
Settima notte di attacchi incrociati: infrastrutture civili nel mirino di USA e Iran
Washington bombarda ponti e dissalatori iraniani, Teheran risponde colpendo centrali elettriche e basi americane in Kuwait, Bahrein e Giordania, mentre lo Stretto di Hormuz resta paralizzato.
Per la settima notte consecutiva, le forze armate statunitensi hanno condotto raid aerei contro l’Iran, estendendo per la prima volta in modo sistematico gli obiettivi alle infrastrutture civili. Secondo quanto dichiarato dal Comando Centrale degli Stati Uniti (CENTCOM), gli attacchi hanno preso di mira «siti di sorveglianza, infrastrutture logistiche militari, depositi sotterranei di armi e capacità marittime». Fonti iraniane, riprese dalle agenzie internazionali, denunciano invece il danneggiamento di ponti, una stazione ferroviaria, un aeroporto e un impianto di desalinizzazione nella provincia di Hormozgan, che ha lasciato circa diecimila persone senza acqua potabile. Il bilancio provvisorio delle vittime, secondo le autorità di Teheran, è di almeno tre morti e otto feriti nell’ultima ondata, mentre il totale dall’inizio delle ostilità supererebbe i quaranta decessi e quattrocento feriti.
La risposta iraniana non si è fatta attendere. Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha rivendicato attacchi con droni e missili balistici contro obiettivi militari statunitensi in Kuwait, Bahrein e Giordania, colpendo depositi di munizioni, hangar e, secondo quanto riportato dai media di Stato iraniani, il principale centro di intelligence artificiale in Bahrein. Le difese aeree di Giordania e Bahrein hanno intercettato diversi vettori, mentre il Kuwait ha denunciato danni a una centrale elettrica e a un dissalatore, con incendi e feriti tra i vigili del fuoco. Il governo kuwaitiano ha definito l’attacco «un’aggressione efferata contro infrastrutture vitali» e ha sospeso temporaneamente i voli dall’aeroporto internazionale. Da Teheran, il consigliere militare della Guida Suprema, Mohsen Rezaei, ha avvertito che se i raid americani proseguiranno per altri due o tre giorni, l’Iran passerà a «operazioni offensive su vasta scala», senza più limitarsi a risposte proporzionali.
L’escalation sta producendo conseguenze dirette sulla sicurezza energetica globale. Il traffico nello Stretto di Hormuz, da cui transitava in tempo di pace circa un quinto del petrolio e del gas liquefatto mondiale, è crollato ai minimi da tre settimane, con appena sei transiti registrati nell’ultimo giorno. I prezzi del greggio sono saliti di oltre il 4% venerdì, toccando gli 86 dollari al barile, mentre l’IRGC ha dichiarato che finché proseguirà «l’aggressione americana» non sarà possibile esportare «neppure una goccia di petrolio e gas» dalla regione. Per l’Italia e l’Europa, fortemente dipendenti dalle forniture energetiche del Golfo, il protrarsi del blocco navale e degli attacchi alle infrastrutture estrattive e di raffinazione rappresenta un fattore di instabilità che potrebbe tradursi in nuovi rincari e interruzioni delle catene di approvvigionamento.
Il conflitto era riesploso il 28 febbraio con un attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, a cui Teheran aveva risposto chiudendo di fatto lo Stretto di Hormuz e colpendo basi americane in tutto il Golfo. Un memorandum d’intesa raggiunto a giugno aveva temporaneamente allentato le ostilità, ma è collassato nelle ultime settimane a causa di reciproche accuse di violazione. Secondo analisti mediorientali, entrambe le parti percepiscono ogni compromesso come una capitolazione, mentre il Segretario Generale dell’ONU ha espresso «profonda preoccupazione» per gli attacchi alle infrastrutture civili. Al momento non si intravedono spiragli negoziali: Washington insiste sulla riapertura incondizionata dello Stretto, mentre Teheran rivendica il diritto di regolare il traffico marittimo e minaccia di estendere le ostilità all’intera regione.
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
| Stampa iraniana e affini | +0.20 | neutral |
| Stampa del Golfo arabo | −0.90 | critical |
La stampa del sud-est asiatico inquadra la storia come un ciclo di rappresaglie: l'Iran ha colpito infrastrutture civili kuwaitiane in risposta agli attacchi statunitensi sull'Iran. La copertura sottolinea che il Kuwait ospita beni statunitensi, implicando una giustificazione per il targeting iraniano. Il tono è descrittivo, concentrandosi sulla sequenza degli eventi senza una forte condanna di nessuna delle due parti.
La stampa latinoamericana inquadra la storia come una pericolosa escalation in cui sia gli Stati Uniti che l'Iran attaccano infrastrutture civili, portando a instabilità regionale e conseguenze economiche. Condanna entrambe le parti allo stesso modo, evidenziando il fallimento del cessate il fuoco e l'impatto sui prezzi del petrolio. Il tono è critico e urgente.
La stampa iraniana inquadra la storia come una risposta giustificata all'aggressione statunitense e alla complicità del Kuwait. Sottolinea che il Kuwait ha messo a disposizione il suo territorio per le forze statunitensi e ha cooperato negli attacchi alle infrastrutture civili iraniane, rendendolo così un bersaglio legittimo. Il tono è difensivo e accusatorio verso gli Stati Uniti e il Kuwait.
La stampa del Golfo arabo, in particolare quella kuwaitiana, inquadra la storia come un'aggressione iraniana non provocata contro infrastrutture civili, condannandola come atto criminale. Avverte di una risposta e sottolinea la natura sistematica degli attacchi iraniani. Il tono è indignato e accusatorio.
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