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Egitto, prima vittoria mondiale dopo 92 anni: Salah ribalta la Nuova Zelanda

A Vancouver, i Faraoni superano 3-1 gli All Whites con un secondo tempo travolgente, ipotecando la qualificazione ai sedicesimi.

Ci sono voluti novantadue anni, quattro partecipazioni e otto partite senza successi perché l’Egitto scrivesse finalmente una pagina nuova ai Mondiali. Al BC Place di Vancouver, davanti a cinquantamila spettatori in buona parte egiziani, la squadra di Hossam Hassan ha ribaltato la Nuova Zelanda con un secondo tempo di qualità e concretezza, imponendosi 3-1 e issandosi in vetta al Gruppo G. Mohamed Salah, autore del gol del sorpasso e dell’assist per il terzo, ha incarnato la svolta: dopo un avvio incerto, il capitano ha acceso la rimonta con un uno-due nello stretto assieme a Mostafa Zico, piazzando il sinistro all’angolino che ha mandato in estasi il settore egiziano. «Negli anni a venire ricorderemo questo come uno dei traguardi della nostra storia», ha dichiarato Salah a fine gara, mentre il pubblico gli tributava un’ovazione al momento della sostituzione.

La partita era cominciata in salita per i Faraoni. Al quarto d’ora Finn Surman aveva incornato di prepotenza un corner di Tim Payne, portando avanti gli All Whites e alimentando l’illusione di un’altra serata di frustrazione per l’Egitto. Fino all’intervallo, la manovra egiziana era apparsa macchinosa, con Salah e Omar Marmoush poco serviti e la difesa neozelandese compatta. La svolta è maturata negli spogliatoi: secondo quanto riferito dallo stesso Hassan, il tecnico ha scosso i suoi pretendendo determinazione, e la ripresa ha mostrato un’altra squadra. Al cinquantottesimo Zico ha pareggiato di testa su cross di Mohamed Hany, piegando la mano del portiere Crocombe. Nove minuti dopo, Salah ha finalizzato un’azione personale ispirata da un intelligente tacco all’indietro di Zico, e all’ottantaduesimo un corner velenoso dello stesso Salah ha trovato la testa in tuffo di Trezeguet per il definitivo 3-1.

La portata storica del risultato si misura su un passato di attese e delusioni. L’Egitto, prima nazionale africana a qualificarsi a un Mondiale nel 1934, era uscito subito contro l’Ungheria; nel 1990 aveva strappato due pareggi ma nessuna vittoria; nel 2018, con Salah menomato dall’infortunio alla spalla, aveva perso tutte e tre le gare. Il successo di Vancouver interrompe una striscia di sette match senza vittorie e regala al Paese la possibilità concreta di superare per la prima volta la fase a gironi. Per Salah, autore del terzo gol mondiale personale – nessun egiziano ne aveva segnati di più –, si tratta anche di un riscatto dopo le polemiche e le difficoltà del 2018, e il suo score in nazionale sale a 68 reti, a una sola distanza dal primato assoluto detenuto proprio da Hassan.

Il Gruppo G resta apertissimo, ma l’Egitto si è costruito un margine prezioso. Con quattro punti, i Faraoni guidano la classifica davanti a Iran e Belgio, ferme a due dopo lo 0-0 reciproco, mentre la Nuova Zelanda è ultima con un punto. Nell’ultima giornata, in programma venerdì a Seattle, all’Egitto basterà un pareggio contro l’Iran per blindare il passaggio ai sedicesimi di finale; anche una sconfitta potrebbe non essere fatale, grazie al formato allargato a 48 squadre che ripesca le migliori terze. La Nuova Zelanda, ancora a caccia del suo primo successo iridato, dovrà invece battere il Belgio a Vancouver per sperare.

Osservatori africani e mediorientali sottolineano come la vittoria rappresenti un punto di svolta per una nazionale che, pur avendo vinto sette Coppe d’Africa, non era mai riuscita a trasferire il proprio dominio continentale sul palcoscenico globale. In Europa, l’attenzione si divide tra l’impatto di Salah – ancora senza contratto dopo l’addio al Liverpool – e la solidità mostrata dall’Egitto nella reazione allo svantaggio. La sfida con l’Iran, in un clima che si preannuncia incandescente per la nutrita diaspora egiziana, deciderà se questa prima vittoria resterà un episodio isolato o diventerà la rampa di lancio verso un traguardo inedito.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Dopo 92 anni di attesa, l'Egitto ha finalmente esorcizzato i suoi demoni mondiali. Mohamed Salah, il Re egiziano, ha offerto una prestazione degna dell'orgoglio continentale, segnando e fornendo assist per ribaltare la partita. Questa vittoria non è solo per l'Egitto ma per tutta l'Africa, dimostrando che i Faraoni possono finalmente ergersi sulla scena globale.

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I Faraoni hanno scritto la pagina più bella della loro storia mondiale. Dopo un'ora in svantaggio, l'Egitto si è sollevato con una ripresa travolgente, trascinato da Salah e da un'ondata di passione rossa a Vancouver. Questa prima vittoria assoluta li pone sulla soglia della fase a eliminazione diretta, un traguardo mai raggiunto prima.

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Egitto, prima vittoria mondiale dopo 92 anni: Salah ribalta la Nuova Zelanda

A Vancouver, i Faraoni superano 3-1 gli All Whites con un secondo tempo travolgente, ipotecando la qualificazione ai sedicesimi.

Ci sono voluti novantadue anni, quattro partecipazioni e otto partite senza successi perché l’Egitto scrivesse finalmente una pagina nuova ai Mondiali. Al BC Place di Vancouver, davanti a cinquantamila spettatori in buona parte egiziani, la squadra di Hossam Hassan ha ribaltato la Nuova Zelanda con un secondo tempo di qualità e concretezza, imponendosi 3-1 e issandosi in vetta al Gruppo G. Mohamed Salah, autore del gol del sorpasso e dell’assist per il terzo, ha incarnato la svolta: dopo un avvio incerto, il capitano ha acceso la rimonta con un uno-due nello stretto assieme a Mostafa Zico, piazzando il sinistro all’angolino che ha mandato in estasi il settore egiziano. «Negli anni a venire ricorderemo questo come uno dei traguardi della nostra storia», ha dichiarato Salah a fine gara, mentre il pubblico gli tributava un’ovazione al momento della sostituzione.

La partita era cominciata in salita per i Faraoni. Al quarto d’ora Finn Surman aveva incornato di prepotenza un corner di Tim Payne, portando avanti gli All Whites e alimentando l’illusione di un’altra serata di frustrazione per l’Egitto. Fino all’intervallo, la manovra egiziana era apparsa macchinosa, con Salah e Omar Marmoush poco serviti e la difesa neozelandese compatta. La svolta è maturata negli spogliatoi: secondo quanto riferito dallo stesso Hassan, il tecnico ha scosso i suoi pretendendo determinazione, e la ripresa ha mostrato un’altra squadra. Al cinquantottesimo Zico ha pareggiato di testa su cross di Mohamed Hany, piegando la mano del portiere Crocombe. Nove minuti dopo, Salah ha finalizzato un’azione personale ispirata da un intelligente tacco all’indietro di Zico, e all’ottantaduesimo un corner velenoso dello stesso Salah ha trovato la testa in tuffo di Trezeguet per il definitivo 3-1.

La portata storica del risultato si misura su un passato di attese e delusioni. L’Egitto, prima nazionale africana a qualificarsi a un Mondiale nel 1934, era uscito subito contro l’Ungheria; nel 1990 aveva strappato due pareggi ma nessuna vittoria; nel 2018, con Salah menomato dall’infortunio alla spalla, aveva perso tutte e tre le gare. Il successo di Vancouver interrompe una striscia di sette match senza vittorie e regala al Paese la possibilità concreta di superare per la prima volta la fase a gironi. Per Salah, autore del terzo gol mondiale personale – nessun egiziano ne aveva segnati di più –, si tratta anche di un riscatto dopo le polemiche e le difficoltà del 2018, e il suo score in nazionale sale a 68 reti, a una sola distanza dal primato assoluto detenuto proprio da Hassan.

Il Gruppo G resta apertissimo, ma l’Egitto si è costruito un margine prezioso. Con quattro punti, i Faraoni guidano la classifica davanti a Iran e Belgio, ferme a due dopo lo 0-0 reciproco, mentre la Nuova Zelanda è ultima con un punto. Nell’ultima giornata, in programma venerdì a Seattle, all’Egitto basterà un pareggio contro l’Iran per blindare il passaggio ai sedicesimi di finale; anche una sconfitta potrebbe non essere fatale, grazie al formato allargato a 48 squadre che ripesca le migliori terze. La Nuova Zelanda, ancora a caccia del suo primo successo iridato, dovrà invece battere il Belgio a Vancouver per sperare.

Osservatori africani e mediorientali sottolineano come la vittoria rappresenti un punto di svolta per una nazionale che, pur avendo vinto sette Coppe d’Africa, non era mai riuscita a trasferire il proprio dominio continentale sul palcoscenico globale. In Europa, l’attenzione si divide tra l’impatto di Salah – ancora senza contratto dopo l’addio al Liverpool – e la solidità mostrata dall’Egitto nella reazione allo svantaggio. La sfida con l’Iran, in un clima che si preannuncia incandescente per la nutrita diaspora egiziana, deciderà se questa prima vittoria resterà un episodio isolato o diventerà la rampa di lancio verso un traguardo inedito.

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I Faraoni hanno scritto la pagina più bella della loro storia mondiale. Dopo un'ora in svantaggio, l'Egitto si è sollevato con una ripresa travolgente, trascinato da Salah e da un'ondata di passione rossa a Vancouver. Questa prima vittoria assoluta li pone sulla soglia della fase a eliminazione diretta, un traguardo mai raggiunto prima.

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