
Shein, via libera di Pechino all’IPO a Hong Kong dopo i no di New York e Londra
La CSRC autorizza la quotazione del gigante del fast-fashion, valutato ora tra 40 e 50 miliardi, dopo anni di tentativi bloccati dalle tensioni geopolitiche.
La Commissione di regolamentazione dei valori mobiliari cinese ha concesso a Shein l’autorizzazione a quotarsi alla Borsa di Hong Kong, con un’offerta che prevede fino a 341,6 milioni di azioni H. L’annuncio, atteso da oltre un anno, sblocca un percorso che aveva visto il colosso del fast-fashion incagliarsi prima a New York, per l’opposizione di legislatori e regolatori statunitensi, e poi a Londra, dove l’approvazione della FCA britannica era stata vanificata dal mancato assenso di Pechino. Secondo fonti vicine al dossier, la valutazione target si attesta tra i 40 e i 50 miliardi di dollari, in forte calo rispetto ai 100 miliardi del 2022, un ridimensionamento che riflette le accresciute tensioni commerciali e la concorrenza di piattaforme come Temu.
La scelta di Hong Kong risponde a una strategia di riallineamento con le priorità di Pechino. Nell’ottica delle autorità cinesi, l’apertura selettiva alla quotazione premia le imprese che, pur avendo sede legale a Singapore dal 2021, mantengono la produzione quasi interamente in Cina e si impegnano a investire nel Paese – come ha fatto il fondatore Xu Yangtian promettendo maggiori risorse al Guangdong. Al tempo stesso, il via libera segnala il sostegno alla piazza finanziaria di Hong Kong come piattaforma di raccolta internazionale, in un momento in cui la città ha visto approvare oltre 180 IPO dalla CSRC in dodici mesi, contribuendo a rilanciare i mercati azionari locali.
Fondata nel 2012, Shein vende capi a basso costo in oltre 150 Paesi e ha superato i 100 miliardi di yuan di esportazioni nel 2025, con un utile netto stimato di 2 miliardi di dollari nel 2024. L’azienda resta però al centro di controversie: dalle multe in Francia per oltre 22 milioni di euro per opacità su tracciabilità e impatto ambientale, alle accuse di pratiche lavorative irregolari nella catena di fornitura, fino allo scandalo delle bambole sessuali dall’aspetto infantile apparse sulla piattaforma. Tra i suoi investitori figurano fondi sovrani come Mubadala e il PIF saudita, oltre a SoftBank e General Atlantic.
Con l’autorizzazione in mano, Shein può ora organizzare i roadshow e preparare l’audizione davanti al comitato di quotazione della Borsa di Hong Kong. L’obiettivo, secondo fonti informate, è quotarsi tra settembre e ottobre, anche se il calendario resta flessibile. La società potrebbe collocare fino all’8% del capitale, raccogliendo alcuni miliardi di dollari, e starebbe valutando meccanismi di compensazione per gli investitori a fronte della valutazione ridotta. Il prossimo snodo concreto sarà la pubblicazione del prospetto informativo e l’esame da parte del comitato, passaggi che determineranno tempi e dimensioni effettive dell’operazione.
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | +0.20 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
La Russia riproietta l'IPO come un evento tecnico-regolatorio, senza attribuire significato politico.
Usando un linguaggio asciutto e fattuale e omettendo il contesto politico, il report normalizza l'IPO come una procedura aziendale standard.
Il report russo omette la sensibilità politica e l'attesa di un anno per l'approvazione, presentando l'IPO come un evento aziendale di routine.
L'India celebra il via libera come una vittoria dopo una lunga attesa, sottolineando la sensibilità politica.
Enfatizzando la lunga attesa e l'autorizzazione politica di alto livello, il report costruisce una narrativa di superamento degli ostacoli.
Il report indiano omette la fascia di valutazione specifica e il fatto che Shein ha trasferito la sede a Singapore, che potrebbe influenzare la sua identità cinese.
Il Golfo adotta un tono cauto, enfatizzando l'incertezza temporale e la natura provvisoria del via libera.
Evidenziando indicatori positivi ma ripetendo che la tempistica è soggetta a modifiche, il report bilancia ottimismo e cautela, creando un senso di provvisorietà.
Il report del Golfo omette la sensibilità politica e la valutazione specifica, concentrandosi invece sull'incertezza procedurale.
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