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Media e Intrattenimentomartedì 30 giugno 2026

Il desiderio che diventa incubo: la favola nera di Obsession e il suo regista venuto da YouTube

Con un budget inferiore al milione di dollari, il film horror di Curry Barker ha superato i 370 milioni al botteghino mondiale, ribaltando le gerarchie di Hollywood e arrivando ora in streaming.

C’è un momento, nelle prime sequenze di Obsession, in cui tutto sembra ancora un gioco. Un commesso di un negozio di musica, Bear, stringe tra le mani uno strano gingillo new age, il «One Wish Willow», e quasi per scherzo esprime un desiderio: che la sua collega Nikki, della quale è segretamente innamorato, ricambi il suo sentimento. L’inquadratura non indugia, la regia di Curry Barker non concede enfasi, eppure è in quella frazione di secondo che la favola romantica si spezza, pronta a rovesciarsi in un incubo a occhi aperti. Nikki, infatti, non si limita a innamorarsi: scivola in un’ossessione patologica che la trasforma in una presenza soffocante, poi letale, in un crescendo di violenza psicologica che il film distilla in interni notturni e claustrofobici.

Quella che poteva restare una piccola produzione destinata ai festival è diventata, nel giro di poche settimane, il caso cinematografico dell’anno. Costato meno di un milione di dollari – le stime variano tra i 750mila e il milione – Obsession ha macinato incassi per oltre 370 milioni di dollari in tutto il mondo, di cui più di 230 milioni solo in Nord America. Un moltiplicatore che ricorda i precedenti leggendari del cinema indipendente americano, da La notte dei morti viventi di Romero a Paranormal Activity, e che ha sorpreso gli analisti di Los Angeles quanto il pubblico europeo. In Italia il film non è ancora uscito nelle sale, ma l’eco dei suoi numeri è rimbalzata sui media di tutto il continente, alimentando la curiosità per un’opera che sembra riportare il genere horror alla sua essenza più scarna: pochi personaggi, una location quasi unica, una tensione che cresce senza bisogno di effetti speciali.

Barker, ventiseienne regista della Florida, arriva da un percorso atipico. Prima di Obsession aveva costruito una piccola comunità di spettatori su YouTube, pubblicando cortometraggi horror e il found-footage Milk & Serial, diffuso gratuitamente sulla piattaforma. La sua scommessa, secondo quanto osservato dalla critica nordamericana, è stata quella di portare sullo schermo grande la stessa immediatezza artigianale dei suoi lavori precedenti, senza tradire lo sguardo di chi è cresciuto con Lynch, Aronofsky e Amenábar. Il risultato è un film che, come ha scritto un quotidiano libanese, «si muove al ritmo di ventiquattro fotogrammi al secondo, come un organismo che respira con i polmoni del cinema», e che ha diviso il pubblico tra chi lo considera un nuovo classico e chi vi legge solo un abile esercizio di marketing.

L’arrivo in streaming, il 30 giugno, ha aggiunto un ulteriore strato di mistero. Su Apple TV il film è apparso in una versione «unrated», mentre su Amazon Prime Video resta la versione R vista nei cinema americani. I fan hanno setacciato le due copie alla ricerca di differenze, ma al momento l’unica scena che si vociferava fosse stata estesa – il brutale pestaggio del personaggio di Sarah – non mostra variazioni evidenti. La confusione, più che un problema tecnico, è diventata un involontario prolungamento dell’esperienza del film: un’opera che gioca sul confine tra realtà e allucinazione, e che ora sembra voler confondere anche i confini tra le sue stesse versioni.

Mentre Obsession continua a riempire le sale e a far parlare di sé, il regista è già al lavoro su una commedia soprannaturale, Anything but Ghosts, con Bryce Dallas Howard e Aaron Paul. E in quel nuovo film, ha promesso, si nasconderà un easter egg che rimanda proprio a Nikki, la ragazza il cui amore si è trasformato in una trappola mortale. Un dettaglio minimo, quasi un ammiccamento, che tiene viva la fiamma di un piccolo film capace di ricordare a Hollywood che, a volte, basta una buona idea e la fiducia incrollabile di un giovane regista per spostare gli equilibri del box office.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Rischio vs. Opportunità
40%Media
2 blocchi · posizioni da −0.30 a +0.50
cautela e critica socialeottimismo imprenditoriale
LATATL
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana−0.30critical
Stampa atlantica / anglosfera+0.50aligned
Le testate che hanno coperto direttamente la storia (presumibilmente russe o del settore dell'intrattenimento) non sono presenti in questo cluster di blocchi.
Stampa latinoamericana−0.30
Voce

Il successo di 'Ossessione' è una bolla che scoppierà, mentre 'Supergirl' mostra il costo umano della competizione spietata. Bisogna guardare oltre i numeri e chiedersi a quale prezzo si ottiene la gloria.

Meccanismopragmatismo cauteloso

Si costruisce plausibilità attraverso l'uso di esempi tratti da cronache locali (salute, economia) per ancorare il discorso a una realtà concreta e quotidiana, rendendo il giudizio morale più accessibile.

Omissione

Non si menziona il contesto globale di produzione e distribuzione che ha permesso il successo di 'Ossessione', né i dati di mercato che ne giustificano l'investimento.

ScetticismoPragmatismo
Stampa atlantica / anglosfera+0.50
Voce

'Ossessione' ha vinto perché ha capito il pubblico; 'Supergirl' ha perso perché ha dimenticato le basi. Il mercato premia chi innova e punisce chi si adagia.

Meccanismopragmatismo imprenditoriale

La plausibilità è costruita attraverso l'uso di un linguaggio manageriale e di riferimenti a casi aziendali di successo (es. Ford, Microsoft) per normalizzare la logica del profitto come metro di giudizio.

Omissione

Non si considerano le disuguaglianze strutturali del mercato dell'intrattenimento né il ruolo del marketing aggressivo nel gonfiare il successo di 'Ossessione'.

TrionfoPragmatismo

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Il desiderio che diventa incubo: la favola nera di Obsession e il suo regista venuto da YouTube

Con un budget inferiore al milione di dollari, il film horror di Curry Barker ha superato i 370 milioni al botteghino mondiale, ribaltando le gerarchie di Hollywood e arrivando ora in streaming.

C’è un momento, nelle prime sequenze di Obsession, in cui tutto sembra ancora un gioco. Un commesso di un negozio di musica, Bear, stringe tra le mani uno strano gingillo new age, il «One Wish Willow», e quasi per scherzo esprime un desiderio: che la sua collega Nikki, della quale è segretamente innamorato, ricambi il suo sentimento. L’inquadratura non indugia, la regia di Curry Barker non concede enfasi, eppure è in quella frazione di secondo che la favola romantica si spezza, pronta a rovesciarsi in un incubo a occhi aperti. Nikki, infatti, non si limita a innamorarsi: scivola in un’ossessione patologica che la trasforma in una presenza soffocante, poi letale, in un crescendo di violenza psicologica che il film distilla in interni notturni e claustrofobici.

Quella che poteva restare una piccola produzione destinata ai festival è diventata, nel giro di poche settimane, il caso cinematografico dell’anno. Costato meno di un milione di dollari – le stime variano tra i 750mila e il milione – Obsession ha macinato incassi per oltre 370 milioni di dollari in tutto il mondo, di cui più di 230 milioni solo in Nord America. Un moltiplicatore che ricorda i precedenti leggendari del cinema indipendente americano, da La notte dei morti viventi di Romero a Paranormal Activity, e che ha sorpreso gli analisti di Los Angeles quanto il pubblico europeo. In Italia il film non è ancora uscito nelle sale, ma l’eco dei suoi numeri è rimbalzata sui media di tutto il continente, alimentando la curiosità per un’opera che sembra riportare il genere horror alla sua essenza più scarna: pochi personaggi, una location quasi unica, una tensione che cresce senza bisogno di effetti speciali.

Barker, ventiseienne regista della Florida, arriva da un percorso atipico. Prima di Obsession aveva costruito una piccola comunità di spettatori su YouTube, pubblicando cortometraggi horror e il found-footage Milk & Serial, diffuso gratuitamente sulla piattaforma. La sua scommessa, secondo quanto osservato dalla critica nordamericana, è stata quella di portare sullo schermo grande la stessa immediatezza artigianale dei suoi lavori precedenti, senza tradire lo sguardo di chi è cresciuto con Lynch, Aronofsky e Amenábar. Il risultato è un film che, come ha scritto un quotidiano libanese, «si muove al ritmo di ventiquattro fotogrammi al secondo, come un organismo che respira con i polmoni del cinema», e che ha diviso il pubblico tra chi lo considera un nuovo classico e chi vi legge solo un abile esercizio di marketing.

L’arrivo in streaming, il 30 giugno, ha aggiunto un ulteriore strato di mistero. Su Apple TV il film è apparso in una versione «unrated», mentre su Amazon Prime Video resta la versione R vista nei cinema americani. I fan hanno setacciato le due copie alla ricerca di differenze, ma al momento l’unica scena che si vociferava fosse stata estesa – il brutale pestaggio del personaggio di Sarah – non mostra variazioni evidenti. La confusione, più che un problema tecnico, è diventata un involontario prolungamento dell’esperienza del film: un’opera che gioca sul confine tra realtà e allucinazione, e che ora sembra voler confondere anche i confini tra le sue stesse versioni.

Mentre Obsession continua a riempire le sale e a far parlare di sé, il regista è già al lavoro su una commedia soprannaturale, Anything but Ghosts, con Bryce Dallas Howard e Aaron Paul. E in quel nuovo film, ha promesso, si nasconderà un easter egg che rimanda proprio a Nikki, la ragazza il cui amore si è trasformato in una trappola mortale. Un dettaglio minimo, quasi un ammiccamento, che tiene viva la fiamma di un piccolo film capace di ricordare a Hollywood che, a volte, basta una buona idea e la fiducia incrollabile di un giovane regista per spostare gli equilibri del box office.

Divergenza — chi la racconta come
Asse: Rischio vs. Opportunità
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Il successo di 'Ossessione' è una bolla che scoppierà, mentre 'Supergirl' mostra il costo umano della competizione spietata. Bisogna guardare oltre i numeri e chiedersi a quale prezzo si ottiene la gloria.

Meccanismopragmatismo cauteloso

Si costruisce plausibilità attraverso l'uso di esempi tratti da cronache locali (salute, economia) per ancorare il discorso a una realtà concreta e quotidiana, rendendo il giudizio morale più accessibile.

Omissione

Non si menziona il contesto globale di produzione e distribuzione che ha permesso il successo di 'Ossessione', né i dati di mercato che ne giustificano l'investimento.

ScetticismoPragmatismo
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'Ossessione' ha vinto perché ha capito il pubblico; 'Supergirl' ha perso perché ha dimenticato le basi. Il mercato premia chi innova e punisce chi si adagia.

Meccanismopragmatismo imprenditoriale

La plausibilità è costruita attraverso l'uso di un linguaggio manageriale e di riferimenti a casi aziendali di successo (es. Ford, Microsoft) per normalizzare la logica del profitto come metro di giudizio.

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Non si considerano le disuguaglianze strutturali del mercato dell'intrattenimento né il ruolo del marketing aggressivo nel gonfiare il successo di 'Ossessione'.

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