
La doppia crisi: proteste a Kiev e penuria di benzina a Mosca scuotono il conflitto
Mentre in Ucraina monta la protesta contro il siluramento del ministro Fedorov, la Russia è alle prese con una crisi dei carburanti che erode il consenso interno.
La decisione del presidente ucraino Volodymyr Zelensky di destituire il ministro della Difesa Mykhailo Fedorov ha innescato per il quarto giorno consecutivo proteste in piazza a Kiev e in altre città del Paese. I manifestanti chiedono le dimissioni del comandante in capo delle Forze armate, Oleksandr Syrskyj, ritenuto responsabile dell’allontanamento del giovane ministro e accusato di frenare le riforme dell’esercito. Secondo fonti della società civile ucraina, lo scontro tra Fedorov e Syrskyj riflette una frattura più profonda tra l’ala innovatrice, che punta su droni e tecnologia, e la vecchia guardia di impostazione sovietica. Le proteste si innestano su un malessere diffuso legato alla mobilitazione forzata: il difensore civico militare denuncia aggressioni regolari contro i reclutatori e un’impennata delle violenze, mentre cresce il numero di diserzioni e di renitenza alla leva.
Sul versante russo, la crisi dei carburanti provocata dai ripetuti attacchi ucraini alle raffinerie sta mettendo a dura prova la tenuta sociale. Sondaggi indipendenti condotti tra gli automobilisti rivelano che metà degli intervistati nel Sud del Paese giudica la situazione critica, con code alle stazioni di servizio, limitazioni all’acquisto e prezzi in forte aumento. In Crimea, dove la benzina ha superato i duecento rubli al litro, il turismo è crollato e intere filiere, come quella vinicola, rischiano il collasso. La popolarità di Vladimir Putin, secondo rilevazioni dell’istituto FOM, è scesa di cinque punti in una settimana, un calo che non si registrava dall’impopolare riforma delle pensioni del 2018. Il governo ha reagito importando carburante dalla Bielorussia e ampliando i sussidi, ma il malcontento si allarga anche a causa dei blackout elettrici e dei rallentamenti di internet.
Agli occhi degli analisti occidentali, le due crisi parallele stanno ridisegnando la traiettoria del conflitto. A Kiev, l’instabilità ai vertici rischia di frenare proprio quella strategia di guerra asimmetrica con droni e missili a lungo raggio che aveva permesso di colpire in profondità il territorio russo e di isolare la Crimea. A Mosca, la penuria di carburante mina la logistica militare e il morale della popolazione, mentre il Cremlino, secondo l’intelligence ucraina, rinvia il dibattito su una mobilitazione di massa di cinquecentomila uomini fino a dopo le elezioni della Duma per evitare ulteriori scossoni. Entrambi i Paesi scontano carenze di personale: la Russia non ha raggiunto gli obiettivi di arruolamento volontario, l’Ucraina deve fronteggiare una resistenza crescente alla coscrizione.
Per l’Europa e l’Italia, queste turbolenze interne hanno ricadute dirette. La crisi energetica russa, pur attutita dalle sanzioni, potrebbe innescare nuove tensioni sui mercati globali dei carburanti. Le divisioni a Kiev, se percepite come un segnale di debolezza, rischiano di incrinare il sostegno occidentale in una fase delicata. Fonti diplomatiche italiane sottolineano che un conflitto senza prospettive di soluzione allunga l’ombra di un’escalation e perpetua le pressioni migratorie ed economiche sull’Unione. Nelle prossime settimane Zelenskyj dovrà decidere se sacrificare anche Syrskyj per ricompattare il fronte interno, mentre il Cremlino è chiamato a gestire la scarsità di benzina e il logoramento del consenso in vista dell’autunno.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
L'Ucraina si sta autosabotando: le proteste e la crisi di reclutamento sono il sintomo di una leadership che perde il controllo, mentre Putin osserva e aspetta.
La narrazione isola la crisi ucraina dal contesto della guerra, presentandola come un errore autonomo di Zelensky, senza collegarla agli attacchi russi o alla penuria di carburante in Russia.
Il blocco atlantica omette completamente la crisi del carburante in Russia, che è una parte fondamentale della storia, facendo sembrare le proteste ucraine più significative e non provocate.
La Russia gestisce la crisi del carburante con pragmatismo, mentre l'Ucraina sprofonda nel caos interno con proteste e disobbedienza militare.
La narrazione equipara la crisi russa a un problema tecnico risolvibile, mentre la crisi ucraina viene presentata come una crisi di legittimità e autorità, usando fonti anonime per enfatizzare il dissenso.
Il blocco russo omette la portata del malcontento popolare in Russia (il sondaggio mostra che metà degli automobilisti definisce la situazione critica) e minimizza l'impatto strategico degli attacchi ucraini sulle raffinerie.
Putin perde il sostegno popolare: la crisi del carburante mostra un leader isolato, mentre la 'stazione di servizio d'Europa' resta a secco.
La narrazione utilizza il contrasto tra l'immagine della Russia come potenza energetica e la realtà della penuria, creando un effetto di ironia e condanna.
Il blocco latinoamericano omette le proteste a Kiev e qualsiasi misura governativa russa per affrontare la crisi, presentando la penuria come un disastro senza rimedio.
Entrambi i fronti mostrano crepe: l'Ucraina perde un ministro chiave, la Russia soffre la mancanza di carburante. La guerra entra in una fase di incertezza.
La narrazione adotta un tono analitico e distaccato, bilanciando le due crisi e collegandole a scenari strategici di medio termine, senza prendere partito.
Il blocco europeo continentale omette gli episodi di violenza nel reclutamento ucraino, che aggiungerebbero un elemento più drammatico alla crisi ucraina, e non approfondisce l'impatto emotivo della penuria di carburante in Russia.
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