
George Clooney, il Leone d’oro e l’ironia sul tempo che passa
L’attore americano riceverà il premio alla carriera alla Mostra del Cinema di Venezia 2026, tra ricordi di nozze in laguna e una lunga storia d’amore con il festival.
Era il settembre del 2014 quando George Clooney e Amal Alamuddin, a bordo di un motoscafo in mogano, solcavano le acque del Canal Grande diretti a Ca’ Farsetti per la cerimonia di nozze. I flash dei fotografi rimbalzavano sulle facciate dei palazzi, mentre la città, per qualche giorno, si trasformava in un set a cielo aperto. Non era la prima volta che l’attore sceglieva Venezia come teatro della propria vita, né sarebbe stata l’ultima. Oggi, a distanza di oltre un decennio, quel legame si rinnova con un riconoscimento che sa di consuntivo e di affetto ricambiato: il Leone d’oro alla carriera dell’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.
L’annuncio è arrivato in una mattina di aprile, accompagnato da una reazione che è già un piccolo manifesto del personaggio. «Ho vissuto tantissimi momenti straordinari a Venezia. La Mostra è senza dubbio il mio festival preferito e ricevere il Leone d’oro è un onore immenso. Probabilmente significa anche che sto invecchiando, ma va bene così», ha dichiarato Clooney, classe 1961, con quell’ironia malinconica che da sempre ne ammorbidisce il carisma. La giuria di questa edizione, in programma dal 2 al 12 settembre 2026, sarà presieduta da Maggie Gyllenhaal, mentre il direttore artistico Alberto Barbera ha motivato la scelta con parole che disegnano il profilo di un «artista completo e carismatico, appassionato e originale».
Il rapporto tra Clooney e il Lido è una geografia sentimentale che si dipana lungo quasi trent’anni. La prima apparizione risale al 1998, quando presentò “Out of Sight” di Steven Soderbergh: per il grande pubblico era ancora il dottor Doug Ross di “ER”, ma quel noir ironico rivelò un attore capace di reggere il grande schermo. Da allora i ritorni si sono susseguiti con una regolarità rara per un divo hollywoodiano: dai fratelli Coen a “Gravity” di Alfonso Cuarón, film d’apertura nel 2013, fino al recente “Wolfs” accanto a Brad Pitt e al crepuscolare “Jay Kelly” di Noah Baumbach. E poi c’è l’Italia fuori dal festival: la villa sul lago di Como, le estati in provincia, una familiarità con il paesaggio e la lingua che lo hanno reso, agli occhi del pubblico italiano, qualcosa di più di una star di passaggio.
Barbera, nella sua motivazione, ha insistito sulla «perfetta combinazione di glamour da star di altri tempi, grande professionalismo e sensibilità moderna», sottolineando come Clooney abbia attraversato i generi «con versatilità preziosa»: dal war movie di “Syriana” – che gli valse l’Oscar – alla commedia sofisticata di “Ocean’s Eleven”, dalla fantascienza al mélo agrodolce. Non solo attore, ma regista capace di portare sullo schermo temi politici e civili con “Good Night, and Good Luck” e “Le idi di marzo”, e produttore impegnato sul fronte umanitario, Clooney incarna un’idea di cinema che non si esaurisce nel red carpet. Il Leone d’oro alla carriera arriva così a suggellare un percorso in cui il fascino non è mai stato soltanto estetico, ma costruito su una credibilità che affonda le radici anche nell’impegno civile.
Ora, mentre si prepara a tornare in laguna a settembre, l’immagine che resta è quella di un uomo che ha fatto di Venezia un approdo ricorrente, quasi un personaggio secondario della propria biografia. Non è un caso che, tra i tanti riconoscimenti accumulati, questo premio arrivi proprio nel luogo dove ha scelto di sposarsi e dove, forse più che altrove, il tempo sembra scorrere con la lentezza di un vaporetto nella nebbia. E se l’età anagrafica suggerisce un bilancio, l’ironia con cui Clooney l’ha accolta ricorda che, in fondo, invecchiare è solo un altro modo di raccontare una storia.
| Stampa russa e CSI | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | +0.70 | aligned |
| Stampa latinoamericana | +0.10 | neutral |
La Russia riporta il premio come un atto ufficiale della Biennale, senza concedere spazio all'autoironia di Clooney.
L'omissione della battuta sull'invecchiamento trasforma un evento personale in un riconoscimento puramente istituzionale, rafforzando la distanza tra il soggetto e il lettore.
Viene omessa la frase di Clooney sull'invecchiamento, che nelle altre versioni umanizza il premio e lo rende più accessibile.
L'Europa continentale accoglie Clooney con affetto, celebrando il premio come un momento personale e ironico.
L'inclusione della battuta sull'invecchiamento e dei riferimenti alla sua storia veneziana trasforma il riconoscimento in un racconto intimo, avvicinando il divo al pubblico.
Viene omesso qualsiasi accenno a critiche o a un possibile declino della carriera, mantenendo una narrazione puramente positiva.
L'America Latina registra il premio come una notizia tra le altre, senza approfondimenti.
La brevità e l'assenza di citazioni personali trasformano l'evento in un semplice annuncio, privandolo di calore umano.
Viene omessa la reazione personale di Clooney e il contesto della sua carriera, riducendo la notizia a un titolo.
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