
Il Golfo e Amman compatti contro Teheran: «Aggressione palese, serve una risoluzione Onu»
I sette Stati condannano i raid su Bahrain, Kuwait e Giordania, invocano l'articolo 51 e chiedono al Consiglio di Sicurezza un intervento immediato.
Con una dichiarazione congiunta diffusa giovedì, i sei membri del Consiglio di Cooperazione del Golfo e la Giordania hanno condannato come «atti di palese aggressione» i ripetuti lanci di missili e droni iraniani contro Bahrain, Kuwait e lo stesso regno hashemita. Il testo, che cita la violazione della Carta delle Nazioni Unite, del diritto internazionale umanitario e della risoluzione 2817 del Consiglio di Sicurezza, afferma il diritto all’autodifesa individuale e collettiva ai sensi dell’articolo 51 e sollecita una risoluzione immediata del Palazzo di Vetro che imponga la cessazione degli attacchi e riconosca tale diritto per i Paesi colpiti.
Secondo fonti diplomatiche arabe, l’iniziativa è maturata dopo che nelle ultime ore le difese aeree giordane hanno ingaggiato quattro missili e sei droni, mentre il Kuwait ha risposto a velivoli senza pilota ostili e in Bahrain sono risuonate le sirene d’allarme. I sette firmatari denunciano un’escalation che ha preso di mira «impianti energetici, stazioni di dissalazione, porti, aeroporti e altri obiettivi civili», configurando una minaccia diretta alla sicurezza e alla stabilità di Stati che la dichiarazione definisce «fratelli». Il comunicato esprime piena solidarietà all’Arabia Saudita e apprezza la decisione del premier iracheno di confinare le armi nelle mani dello Stato entro settembre, un passaggio letto dagli analisti di Bruxelles come un tentativo di arginare i gruppi armati filo-iraniani attivi in Iraq.
L’ottica di Teheran, ricostruita attraverso i media di Stato, è radicalmente diversa. La Repubblica islamica presenta i propri attacchi come ritorsioni legittime contro obiettivi militari e interessi statunitensi nella regione, accusando i Paesi arabi di aver messo a disposizione il proprio territorio e spazio aereo per le operazioni americane e di aver taciuto di fronte a quelli che definisce «crimini contro l’umanità» compiuti dall’esercito americano e da Israele contro civili e infrastrutture iraniane. Il comando congiunto iraniano ha inoltre avvertito che, se Washington dovesse colpire ponti o centrali elettriche, le forze di Teheran chiuderanno lo Stretto di Hormuz e impediranno l’export di «una sola goccia di petrolio», una minaccia che le cancellerie europee, Italia compresa, seguono con apprensione per i possibili effetti sul prezzo del greggio e sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici.
La dichiarazione dei sette Paesi si inserisce in una spirale di violenza innescata dal collasso, a metà giugno, di una tregua tra Stati Uniti e Iran. Da dodici notti consecutive l’aviazione americana bombarda obiettivi nel sud, nell’ovest e nel centro dell’Iran, mentre Teheran risponde con droni e missili verso quelle che descrive come postazioni statunitensi nell’area. I firmatari ribadiscono l’impegno per la libertà di navigazione a Hormuz e a Bab el-Mandeb e si dicono pronti a collaborare con l’Organizzazione marittima internazionale per accordi permanenti. Il dossier è ora atteso al Consiglio di Sicurezza, dove i Paesi colpiti chiedono un voto urgente: un passaggio che, secondo osservatori a New York, misurerà la capacità dell’organo di superare le divisioni che finora hanno impedito una risposta unitaria alla crisi.
| Stampa del Golfo arabo | −1.00 | critical |
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| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
| Stampa iraniana e affini | +0.30 | aligned |
I paesi del Golfo e la Giordania condannano gli attacchi iraniani e chiedono una risoluzione ONU.
Usano il linguaggio del diritto internazionale e della sovranità per legittimare la loro posizione e mobilitare il Consiglio di Sicurezza.
Omettono il contesto delle provocazioni statunitensi e israeliane contro l'Iran nei mesi precedenti.
L'Occidente e i suoi alleati denunciano gli attacchi del regime iraniano come una minaccia alla stabilità regionale.
Enfatizzano la continuità degli attacchi dal marzo 2026 per creare un senso di urgenza e necessità di azione.
Omettono le ragioni alla base degli attacchi iraniani, presentandoli come un'aggressione unilaterale.
L'Iran e i suoi sostenitori accusano i paesi del Golfo di complicità con l'aggressione americana e di ipocrisia nel condannare le risposte difensive iraniane.
Invertono la colpa, attribuendo la responsabilità degli attacchi alle provocazioni statunitensi e israeliane, e dipingono l'Iran come vittima.
Omettono che gli attacchi iraniani hanno colpito obiettivi civili in Bahrain, Kuwait e Giordania senza una provocazione diretta da parte di questi paesi.
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