
Droni con vernice e finto ordigno sull’ambasciata russa a Stoccolma: Mosca accusa la Svezia
L’ennesimo sorvolo notturno di due velivoli senza pilota sulla sede diplomatica russa riaccende lo scontro sulla mancata protezione delle missioni estere, mentre Stoccolma è tra i principali sostenitori militari di Kiev.
Nella notte tra il 2 e il 3 luglio 2025, due droni hanno violato lo spazio aereo dell’ambasciata russa a Stoccolma. Il primo ha sganciato un contenitore di vernice rossa sul perimetro della sede; il secondo, con un simulacro di ordigno esplosivo artigianale, è precipitato a pochi metri dall’edificio. L’episodio non ha causato feriti, ma ha spinto la rappresentanza diplomatica a denunciare un’escalation delle intimidazioni.
Secondo la ricostruzione fornita dal ministero degli Esteri russo e dall’ambasciata, l’accaduto non è isolato: da oltre due anni si registrano a Stoccolma decine di attacchi simili, con droni che lanciano vernice o simulacri di bombe. Mosca accusa le forze dell’ordine svedesi di limitarsi a una registrazione formale degli episodi, senza mai giungere a risultati investigativi. «Non siamo di fronte a una semplice provocazione, ma a un palese tentativo di intimidire il personale della missione russa», ha dichiarato la sede diplomatica, aggiungendo: «Diciamolo chiaramente: non funzionerà». La Russia ha formalmente attribuito alla Svezia la piena responsabilità per eventuali conseguenze future, richiamando gli obblighi di protezione previsti dalla Convenzione di Vienna del 1961.
L’incidente si inserisce in un quadro di forte tensione tra Stoccolma e Mosca. La Svezia, membro della NATO dallo scorso anno, è uno dei principali fornitori di assistenza militare all’Ucraina: proprio nei giorni scorsi è stato siglato un accordo per la fornitura a Kiev di 16 caccia Gripen. Secondo analisti europei, la sequenza di atti vandalici con droni – che ha colpito anche il consolato commerciale russo – viene letta dal Cremlino come un segnale di ostilità tollerata, se non incoraggiata, dalle autorità locali. Dal canto suo, Stoccolma non ha ancora rilasciato commenti ufficiali sull’ultimo episodio, ma in passato ha respinto le accuse di inerzia, sottolineando l’impegno delle proprie forze di polizia.
Il dossier degli attacchi con droni alle sedi diplomatiche russe in Scandinavia non è nuovo: episodi analoghi sono stati segnalati anche in Danimarca, sebbene Copenaghen abbia a sua volta accusato Mosca di sorvoli non autorizzati. La Russia ha annunciato l’invio di una nota di protesta formale e ha chiesto alla Svezia «misure esaustive» per prevenire nuove incursioni. Al momento, non risultano passi concreti da parte svedese, mentre il Comitato investigativo russo ha avviato accertamenti per valutare la natura degli ordigni simulati. La vicenda rischia di aggravare ulteriormente il già deteriorato rapporto bilaterale, in un contesto in cui Stoccolma ha definitivamente abbandonato due secoli di neutralità per schierarsi con l’Alleanza atlantica.
| Stampa russa e CSI | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | −0.50 | critical |
La Russia riproietta la responsabilità su Svezia e Occidente, denunciando una minaccia sistematica alla propria sovranità.
Collega l'attacco a una serie di episodi di aggressione ucraina con droni, creando una catena causale che giustifica una reazione dura e simmetrica.
I materiali forniti non contengono articoli specifici sull'attacco al ambasciata di Stoccolma; la cornice è inferita da temi ricorrenti (droni ucraini, minacce occidentali) presenti in altre notizie del blocco.
L'Iran universalizza la minaccia, presentando l'attacco come un sintomo di un sistema occidentale ipocrita e aggressivo.
Utilizza il caso per denunciare una presunta doppia morale occidentale, equiparando l'attacco a Stoccolma a episodi di violenza contro l'Iran e i suoi alleati.
I materiali forniti non contengono articoli specifici sull'attacco al ambasciata di Stoccolma; la cornice è inferita da temi ricorrenti (cospirazioni occidentali, doppiezza) presenti in altre notizie del blocco.
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