
L’America colpisce ancora in Iran, gli Houthi aprono il fronte saudita
Nuovi raid statunitensi su obiettivi militari iraniani e la dichiarazione di blocco navale dei ribelli yemeniti contro Riad allargano il conflitto alle due strozzature del commercio petrolifero globale.
Il Comando centrale degli Stati Uniti ha annunciato nella notte tra lunedì e martedì una nuova ondata di attacchi aerei contro l’Iran, colpendo – secondo fonti militari americane – centri di comando, siti di lancio di missili e droni e sistemi di difesa aerea. L’operazione, ordinata dal presidente Trump, mira a «indebolire ulteriormente la capacità iraniana di attaccare il naviglio commerciale» nello Stretto di Hormuz. Testimonianze raccolte da media locali e internazionali riferiscono di esplosioni a Bandar Abbas, Sirik, Chabahar, Konarak e Shiraz; il governatore di Chabahar ha confermato attacchi aerei, mentre fonti ufficiali iraniane parlano di almeno quattordici deflagrazioni nella sola area costiera sud-orientale.
Da Teheran la reazione è stata immediata: le agenzie statali denunciano una «violazione dell’intesa di Islamabad» e definiscono gli Stati Uniti «forza aggressrice». L’Irna ha riferito di una nuova salva di missili lanciati dalla provincia di Lorestan contro «obiettivi nemici», mentre i Guardiani della rivoluzione hanno rivendicato un attacco con missili balistici contro l’aeroporto giordano di Aqaba, dove sarebbero stati colpiti aerei da trasporto e pattugliamento statunitensi. Tali affermazioni non hanno trovato finora riscontri indipendenti, ma delineano una spirale di ritorsioni che rende sempre più difficile isolare il teatro delle operazioni.
A complicare il quadro, i ribelli Houthi dello Yemen, sostenuti dall’Iran, hanno dichiarato l’inizio di un «blocco navale» contro l’Arabia Saudita, invocando il principio «occhio per occhio» dopo oltre un decennio di embargo saudita sul paese. La minaccia, se attuata, chiuderebbe di fatto lo Stretto di Bab el-Mandeb, via d’accesso meridionale al Mar Rosso, interrompendo le esportazioni petrolifere saudite verso l’Asia e mettendo a repentaglio circa il sette per cento dell’offerta globale di greggio. Secondo analisti mediorientali, la mossa allarga il conflitto ben oltre il Golfo Persico e trasforma le due principali arterie del commercio energetico mondiale in teatri di scontro simultaneo.
L’impatto sui mercati è stato immediato: il prezzo del petrolio ha superato brevemente i novanta dollari al barile, per poi ripiegare dopo indiscrezioni su possibili proposte di tregua avanzate da mediatori internazionali a Teheran. Un alto funzionario iraniano ha evocato l’ipotesi di un cessate il fuoco di dieci giorni e la ripresa dei negoziati, mentre il ministro dell’Interno iraniano ha chiesto al Pakistan di riattivare il proprio canale di mediazione. Per l’Italia e l’Europa, fortemente dipendenti dalle importazioni di idrocarburi, il protrarsi dell’instabilità nei due stretti rischia di tradursi in un aumento strutturale dei costi energetici e in nuove pressioni inflazionistiche.
Sul piano operativo, la marina statunitense ha reso noto di aver dirottato sette navi commerciali e di averne fermata una per impedirne l’accesso ai porti iraniani, mentre la società armatrice greca Dynacom ha confermato che due sue petroliere sono state colpite da proiettili di origine ignota nel corridoio meridionale di Hormuz, con un incendio a bordo e l’evacuazione dell’equipaggio in Oman. Il dossier resta aperto: le diplomazie regionali e occidentali osservano con apprensione i prossimi passi, nella consapevolezza che un’eventuale tregua dipenderà dalla capacità di contenere simultaneamente il fronte iraniano e quello yemenita.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.90 | critical |
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
The Atlantic press frames the US strikes as a necessary defensive measure and the Houthi blockade as a dangerous escalation that threatens global trade.
By presenting the Houthi blockade as a new front, it creates a hierarchy of threats that justifies continued US military action.
It omits the Iranian narrative of aggression and civilian casualties, as well as any criticism of the US strikes' legality.
The Iranian press condemns the US strikes as illegal aggression and presents Iran as a victim defending itself.
By labeling CENTCOM a terrorist group and emphasizing civilian casualties, it delegitimizes US actions and rallies domestic support.
It omits the US justification of protecting shipping and the Houthi blockade's impact on global trade.
The Levant-Maghreb press reports the strikes and retaliations as a cycle of escalation, highlighting the risk of a broader war.
By presenting both sides' actions in parallel, it creates a narrative of symmetrical escalation that implies no clear aggressor.
It omits the Houthi blockade and the US strategic justification, focusing instead on the immediate military exchanges.
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