
Tunisia-Giappone, la partita numero 1000 della Coppa del Mondo: ricominciare o affondare
Nel secondo turno del Gruppo F, le Aquile di Cartagine e i Samurai Blu si contendono punti vitali in un match che segna un traguardo storico per il torneo.
A Monterrey, la Sultana del Nord, va in scena l’incontro numero mille nella storia della Coppa del Mondo, un traguardo che trasforma la sfida tra Tunisia e Giappone in un evento dal sapore commemorativo. La FIFA ha preparato maglie speciali per gli arbitri, gli spalti si preannunciano una festa di colori e lo stesso commissario tecnico giapponese Hajime Moriyasu ha parlato di «grande onore per l’Asia» nel prendere parte a questo capitolo simbolico. Sul prato dello stadio BBVA si incrociano però due destini radicalmente opposti: il Giappone, galvanizzato dal 2-2 contro l’Olanda, e la Tunisia, travolta 5-1 dalla Svezia e scossa da un cambio di panchina tanto repentino quanto clamoroso.
Il Giappone si presenta con la solidità di una squadra che ha saputo recuperare due volte lo svantaggio contro una potenza europea, grazie ai gol di Keito Nakamura e Daichi Kamada. La stampa nipponica sottolinea l’assenza per infortunio di Takefusa Kubo, il folletto offensivo che aveva illuminato la prima partita, ma la profondità della rosa – con ben ventitré elementi su ventisei militanti in club europei – lascia Moriyasu relativamente sereno. Il tecnico, tuttavia, mette in guardia dall’effetto Hervé Renard, il nuovo selezionatore tunisino che lui stesso ha affrontato quando guidava l’Arabia Saudita, e invita i suoi a «una mentalità più forte dell’avversario».
Per la Tunisia, il ribaltone in panchina è figlio della disfatta con la Svezia: Sabri Lamouchi è stato esonerato e al suo posto è arrivato un veterano delle competizioni africane, il francese Renard, capace di vincere due Coppe d’Africa e di infliggere all’Argentina di Messi l’unica sconfitta del Mondiale 2022. Dal fronte africano si racconta di un gruppo scosso ma reattivo, con il capitano Ellyes Skhiri che ha invocato «l’onore e il dovere» di rappresentare il paese. Pochi giorni per ricostruire una difesa che ha incassato undici reti nelle ultime tre partite e per ritrovare una via del gol: un’impresa che richiederebbe proprio quel pragmatismo e quella rapidità nelle transizioni su cui invece il Giappone costruisce la propria identità.
Secondo gli osservatori internazionali, la partita è anche un duello di stili: la fisicità e il blocco basso tunisino contro la velocità e l’organizzazione dei Samurai Blu, che nei precedenti sei incontri hanno sempre vinto tranne una volta, proprio sotto la guida di Renard all’epoca dell’Arabia Saudita. È una coincidenza che aggiunge pepe a una serata già ricca di significati, mentre il pubblico giapponese, fedele alla propria cultura, ha chiesto alle autorità locali ventimila sacchi per la spazzatura per lasciare pulito lo stadio a fine gara.
Il quadro del girone impone decisioni immediate: la Svezia comanda con tre punti, Giappone e Olanda a quota uno, Tunisia ferma a zero. Con la simultanea partita tra svedesi e olandesi, un passo falso a Monterrey potrebbe compromettere in modo irreparabile il cammino delle Aquile di Cartagine, attese poi da un’Olanda temibile. Per il Giappone, invece, vincere significherebbe mettere una seria ipoteca sulla qualificazione, in attesa dello scontro diretto con la Svezia del 25 giugno.
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Il Giappone affronta con cautela la partita numero 1000 della storia dei Mondiali, consapevole che la Tunisia, umiliata dalla Svezia e con un nuovo allenatore, sarà ferocemente motivata. I nipponici si aspettano una sfida molto più intensa del pareggio contro l'Olanda.
La sfida tra Giappone e Tunisia a Monterrey sarà il millesimo incontro nella storia dei Mondiali, un traguardo che simboleggia la globalizzazione del calcio oltre il dominio storico di Europa e Sudamerica. Il Giappone cerca un passo decisivo verso la qualificazione contro una Tunisia in profonda crisi, reduce da una pesante sconfitta e da un cambio di allenatore improvviso.
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