
Dai gatti all'intelligenza artificiale: i nuovi oracoli del Mondiale 2026
Maximus, il felino del premier belga, debutta con pronostici alterni, mentre in Asia e in Europa l'IA avanza le sue previsioni, riaprendo il dibattito sul ruolo della sorte e della tecnologia nel calcio.
L'erede del polpo Paul non ha tentacoli, ma baffi e un portamento felino che sta incantando il Belgio e non solo. Maximus, il gatto del primo ministro Bart De Wever, soprannominato "Maximus the Octopussy", ha esordito come oracolo durante la fase iniziale del Mondiale 2026, ospitato da Stati Uniti, Messico e Canada. Il suo bilancio è in perfetto equilibrio: ha azzeccato la vittoria del Messico contro il Sudafrica nella partita inaugurale, ma è scivolato pronosticando il successo della Repubblica Ceca, poi battuta dalla Corea del Sud. I video del gatto che "sceglie" la ciotola giusta su un tavolo allestito come un campo di calcio hanno rapidamente fatto il giro del web, rilanciando la fascinazione per un rituale che, dal 2010, affianca le analisi tecniche degli esperti.
La tradizione degli animali-oracolo, nata con il leggendario cefalopode di Oberhausen capace di indovinare tutte le partite della Germania e il trionfo della Spagna, si è poi arricchita di tartarughe, nutrie e pappagalli, spesso promossi da zoo o acquari alla ricerca di visibilità. Maximus, tuttavia, porta con sé una novità: non proviene da un'istituzione scientifica, ma dalla residenza del capo del governo belga, e la sua notorietà si intreccia con la comunicazione politica in un’Europa sempre più attenta al potere virale dei meme. Bruxelles osserva con divertimento, mentre a Città del Messico e a Toronto l’aneddoto del gatto profeta alimenta il folklore che circonda il primo torneo ospitato da tre nazioni.
Sul fronte opposto del pianeta, però, il testimone delle previsioni non umane è già passato a una forma di intelligenza ben più astratta. Secondo quanto riportato da osservatori brasiliani, per la prima volta l’intelligenza artificiale si è imposta come oracolo globale: ChatGPT e Claude puntano sulla Spagna, Le Chat, sviluppato dalla francese Mistral, sceglie ovviamente i Bleus, mentre in Cina DeepSeek e Qwen prevedono il quarto titolo mondiale dell’Argentina. L’ottica di Pechino riflette la crescente confidenza dei giganti tech asiatici con i grandi eventi sportivi, in un contesto in cui ogni algoritmo sembra portare con sé una dichiarazione di appartenenza geopolitica.
Al di là della semplice curiosità, il parallelo tra le zampe di Maximus e i calcoli delle reti neurali solleva interrogativi più profondi. L’irrazionale attrazione per il caso – che in Sudafrica trasformò un mollusco in icona planetaria – oggi si ibrida con la fede laica nei big data e nel machine learning. L’Europa, divisa tra gatti social e modelli linguistici, e l’America Latina, terra di passioni calcistiche e di sincero stupore per questi fenomeni, osservano un Mondiale in cui il confine tra profezia e probabilità si fa sempre più sottile. Una cosa è certa: sia che si tratti di un micio o di una macchina, il desiderio di anticipare il futuro resta uno degli spettacoli più umani che esistano.
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