
Gaza, raid israeliani uccidono capo della polizia e un bambino nonostante la tregua
Almeno otto palestinesi morti in attacchi su un posto di polizia a Jabalia e a Rafah, mentre al Cairo si discute la seconda fase del piano Trump.
Martedì una serie di raid aerei e colpi d’arma da fuoco israeliani hanno ucciso almeno otto palestinesi nella Striscia di Gaza, tra cui il capo della polizia del campo profughi di Jabalia, colonnello Mohammed Marwan Salem, e un bambino di dieci anni, Muataz Abu Shaar, raggiunto da proiettili a Rafah. L’attacco più letale ha centrato un posto di polizia nel quartiere di al-Falouja, a ovest di Jabalia, in un’area densamente popolata da tende di sfollati, provocando anche diversi feriti, tra cui una donna e civili di passaggio.
Secondo fonti della sicurezza di Gaza, il colonnello Salem stava svolgendo funzioni di ordine pubblico quando è stato ucciso insieme ad altri agenti. L’esercito israeliano ha rivendicato l’operazione, affermando di aver eliminato Salem in quanto comandante del battaglione centrale di Jabalia di Hamas e altri tre militanti che, secondo Tel Aviv, stavano pianificando attacchi. Fonti palestinesi respingono questa ricostruzione, sottolineando che il raid ha colpito una struttura civile in un’area protetta dalla tregua in vigore dall’ottobre 2025.
L’episodio si inserisce in un quadro di violenza persistente nonostante il cessate il fuoco mediato lo scorso autunno. Secondo il ministero della Sanità di Gaza, dall’entrata in vigore della tregua sono stati uccisi oltre 1.100 palestinesi e più di 3.500 feriti in attacchi israeliani; nello stesso periodo, fonti militari israeliane segnalano la morte di quattro soldati per mano di miliziani. La tregua aveva interrotto i combattimenti su larga scala, ma non è riuscita a fermare incursioni e raid mirati, alimentando accuse reciproche di violazioni.
Mentre al Cairo sono in corso colloqui tra Hamas e mediatori internazionali per attuare la seconda fase del piano di pace proposto dall’amministrazione Trump – che prevede il disarmo del gruppo e il ritiro delle forze israeliane – fonti vicine ai negoziati riferiscono di progressi limitati. Hamas accusa Israele di minare il processo con le continue operazioni militari; Israele, da parte sua, condiziona ogni passo alla rinuncia alle armi da parte del movimento, che si dice pronto a cedere il governo di Gaza ma non l’arsenale. In questo contesto, il governo israeliano ha appena approvato un finanziamento di 1,3 miliardi di shekel per 34 nuovi insediamenti in Cisgiordania, una mossa che secondo analisti europei complica ulteriormente il già fragile quadro diplomatico.
Il bilancio complessivo del conflitto, scoppiato dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023 in cui morirono circa 1.200 israeliani, ha superato secondo le autorità sanitarie di Gaza i 73.000 morti palestinesi. I negoziati al Cairo restano in corso, ma senza una svolta imminente: la prossima sessione plenaria è attesa nei giorni successivi, mentre sul terreno la tregua continua a essere messa alla prova da episodi di violenza quotidiana.
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa sud-est asiatica | −0.60 | critical |
Il cessate il fuoco rimane in vigore ma la violenza sporadica continua; vengono riportate vittime sia israeliane che palestinesi.
Attribuendo tutte le cifre delle vittime ai funzionari sanitari di Gaza e includendo le perdite militari israeliane, il rapporto costruisce una narrazione equilibrata che evita di attribuire colpe.
Gli attacchi israeliani sono senza tregua e violano il cessate il fuoco; la comunità internazionale deve agire per fermare lo spargimento di sangue.
Usando un linguaggio emotivo come 'attacchi senza tregua' e concentrandosi sul numero dei feriti, il rapporto inquadra l'evento come un modello di aggressione piuttosto che un incidente isolato.
Il rapporto omette i quattro soldati israeliani uccisi da militanti nello stesso periodo, che bilancerebbero la narrazione di attacchi israeliani senza tregua.
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