
Burnham verso Downing Street: scuse su Gaza e svolta a sinistra per il Labour
Con 322 deputati a sostegno, l'ex sindaco di Manchester sarà premier il 20 luglio. Promette sanzioni a Israele e un governo più emotivo, ma le comunità ebraiche esprimono preoccupazione.
Andy Burnham ha ricevuto il sostegno di 322 dei 403 deputati laburisti, un voto in meno della soglia che renderebbe matematicamente impossibile una candidatura rivale. L’ex sindaco dell’area metropolitana di Manchester, rientrato a Westminster grazie a un’elezione suppletiva il 18 giugno, sarà con ogni probabilità confermato leader del partito entro la fine della prossima settimana e nominato primo ministro il 20 luglio, succedendo a Keir Starmer, dimessosi dopo la débâcle delle amministrative di maggio.
Il passaggio di consegne è stato accompagnato da un video in cui Burnham ha chiesto scusa per la risposta iniziale del Labour all’offensiva israeliana a Gaza: «Abbiamo sbagliato, il Regno Unito è stato troppo lento nel chiedere il cessate il fuoco». Ha promesso un inasprimento della pressione su Israele, con nuove sanzioni contro individui ed entità coinvolti nelle violenze e l’apertura a un divieto di commercio con gli insediamenti illegali in Cisgiordania. Il Board of Deputies of British Jews e il Jewish Leadership Council hanno manifestato «significative preoccupazioni», pur accogliendo con favore la condanna dell’antisemitismo e degli attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023. Sul fronte opposto, i Verdi britannici hanno accusato Burnham di rifugiarsi dietro le corti internazionali per non riconoscere un genocidio e mantenere attive le licenze di export di armi.
Sul piano interno, la cultura del governo cambierà registro. Lisa Nandy, ministra della Cultura e alleata di Burnham, ha dichiarato che il nuovo Labour «indosserà il cuore sulla manica» e sarà «più veloce e audace», in una stoccata allo stile giudicato troppo distaccato di Starmer. Burnham intende spostare il baricentro del potere fuori da Westminster, con un’idea di «No. 10 del Nord» che, secondo i suoi sostenitori, non si limita a trasferire funzionari ma punta a ridisegnare il rapporto tra centro e periferie. Ottanta deputati laburisti gli hanno già chiesto di abbandonare le restrizioni migratorie volute da Starmer, mentre Nandy ha lasciato intendere che il nuovo premier potrebbe ricorrere al debito per finanziare la difesa, senza intaccare la spesa corrente.
Burnham, 56 anni, appartiene alla corrente “soft left” del partito e in passato era stato ministro della Salute. La sua ascesa segna una discontinuità non solo generazionale ma anche di posizionamento internazionale. Secondo analisti di politica estera europei, la svolta annunciata su Gaza potrebbe riavvicinare Londra alle posizioni più critiche verso il governo Netanyahu già espresse da diverse capitali dell’Unione, riducendo gli attriti che avevano caratterizzato la fase Starmer. La nomina formale a premier è attesa per il 20 luglio, dopo la chiusura delle candidature e la ratifica degli organismi interni del partito.
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
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| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
| Stampa iraniana e affini | +0.40 | aligned |
Il candidato Burnham è sulla soglia del potere, sostenuto da una schiacciante maggioranza parlamentare. La sua ascesa è presentata come un fatto compiuto, senza ombre.
La narrazione si basa esclusivamente sui numeri e sulle procedure interne del partito, evitando qualsiasi contestualizzazione politica esterna. Questo crea un'impressione di inevitabilità.
Non viene fatta menzione delle critiche di gruppi ebraici o delle dichiarazioni di Burnham su Gaza, che sono invece centrali in altri blocchi.
Burnham deve gestire le critiche delle comunità ebraiche mentre cerca di rassicurare l'ala progressista del partito. La sua leadership è messa in discussione da una base esigente.
La tecnica è quella del bilanciamento: si riportano le critiche e poi si offre una risposta dell'alleato, creando una narrazione di tensione gestibile.
Non viene approfondito il contenuto delle sanzioni proposte da Burnham né la reazione del governo israeliano.
Burnham riconosce gli errori del suo partito e si impegna a una linea dura contro Israele. La sua ascesa è vista come una vittoria per la giustizia.
La narrazione enfatizza selettivamente le dichiarazioni di Burnham che condannano Israele, omettendo le critiche interne e le preoccupazioni dei gruppi ebraici. Si crea un'identificazione tra Burnham e la causa palestinese.
Non viene menzionata la reazione negativa dei gruppi ebraici britannici né il fatto che Burnham non ha usato la parola 'genocidio'.
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