
Il crepuscolo di Pedro Sola: anatomia di una caduta televisiva nell’era della rete
Dalle battute sull’avvelenamento dei cani alla fuga degli sponsor, il caso del conduttore messicano mostra come un intero ecosistema mediatico possa sgretolarsi nel giro di una settimana.
Seduto sul set di «Ventaneando», camicia scura e cravatta, Pedro Sola legge dal telefono una dichiarazione che nessuno avrebbe immaginato di sentire. Lo sfondo è una parete verde sfuocata, la grafica in sovrimpressione annuncia «disculpa pública». L’uomo che per decenni ha dispensato commenti al vetriolo con l’impassibilità di un’istituzione, ora chiede scusa per aver detto, in diretta, che alla vista di un cane in un ristorante gli veniva voglia di lanciare «un pezzo di carne avvelenata» e che certi padroni meriterebbero «un colpo di pistola». La confessione è impacciata, gli occhi bassi, il tono monocorde: un mea culpa che arriva quando il danno è già irreparabile.
La sequenza incriminata era andata in onda pochi giorni prima. Sola, ottantenne opinionista di TV Azteca, aveva attaccato i locali pet-friendly con una violenza verbale che in studio aveva suscitato la risata complice della conduttrice Pati Chapoy. Ma fuori, sui social, l’effetto è stato deflagrante. In poche ore le associazioni animaliste messicane hanno presentato una denuncia formale alla Procura di Città del Messico per apologia del maltrattamento, mentre una petizione su Change.org iniziava a raccogliere migliaia di firme per chiedere l’allontanamento del conduttore. La reazione non si è fermata alla sfera digitale: Panditas, Trident, Halls e Clorets, marchi del gruppo Mondelēz, hanno annunciato con un comunicato congiunto il ritiro immediato della loro pubblicità dal programma, seguiti a ruota da Hellmann’s, che con un post ironico ha ricordato lo storico scivolone del 2007, quando Sola confuse la maionese da sponsorizzare in diretta.
La vicenda ha riportato a galla un archivio di vecchi filmati che oggi suonano come sentenze. In un video del 2017, Sola scherzava con doppi sensi davanti a un bambino concorrente di «MasterChef Junior México», mentre Daniel Bisogno, scomparso nel 2024, rideva accanto a lui. Ciò che allora passava per humour televisivo, oggi viene riletto come indizio di un’intera cultura di studio che tollerava l’eccesso purché facesse audience. Secondo gli analisti messicani, il caso Sola segna un punto di non ritorno: la televisione generalista, già indebolita dalla frammentazione digitale, scopre che il pubblico non perdona più ciò che fino a ieri era moneta corrente. E i brand, più rapidi dei regolatori, si muovono per non restare associati a un immaginario tossico.
L’eco della polemica ha travalicato i confini del piccolo schermo. L’attrice Susana Zabaleta ha paragonato l’odio per i cani all’omofobia, scatenando a sua volta accuse di doppia morale da parte del giornalista René Franco. Intanto, in un’altra latitudine del dibattito pubblico, il figlio della influencer Geraldine Mayer pubblicava un video di dodici minuti in cui denunciava anni di maltrattamenti psicologici subiti tra Miami e Buenos Aires, costringendo la madre a chiudere i profili social. Due storie diverse, ma accomunate da un meccanismo ormai rodato: la confessione pubblica della vittima, la viralità, la richiesta collettiva di sanzioni, la ritirata degli sponsor.
Resta, come un’immagine sospesa, il comunicato delle quattro aziende dolciarie: poche righe in cui si dichiara che «le mascotte sono parte della famiglia per milioni di messicani e meritano dignità e rispetto». Parole che, nella loro asciuttezza, suonano come un certificato di morte commerciale per un programma che ha fatto la storia della televisione messicana. E mentre il set di «Ventaneando» continua ad andare in onda, il vuoto lasciato dagli inserzionisti è il segno tangibile di un potere che si sposta, silenzioso, dai conduttori alle comunità che li giudicano.
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