
Sette notti di raid incrociati: la guerra USA-Iran colpisce le infrastrutture civili del Golfo
Mentre Washington e Teheran si scambiano attacchi per il controllo dello Stretto di Hormuz, centrali elettriche, ponti e dissalatori diventano obiettivi, con conseguenze dirette sui mercati energetici globali.
Per la settima notte consecutiva, le forze armate statunitensi hanno condotto attacchi aerei e missilistici contro l’Iran, colpendo – secondo il Comando Centrale di Washington – siti di sorveglianza, depositi sotterranei di armi e infrastrutture logistiche militari. Teheran ha risposto prendendo di mira basi e impianti in Kuwait, Bahrein e Giordania, paesi che ospitano truppe americane, e ha minacciato una «offensiva su larga scala» se i raid non cesseranno. Le autorità del Kuwait hanno denunciato danni a una centrale elettrica e a un dissalatore, con incendi e feriti, mentre il Bahrein ha attivato le sirene d’allarme aereo per tutta la mattinata di sabato. L’aviazione di Amman ha intercettato dieci missili iraniani senza registrare vittime.
Nell’ottica di Washington, l’operazione mira a degradare le capacità militari iraniane e a ristabilire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, via d’acqua da cui transita un quinto del petrolio mondiale. L’amministrazione Trump ha revocato una deroga che consentiva a Teheran di vendere greggio in dollari e ha imposto un blocco navale selettivo. Dal canto suo, la Guida suprema iraniana, attraverso il consigliere militare Mohsen Rezaei, ha avvertito che «nessun confine politico sarà al sicuro» se gli attacchi proseguiranno, mentre i Guardiani della Rivoluzione rivendicano il diritto di controllare il traffico nello Stretto, interpretando alcune clausole dell’intesa preliminare di giugno come un riconoscimento della loro giurisdizione. Le capitali del Golfo, pur ospitando infrastrutture militari statunitensi, condannano gli attacchi iraniani come violazioni della propria sovranità e invocano l’articolo 51 della Carta ONU per legittimare misure difensive.
L’escalation ha immediate ripercussioni economiche: i prezzi del petrolio sono saliti di oltre il 4% venerdì, toccando i massimi da oltre un mese, mentre il traffico mercantile nello Stretto è sceso ai minimi da tre settimane. Per l’Italia e l’Europa, dipendenti dalle importazioni di greggio e gas liquefatto che transitano da Hormuz, il protrarsi delle ostilità si traduce in un aggravio dei costi energetici e in una rinnovata pressione inflazionistica, in un momento già segnato dalla volatilità dei mercati. Analisti di Bruxelles osservano con preoccupazione l’estensione dei raid a ponti, stazioni ferroviarie e impianti di desalinizzazione, infrastrutture la cui distruzione sistematica potrebbe configurare violazioni del diritto internazionale umanitario.
Il conflitto era riesploso dopo il collasso di un cessate il fuoco provvisorio mediato dal Pakistan e dal Qatar, a sua volta successivo all’attacco a sorpresa di Stati Uniti e Israele del 28 febbraio. I tentativi di rilanciare il negoziato – con Cina e Pakistan che hanno invitato le parti a tornare al tavolo – non hanno finora prodotto risultati, mentre la retorica si inasprisce. Il presidente Trump ha evocato la possibilità di colpire ulteriori infrastrutture civili, e Teheran ha risposto minacciando di bloccare anche l’export di fertilizzanti e di ogni «singola goccia di petrolio e gas» dalla regione. In assenza di un’iniziativa diplomatica concreta, il dossier resta in una fase di pericolosa deriva, con il rischio che la prossima finestra elettorale americana di novembre condizioni ulteriormente i calcoli strategici di entrambe le parti.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | −0.20 | neutral |
| Stampa israeliana | 0.00 | neutral |
L'Atlantico denuncia l'escalation simmetrica e la mancanza di moderazione di entrambe le parti.
Presentando ogni attacco come risposta al precedente, la narrazione crea un senso di inevitabilità e colpa reciproca, facendo apparire il conflitto come un ciclo senza un aggressore chiaro.
Il Golfo mette in guardia dal traboccamento regionale e dal pericolo per i propri stati, sottolineando la minaccia immediata del conflitto.
Concentrandosi sugli attacchi agli stati del Golfo e sulla paura di un conflitto più ampio, la narrazione localizza la crisi globale, rendendola una questione di immediata preoccupazione per i lettori regionali.
Il blocco omette l'attacco iniziale con drone iraniano contro una nave cargo che ha rotto la tregua, che mostrerebbe l'Iran come il primo a violare l'accordo.
Israele sottolinea l'aggressione iraniana e la minaccia alle forze statunitensi, concentrandosi sugli attacchi coordinati e sul loro impatto.
Riportando solo gli attacchi iraniani senza i precedenti attacchi statunitensi, la narrazione crea un quadro unilaterale di aggressione iraniana, giustificando implicitamente una risposta forte.
Il blocco omette la settima notte di attacchi statunitensi contro l'Iran che hanno provocato la rappresaglia iraniana, facendo apparire l'Iran come l'unico aggressore.
Allarga lo sguardo
Ungheria, il presidente Sulyok firma la riforma che lo rimuove: si chiude l’era Orbán
6 lingue · 11 testate
Da Economy & MarketsPetrolio oltre 90 dollari: lo scontro nel Golfo paralizza lo Stretto di Hormuz
8 lingue · 21 testate
Da TechnologyL'intelligenza artificiale cinese accorcia le distanze: Kimi K3 scuote i mercati globali
5 lingue · 8 testate