
Ebola in Congo oltre i mille casi: 254 decessi, il ceppo Bundibugyo resta senza vaccino
Il focolaio nella provincia di Ituri accelera con tracciamento dei contatti al 55%, operatori sanitari contagiati in ospedali ordinari e due milioni di sfollati a rischio.
La soglia dei mille contagi confermati di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo è stata superata domenica 21 giugno: il ministero della Salute di Kinshasa ha comunicato 1.003 casi e 254 decessi, con un tasso di letalità del 25,3 per cento. L’epidemia, dichiarata il 15 maggio, è alimentata dal raro virus Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini approvati né terapie specifiche. In Uganda si registrano 19 casi collegati e due morti, mentre Israele ha segnalato un secondo sospetto in un uomo rientrato dal Congo.
La trasmissione avviene in gran parte al di fuori dei centri specializzati: secondo l’Istituto nazionale di sanità pubblica congolese, almeno 78 tra medici, infermieri e altri operatori si sono ammalati e 18 sono morti, spesso prima che i sintomi – simili a quelli della malaria – venissero ricondotti al virus. L’Organizzazione mondiale della sanità ha avvertito che le carenze nei dispositivi di protezione e nella formazione del personale amplificano i contagi nosocomiali. Il tracciamento dei contatti è sceso al 58 per cento, ben al di sotto della soglia del 90 per cento ritenuta necessaria per interrompere le catene di trasmissione; le autorità non hanno ancora identificato il paziente zero e oltre 35.000 persone esposte restano da monitorare.
La risposta internazionale si è intensificata. Il Giappone ha stanziato 3,5 milioni di dollari per interventi sanitari, idrici e logistici tramite FICR, WFP e UNICEF. Dubai Humanitarian, su direttiva dello sceicco Mohammed bin Rashid Al Maktoum, ha organizzato un terzo ponte aereo con 76,2 tonnellate di aiuti verso Entebbe, in coordinamento con la DG ECHO europea. Pechino ha inviato équipe mediche, farmaci e materiali di prevenzione, e ha annunciato ulteriori aiuti di emergenza a Congo, Uganda e Unione Africana. Donatori internazionali e leader africani hanno promesso circa 910 milioni di dollari per le operazioni di contenimento.
Sul terreno, la provincia di Ituri concentra oltre il 90 per cento dei casi. I centri di isolamento operano oltre la capacità e si registrano fughe di pazienti, spesso spinte dalla mancanza di cibo in un’area dove quasi dieci milioni di persone soffrono di insicurezza alimentare. L’Alto commissariato ONU per i rifugiati stima che due milioni di sfollati vivano in zone a rischio, e nel campo di Kigonze, a Bunia, dieci decessi anomali in una settimana hanno fatto scattare l’allarme senza che alcun caso di Ebola fosse ancora confermato nel sito.
Il direttore generale dell’Africa CDC, Jean Kaseya, ha dichiarato che senza un rafforzamento immediato delle risorse la situazione potrebbe trasformarsi in una catastrofe. Il prossimo indicatore da osservare è l’evoluzione della copertura del tracciamento dei contatti e l’eventuale identificazione del paziente zero, mentre i laboratori africani e internazionali lavorano per caratterizzare l’origine zoonotica del ceppo Bundibugyo, che secondo gli scienziati ugandesi e congolesi proverrebbe da un nuovo salto di specie dalla fauna selvatica.
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Il focolaio nell'est del Congo ha superato i 1.000 casi confermati con 254 decessi. È causato dal raro virus Bundibugyo, per il quale non esistono vaccini né terapie, rendendo il contenimento particolarmente difficile. Le autorità stanno lottando per controllare un patogeno senza contromisure mediche.
I casi confermati di Ebola in Congo hanno superato quota 1.000, con 254 decessi, ma la risposta è minata da ripetuti attacchi ai centri di cura. Un nuovo assalto a una struttura a Beni ha accresciuto i timori che la violenza ostacoli il contenimento. Gli operatori sanitari affrontano il pericolo non solo del virus ma anche dell'aggressione armata.
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