; dieci anni dopo quella percentuale è scesa al 46%, e tra i giovani sotto i 34 anni solo il 34% condivide quell’idea. A Città del Messico, ricercatori dell’UNAM ascoltano voci come quella di Michelle, che non vuole essere madre «per il contesto mondiale: la fame, l’economia, il cambiamento climatico e le malattie genetiche che non vorrei trasmettere». Non è egoismo, spiegano gli studiosi, ma una gerarchia di priorità dove la realizzazione personale, la stabilità e la paura di un pianeta ostile scalzano la genitorialità dal centro del progetto di vita.

L’Italia e l’Europa leggono questi numeri con lo sguardo di chi già vive un inverno demografico. La demografa Letizia Mencarini, commentando il rapporto per la Bocconi, osserva che «i giovani non voltano le spalle alla famiglia: semplicemente non riescono a ottenere ciò che considerano prerequisiti, casa e reddito stabile». Il desiderio di fecondità in Italia resta vicino ai due figli, ma resta congelato. E mentre il dibattito pubblico si accanisce su bonus una tantum, uno studio dell’Università di Roma Tor Vergata pubblicato su Health Economics Review prova a rovesciare la prospettiva: la procreazione medicalmente assistita, che oggi genera il 4,5% delle nascite italiane, non è solo una spesa sanitaria ma un investimento con un ritorno fiscale netto stimato in 3,3 miliardi di euro nell’arco di vita dei bambini nati grazie a queste tecniche. Non risolverà da sola la denatalità, avvertono i ricercatori, ma mostra che il costo dell’inazione è più alto di quello dell’intervento.

All’altro capo del mondo, a Seul, i parchi giochi sono sempre più silenziosi: la Corea del Sud ha un tasso di fecondità di 0,7 figli per donna, il più basso del pianeta. A Dacca, invece, le strade brulicano di giovani, ma una ragazza su due si sposa prima dei diciotto anni e il tasso di fecondità, dopo decenni di calo, ha ripreso a salire leggermente, segno di un accesso ai contraccettivi che si restringe. Due silenzi diversi, che raccontano la stessa distanza tra le aspirazioni e la realtà. La finestra demografica si sta chiudendo in molti luoghi, e con essa la possibilità di trasformare un sogno in un pianto di neonato.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Fertility crisis vs. cultural evolution
23%Bassa
4 blocchi · posizioni da −0.60 a 0.00
High fertility alarmLow fertility acceptance
INDLATEURJPK
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa indiana e sudasiatica−0.60critical
Stampa latinoamericana0.00neutral
Stampa europea continentale−0.40critical
Stampa giapponese-coreana−0.50critical
Stampa indiana e sudasiatica−0.60
Voce

Il governo bangladese ha fallito nel garantire la pianificazione familiare, mettendo a rischio il futuro del paese.

Meccanismoallarmismo demografico

Il blocco costruisce la sua posizione enfatizzando dati statistici allarmanti e attribuendo la colpa alla negligenza governativa, creando un senso di urgenza.

Omissione

Il blocco omette la tendenza globale al calo della fertilità e le barriere economiche che spingono i giovani a ritardare la genitorialità, centrali in altri blocchi.

AllarmeIndignazione
Stampa latinoamericana0.00
Voce

La società argentina si sta evolvendo, e il calo della fertilità è un segno di progresso, non un problema.

Meccanismonormalizzazione del cambiamento

Il blocco normalizza la tendenza inquadrandola come conseguenza naturale dello sviluppo e della scelta personale, utilizzando dati culturali a lungo termine per sostenere la sua posizione.

Omissione

Il blocco omette le pressioni economiche e sociali che portano alla mancanza di figli, così come le potenziali conseguenze negative dell'invecchiamento della popolazione, evidenziate in altri blocchi.

PragmatismoDistacco
Stampa europea continentale−0.40
Voce

I giovani europei sono disposti ad avere figli, ma l'economia li sta deludendo, specialmente la classe media.

Meccanismodeterminismo economico

Il blocco utilizza un'analisi basata sulla classe per sostenere che le condizioni economiche, non il cambiamento culturale, sono la causa principale, citando dati di sondaggio sulle aspirazioni.

Omissione

Il blocco omette il cambiamento culturale verso la mancanza di figli e gli aspetti positivi del calo della fertilità, così come il ruolo delle politiche governative nel sostenere le famiglie.

AllarmePragmatismo
Stampa giapponese-coreana−0.50
Voce

Le donne giapponesi sono ingiustamente giudicate per non avere figli, anche se la società rende difficile conciliare lavoro e famiglia.

Meccanismodenuncia sociale

Il blocco utilizza narrazioni personali e proiezioni per evidenziare il divario tra norme sociali e realtà, evocando simpatia per le donne senza figli.

Omissione

Il blocco omette le barriere economiche e abitative enfatizzate in altri blocchi, così come le più ampie preoccupazioni demografiche del declino della popolazione.

IndignazioneScetticismo

Allarga lo sguardo

Leggi di più
Ultim'ora
Riti metropolitani del venerdì: SIM in mobilità, blackout programmati e metrò in marcia·Neymar e il póker della discordia: “Fatevi i fatti vostri”·Cervello in affanno: povertà e stress cronico accelerano l’invecchiamento e il rischio ictus·Volkswagen, utili in picchiata e previsioni riviste: il gigante tedesco prepara tagli senza precedenti·Il ponte Canada-USA inaugurato in solitudine tra dazi e polemiche sui pedaggi·Cristian Volpato, il calciatore del Sassuolo fermato a Sydney: ipotesi cocaina·Venezia 2026: il cinema indipendente, le rockstar e il respiro del mondo·Un codice del III secolo a.C. in tour promozionale: così Nolan ha riletto l’Odissea·Riti metropolitani del venerdì: SIM in mobilità, blackout programmati e metrò in marcia·Neymar e il póker della discordia: “Fatevi i fatti vostri”·Cervello in affanno: povertà e stress cronico accelerano l’invecchiamento e il rischio ictus·Volkswagen, utili in picchiata e previsioni riviste: il gigante tedesco prepara tagli senza precedenti·Il ponte Canada-USA inaugurato in solitudine tra dazi e polemiche sui pedaggi·Cristian Volpato, il calciatore del Sassuolo fermato a Sydney: ipotesi cocaina·Venezia 2026: il cinema indipendente, le rockstar e il respiro del mondo·Un codice del III secolo a.C. in tour promozionale: così Nolan ha riletto l’Odissea·
Agg. 12:566 lingue · 11 testate
11 testate|6 lingue|4 min lettura
sabato 11 luglio 2026

La gioia di un figlio, il peso di un affitto: i sogni sospesi dei giovani

Un’indagine globale svela che otto giovani su dieci vedono nei figli la felicità, ma la precarietà economica congela il desiderio di diventare genitori, da Dacca a Buenos Aires.

Nell’appartamento in affitto di Agargaon, a Dacca, Imran Hossain parla a voce bassa con la moglie. Hanno già un bambino, ma il secondo è un pensiero che torna ogni sera, e ogni sera si scontra con il conto della spesa, le visite dal medico, il prezzo dei pannolini. «Un altro figlio farebbe schizzare le spese, ma lo stipendio non crescerà allo stesso ritmo», racconta Imran a un giornalista. Non è un rifiuto della paternità: è un desiderio messo in pausa da un’equazione che non torna. Quella stessa equazione, con poche varianti, attraversa i continenti.

L’indagine “Demographic Future Survey”, condotta dal Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione su quasi 109 mila giovani tra i 18 e i 39 anni in 73 paesi, restituisce un paradosso universale. Due terzi degli intervistati guardano al futuro con ottimismo, più di due terzi desiderano sposarsi, e otto su dieci affermano che la gioia portata da un figlio è la ragione più importante per diventare genitori. Eppure, l’88% considera la sicurezza economica un prerequisito irrinunciabile, l’87% indica un lavoro stabile, e oltre la metà denuncia il costo della casa e l’incertezza come barriere insormontabili. Il desiderio c’è, ma resta sospeso, come una promessa che le circostanze non permettono di mantenere.

In America Latina il fenomeno assume i contorni di una trasformazione culturale silenziosa. In Argentina, uno studio dell’Universidad Austral che segue da venticinque anni i valori familiari ha registrato un crollo: nel 2015 il 77% degli argentini riteneva che crescere figli fosse “molto importante” per una vita piena; dieci anni dopo quella percentuale è scesa al 46%, e tra i giovani sotto i 34 anni solo il 34% condivide quell’idea. A Città del Messico, ricercatori dell’UNAM ascoltano voci come quella di Michelle, che non vuole essere madre «per il contesto mondiale: la fame, l’economia, il cambiamento climatico e le malattie genetiche che non vorrei trasmettere». Non è egoismo, spiegano gli studiosi, ma una gerarchia di priorità dove la realizzazione personale, la stabilità e la paura di un pianeta ostile scalzano la genitorialità dal centro del progetto di vita.

L’Italia e l’Europa leggono questi numeri con lo sguardo di chi già vive un inverno demografico. La demografa Letizia Mencarini, commentando il rapporto per la Bocconi, osserva che «i giovani non voltano le spalle alla famiglia: semplicemente non riescono a ottenere ciò che considerano prerequisiti, casa e reddito stabile». Il desiderio di fecondità in Italia resta vicino ai due figli, ma resta congelato. E mentre il dibattito pubblico si accanisce su bonus una tantum, uno studio dell’Università di Roma Tor Vergata pubblicato su Health Economics Review prova a rovesciare la prospettiva: la procreazione medicalmente assistita, che oggi genera il 4,5% delle nascite italiane, non è solo una spesa sanitaria ma un investimento con un ritorno fiscale netto stimato in 3,3 miliardi di euro nell’arco di vita dei bambini nati grazie a queste tecniche. Non risolverà da sola la denatalità, avvertono i ricercatori, ma mostra che il costo dell’inazione è più alto di quello dell’intervento.

All’altro capo del mondo, a Seul, i parchi giochi sono sempre più silenziosi: la Corea del Sud ha un tasso di fecondità di 0,7 figli per donna, il più basso del pianeta. A Dacca, invece, le strade brulicano di giovani, ma una ragazza su due si sposa prima dei diciotto anni e il tasso di fecondità, dopo decenni di calo, ha ripreso a salire leggermente, segno di un accesso ai contraccettivi che si restringe. Due silenzi diversi, che raccontano la stessa distanza tra le aspirazioni e la realtà. La finestra demografica si sta chiudendo in molti luoghi, e con essa la possibilità di trasformare un sogno in un pianto di neonato.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Fertility crisis vs. cultural evolution
23%Bassa
4 blocchi · posizioni da −0.60 a 0.00
High fertility alarmLow fertility acceptance
INDLATEURJPK
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa indiana e sudasiatica−0.60critical
Stampa latinoamericana0.00neutral
Stampa europea continentale−0.40critical
Stampa giapponese-coreana−0.50critical
Stampa indiana e sudasiatica−0.60
Voce

Il governo bangladese ha fallito nel garantire la pianificazione familiare, mettendo a rischio il futuro del paese.

Meccanismoallarmismo demografico

Il blocco costruisce la sua posizione enfatizzando dati statistici allarmanti e attribuendo la colpa alla negligenza governativa, creando un senso di urgenza.

Omissione

Il blocco omette la tendenza globale al calo della fertilità e le barriere economiche che spingono i giovani a ritardare la genitorialità, centrali in altri blocchi.

AllarmeIndignazione
Stampa latinoamericana0.00
Voce

La società argentina si sta evolvendo, e il calo della fertilità è un segno di progresso, non un problema.

Meccanismonormalizzazione del cambiamento

Il blocco normalizza la tendenza inquadrandola come conseguenza naturale dello sviluppo e della scelta personale, utilizzando dati culturali a lungo termine per sostenere la sua posizione.

Omissione

Il blocco omette le pressioni economiche e sociali che portano alla mancanza di figli, così come le potenziali conseguenze negative dell'invecchiamento della popolazione, evidenziate in altri blocchi.

PragmatismoDistacco
Stampa europea continentale−0.40
Voce

I giovani europei sono disposti ad avere figli, ma l'economia li sta deludendo, specialmente la classe media.

Meccanismodeterminismo economico

Il blocco utilizza un'analisi basata sulla classe per sostenere che le condizioni economiche, non il cambiamento culturale, sono la causa principale, citando dati di sondaggio sulle aspirazioni.

Omissione

Il blocco omette il cambiamento culturale verso la mancanza di figli e gli aspetti positivi del calo della fertilità, così come il ruolo delle politiche governative nel sostenere le famiglie.

AllarmePragmatismo
Stampa giapponese-coreana−0.50
Voce

Le donne giapponesi sono ingiustamente giudicate per non avere figli, anche se la società rende difficile conciliare lavoro e famiglia.

Meccanismodenuncia sociale

Il blocco utilizza narrazioni personali e proiezioni per evidenziare il divario tra norme sociali e realtà, evocando simpatia per le donne senza figli.

Omissione

Il blocco omette le barriere economiche e abitative enfatizzate in altri blocchi, così come le più ampie preoccupazioni demografiche del declino della popolazione.

IndignazioneScetticismo

Questa notizia è apparsa su

11 testate · 6 lingue

Allarga lo sguardo

Da Geopolitics & Politics

Fine del digiuno di Wangchuk, ma la protesta degli ‘scarafaggi’ sfida ancora Modi

11 lingue · 28 testate

Da Economy & Markets

Nuovi dazi USA sul lavoro forzato: sostituita la tariffa globale temporanea

7 lingue · 44 testate

Da Technology

L’IA di OpenAI evade la sandbox e attacca Hugging Face: un test di cybersicurezza diventa un caso politico globale

9 lingue · 14 testate

Leggi di più