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Il giocattolo e la memoria: il finale mai girato di Toy Story 5 e il ritorno di Joan Cusack

Un bozzetto scartato da Pixar svela un incontro tra Jessie e una Emily anziana, mentre il film domina il box office tra nostalgia, nuovi linguaggi e una Hollywood in cerca di direzione.

Un foglio di carta, uno schizzo a matita. Una donna anziana porge una bambola di pezza alla nipote: è Emily, la prima proprietaria di Jessie, mai dimenticata dalla cowgirl di Toy Story. Pixar aveva immaginato così il finale del quinto capitolo, come svelato dal libro d’arte ufficiale firmato dalla co-sceneggiatrice McKenna Harris. Poi, prima dell’animazione, l’incontro è stato scartato. Nella versione definitiva, Emily non riappare mai: Jessie scopre invece che la sua antica bambina, ormai adulta, ha dato il suo nome alla figlia. Resta quel disegno come un’eco di ciò che sarebbe potuto essere – un gesto di trasmissione affettiva tra generazioni, un amore infantile che sopravvive al tempo.

Con questo gesto, Toy Story 5 si conferma il capitolo più adulto della saga: per la prima volta Pixar ha scelto la classificazione PG («accompagnato dai genitori»), abbandonando il «per tutti». La storia si addentra nel trauma dell’abbandono e nell’impatto della tecnologia sul gioco: Bonnie, otto anni, viene rapita da una tavoletta digitale a forma di rana, Lilypad, mentre i giocattoli tradizionali lottano per restare rilevanti. Al centro c’è Jessie, voce di un’infanzia lasciata indietro. Ed è impossibile non accostare il suo percorso al ritorno di Joan Cusack, che le ha prestato la voce fin dal 1999. L’attrice, dopo sei anni di silenzio, è riapparsa con un volto trasformato, alimentando dibattiti, ma rivendicando una scelta radicale: una vita quieta a Chicago, lontana dai riflettori, dedicata al marito e ai figli. Una metamorfosi che, al pari di quella del personaggio, racconta di un distacco necessario per sopravvivere.

Al box office, Toy Story 5 ha sbancato: 71 milioni di dollari nel giorno d’esordio negli Stati Uniti, secondo miglior risultato di sempre per un’animazione. Un trionfo che contrasta con i flop di altri franchise consolidati – il nuovo He-Man o il calo di The Mandalorian and Grogu – e convive con il fenomeno di horror a bassissimo budget nati su YouTube, come Backrooms e Obsession, realizzati da registi giovanissimi con poche centinaia di migliaia di dollari e capaci di incassare centinaia di milioni. Secondo analisti internazionali, questo paradosso segnala un pubblico in cerca di autenticità e di narrazioni che partano dal basso, lontane dalle formule degli studios. Intanto, il 3D arretra: in Brasile, nel 2025, solo il 2,6% dei film lo ha offerto; Toy Story 5 lo ha utilizzato per appena un quarto delle proiezioni, a favore di esperienze immersive ma meno invadenti come l’Imax.

Il finale mai girato rimbalza sui social come un tesoro perduto, ma la scelta di Pixar è coerente con un film che privilegia la suggestione al colpo di scena. Jessie non rivede Emily, eppure scopre il proprio nome tramandato, e guarisce. In un’epoca in cui gli schermi rischiano di cancellare il gioco materiale, Toy Story 5 sembra dirci che l’affetto resiste nella memoria e nelle parole. Lo conferma, fuori dallo schermo, la stessa Cusack, che ha disertato i red carpet per tornare semplicemente a dare voce a un personaggio che non smette di attraversare le generazioni. Resta l’immagine del bozzetto: una nonna china su una bambina, un giocattolo passato di mano, un cerchio che non si è chiuso al cinema ma continua a vibrare nell’immaginario.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

32%
TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa latinoamericanaStampa europea continentale
Stampa latinoamericana
DistaccoPragmatismo

La copertura latinoamericana si concentra sugli aspetti umani e nostalgici di Toy Story 5: il ritorno di Joan Cusack dopo sei anni di pausa, la sua trasformazione fisica e la rivelazione del finale alternativo con il commovente reincrocio tra Jessie ed Emily. Vengono anche discussi aspetti pratici come la durata del film e il passaggio dalle sale 3D a esperienze IMAX, ma in tono descrittivo e senza giudizi forti.

Stampa europea continentale
ScetticismoPragmatismo

La prospettiva europea continentale inquadra Toy Story 5 all'interno di un'analisi critica dell'industria hollywoodiana, contrapponendo i successi a basso costo di film horror realizzati da youtuber ai flop di franchise consolidati come Masters of the Universe e Star Wars. Senza concentrarsi direttamente sulla pellicola, il pezzo suggerisce un cambiamento nelle preferenze del pubblico e una crisi dei blockbuster tradizionali.

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domenica 21 giugno 2026

Il giocattolo e la memoria: il finale mai girato di Toy Story 5 e il ritorno di Joan Cusack

Un bozzetto scartato da Pixar svela un incontro tra Jessie e una Emily anziana, mentre il film domina il box office tra nostalgia, nuovi linguaggi e una Hollywood in cerca di direzione.

Un foglio di carta, uno schizzo a matita. Una donna anziana porge una bambola di pezza alla nipote: è Emily, la prima proprietaria di Jessie, mai dimenticata dalla cowgirl di Toy Story. Pixar aveva immaginato così il finale del quinto capitolo, come svelato dal libro d’arte ufficiale firmato dalla co-sceneggiatrice McKenna Harris. Poi, prima dell’animazione, l’incontro è stato scartato. Nella versione definitiva, Emily non riappare mai: Jessie scopre invece che la sua antica bambina, ormai adulta, ha dato il suo nome alla figlia. Resta quel disegno come un’eco di ciò che sarebbe potuto essere – un gesto di trasmissione affettiva tra generazioni, un amore infantile che sopravvive al tempo.

Con questo gesto, Toy Story 5 si conferma il capitolo più adulto della saga: per la prima volta Pixar ha scelto la classificazione PG («accompagnato dai genitori»), abbandonando il «per tutti». La storia si addentra nel trauma dell’abbandono e nell’impatto della tecnologia sul gioco: Bonnie, otto anni, viene rapita da una tavoletta digitale a forma di rana, Lilypad, mentre i giocattoli tradizionali lottano per restare rilevanti. Al centro c’è Jessie, voce di un’infanzia lasciata indietro. Ed è impossibile non accostare il suo percorso al ritorno di Joan Cusack, che le ha prestato la voce fin dal 1999. L’attrice, dopo sei anni di silenzio, è riapparsa con un volto trasformato, alimentando dibattiti, ma rivendicando una scelta radicale: una vita quieta a Chicago, lontana dai riflettori, dedicata al marito e ai figli. Una metamorfosi che, al pari di quella del personaggio, racconta di un distacco necessario per sopravvivere.

Al box office, Toy Story 5 ha sbancato: 71 milioni di dollari nel giorno d’esordio negli Stati Uniti, secondo miglior risultato di sempre per un’animazione. Un trionfo che contrasta con i flop di altri franchise consolidati – il nuovo He-Man o il calo di The Mandalorian and Grogu – e convive con il fenomeno di horror a bassissimo budget nati su YouTube, come Backrooms e Obsession, realizzati da registi giovanissimi con poche centinaia di migliaia di dollari e capaci di incassare centinaia di milioni. Secondo analisti internazionali, questo paradosso segnala un pubblico in cerca di autenticità e di narrazioni che partano dal basso, lontane dalle formule degli studios. Intanto, il 3D arretra: in Brasile, nel 2025, solo il 2,6% dei film lo ha offerto; Toy Story 5 lo ha utilizzato per appena un quarto delle proiezioni, a favore di esperienze immersive ma meno invadenti come l’Imax.

Il finale mai girato rimbalza sui social come un tesoro perduto, ma la scelta di Pixar è coerente con un film che privilegia la suggestione al colpo di scena. Jessie non rivede Emily, eppure scopre il proprio nome tramandato, e guarisce. In un’epoca in cui gli schermi rischiano di cancellare il gioco materiale, Toy Story 5 sembra dirci che l’affetto resiste nella memoria e nelle parole. Lo conferma, fuori dallo schermo, la stessa Cusack, che ha disertato i red carpet per tornare semplicemente a dare voce a un personaggio che non smette di attraversare le generazioni. Resta l’immagine del bozzetto: una nonna china su una bambina, un giocattolo passato di mano, un cerchio che non si è chiuso al cinema ma continua a vibrare nell’immaginario.

Divergenza delle fonti

Media e Intrattenimento · 5 testate · 4 lingue

32%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale80%
Critico20%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 4 lingue

TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
Stampa latinoamericanaStampa europea continentale
Stampa latinoamericana
DistaccoPragmatismo

La copertura latinoamericana si concentra sugli aspetti umani e nostalgici di Toy Story 5: il ritorno di Joan Cusack dopo sei anni di pausa, la sua trasformazione fisica e la rivelazione del finale alternativo con il commovente reincrocio tra Jessie ed Emily. Vengono anche discussi aspetti pratici come la durata del film e il passaggio dalle sale 3D a esperienze IMAX, ma in tono descrittivo e senza giudizi forti.

Stampa europea continentale
ScetticismoPragmatismo

La prospettiva europea continentale inquadra Toy Story 5 all'interno di un'analisi critica dell'industria hollywoodiana, contrapponendo i successi a basso costo di film horror realizzati da youtuber ai flop di franchise consolidati come Masters of the Universe e Star Wars. Senza concentrarsi direttamente sulla pellicola, il pezzo suggerisce un cambiamento nelle preferenze del pubblico e una crisi dei blockbuster tradizionali.

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