
Zelensky valuta la destituzione del capo militare Syrskyi tra proteste e crisi di governo
Dopo le dimissioni del ministro della Difesa Fedorov, il presidente ucraino incontra i comandanti per discutere la successione del generale, mentre le piazze chiedono un cambio di rotta.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky sta valutando la rimozione del comandante in capo delle Forze armate, il generale Oleksandr Syrskyi, in quello che fonti vicine all’amministrazione di Kiev descrivono come il più grave scossone ai vertici militari dall’inizio del conflitto. La decisione, attesa dopo un ciclo di consultazioni con i comandanti sul campo nel fine settimana del 18-19 luglio, è maturata sullo sfondo di proteste di piazza inedite per ampiezza e durata, scatenate dalla recente destituzione del ministro della Difesa Mykhailo Fedorov. Secondo quanto ricostruito da analisti occidentali e confermato da interlocutori dell’entourage presidenziale, Zelensky sarebbe disposto a procedere solo a condizione di individuare un successore in grado di garantire una transizione ordinata e la tenuta della linea del fronte, che si estende per oltre milleduecento chilometri.
La crisi ruota attorno allo scontro tra due visioni della guerra. Fedorov, trentacinquenne artefice di una strategia fondata su droni, automazione e standard NATO, ha pubblicamente accusato Syrskyi di aver bloccato le riforme, tollerato la corruzione e imposto un approccio operativo giudicato anacronistico, basato sulla mobilitazione di massa e sull’impiego della fanteria d’assalto. Il generale – soprannominato “macellaio” negli ambienti militari per l’elevato costo umano delle sue offensive – avrebbe posto un ultimatum a Zelensky per ottenere la testa del ministro. Dopo l’allontanamento di Fedorov, le proteste sono dilagate da Kiev a Leopoli e Odessa, trasformandosi rapidamente in una campagna contro lo stesso Syrskyi. Negli stessi giorni, il vicecomandante dell’aeronautica Pavel Elizarov ha rassegnato le dimissioni, segnalando un malessere più ampio nei quadri intermedi.
Sul piano politico interno, la posizione di Syrskyi è paradossale. Analisti ucraini osservano che il generale, privo di ambizioni politiche e di un seguito popolare paragonabile a quello del suo predecessore Valerij Zalužnyj, rappresenta per Zelensky uno strumento di controllo ferreo sulle forze armate. La sua rimozione comporterebbe il rischio di immettere nell’apparato militare una figura potenzialmente autonoma, in un momento in cui il consenso del presidente è eroso dalla stanchezza bellica. Al tempo stesso, la pressione della piazza e la necessità di ricompattare la catena di comando spingono verso un avvicendamento.
La dimensione internazionale aggiunge un ulteriore strato di complessità. Fonti diplomatiche europee e atlantiche esprimono preoccupazione per la sorte degli accordi di cooperazione industriale e tecnologica siglati da Fedorov con la Commissione europea e l’Agenzia europea per la difesa appena prima della sua uscita. Il ministro dimissionario era considerato l’interlocutore privilegiato per l’integrazione dell’industria ucraina della difesa nei programmi comunitari, e la sua improvvisa sostituzione ha colto di sorpresa le capitali occidentali. Secondo analisti di Bruxelles, l’eventuale siluramento di Syrskyi potrebbe essere letto come un tentativo di Zelensky di rassicurare i partner, dimostrando di voler voltare pagina rispetto a una gestione della guerra giudicata troppo conservatrice e poco trasparente.
Al momento, il dossier resta aperto. Le consultazioni con i comandanti di brigata – definite da una fonte ucraina “informali selezioni” – e la ricerca di un candidato capace di tenere assieme difesa del territorio e rinnovamento dottrinale determineranno l’esito della crisi. Una decisione è attesa nei prossimi giorni, mentre la piazza continua a presidiare i luoghi simbolo del potere a Kiev.
| Stampa russa e CSI | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
Zelensky è un burattino dell'Occidente, la sua debolezza è evidente. La crisi ucraina è profonda e il cambio di comandante non cambierà nulla.
Citando fonti occidentali ma aggiungendo commenti di esperti che sottolineano la dipendenza di Zelensky dall'Occidente, si crea l'impressione di una mancanza di sovranità ucraina.
Viene omesso il contesto che le proteste potrebbero non essere le più grandi e che Zelensky potrebbe agire per ragioni strategiche, non solo per pressione.
La situazione è in evoluzione, fonti indicano che Zelensky sta valutando l'opzione. Non c'è certezza, ma la possibilità è reale.
Utilizzando fonti anonime e un linguaggio condizionale, si mantiene una posizione neutrale senza prendere partito.
Zelensky potrebbe licenziare Syrsky dopo le proteste, secondo fonti. Il presidente sta valutando i successori.
Riportando le informazioni con attribuzione a fonti e usando il condizionale, si presenta la notizia come un fatto verificato ma non definitivo.
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