
Crisi carburanti in Russia: l’Antitrust accusa sei gestori di cartello sui prezzi
Mentre gli attacchi ucraini alle raffinerie provocano penuria e razionamenti, il servizio antimonopolio avvia procedimenti per aumenti simultanei a Mosca e in altre regioni.
Il Servizio federale antimonopolio russo (FAS) ha avviato procedimenti contro sei gestori indipendenti di stazioni di servizio nella regione di Mosca, accusandoli di aver aumentato simultaneamente i prezzi al dettaglio di benzina e gasolio in violazione della legge sulla concorrenza. Contestualmente, l’ufficio di Orenburg ha aperto un’inchiesta su tre operatori del commercio all’ingrosso di diesel per presunta collusione, mentre a Saratov l’autorità ha intimato alla società Alkorr, dominante nel distretto di Engels, di ritirare entro il 31 luglio i rincari giudicati predatori.
Secondo le autorità russe, i rialzi coordinati costituiscono un indizio di intese restrittive vietate dall’articolo 11 della legge federale. La stretta si inserisce in un quadro di tensione crescente sul mercato interno dei carburanti, dove i prezzi al consumo sono saliti dell’11,6% da gennaio, toccando una media di 72,38 rubli al litro. Il presidente Vladimir Putin ha riconosciuto una “certa carenza” di carburante, con riserve di benzina in calo del 4% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso.
All’origine della crisi, secondo fonti governative russe e resoconti indipendenti, vi sono i ripetuti attacchi con droni condotti dall’Ucraina contro raffinerie e infrastrutture di rifornimento. Le incursioni hanno costretto diversi impianti a sospendere o ridurre la produzione, innescando razionamenti in quasi tutte le regioni della Federazione e nella Crimea annessa. In alcune zone, come la regione di Novosibirsk, singole stazioni di servizio hanno chiuso del tutto, mentre gli automobilisti segnalano code di ore per fare rifornimento.
Il vicepremier Aleksandr Novak ha incaricato il FAS di monitorare senza sosta i prezzi e ha chiesto al ministero dell’Energia di elaborare misure di stabilizzazione, in particolare nelle aree non servite dai grandi gruppi petroliferi. L’iniziativa odierna segue le indagini aperte il mese scorso su presunte attività cartellistiche tra grossisti e su possibili speculazioni in due catene moscovite, segnalando un’intensificazione della pressione regolatoria. Il portavoce del Cremlino, Dmitrij Peskov, ha dichiarato che Mosca è pronta ad acquistare carburante all’estero se si troveranno condizioni di prezzo accettabili, senza precisare i Paesi interlocutori. Secondo analisti del settore energetico, la combinazione di shock produttivo e controlli amministrativi potrebbe avere ripercussioni sui mercati globali, in un momento in cui la domanda stagionale di carburanti è elevata. Le indagini in corso e le scadenze imposte alle imprese delineano un interventismo crescente di Mosca sul fronte dei prezzi, mentre il Cremlino valuta anche acquisti d’emergenza all’estero.
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| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
La Russia combatte la speculazione interna mentre affronta una crisi energetica causata da attacchi esterni.
Collegando il caso antitrust agli attacchi dei droni, la narrazione crea una catena causale dall'aggressione esterna agli aumenti interni dei prezzi, giustificando la risposta dello Stato.
Il blocco omette la possibilità che l'indagine della FAS possa essere indipendente dalla crisi esterna, indebolendo la giustificazione securitaria.
La FAS agisce contro la collusione per proteggere i consumatori.
Presentando il caso come una normale azione legale, la narrazione normalizza l'intervento statale ed evita di collegarlo a tensioni geopolitiche più ampie.
Il blocco omette il contesto della crisi energetica causata da attacchi ai depositi, che potrebbe giustificare gli aumenti di prezzo come risposta a interruzioni dell'approvvigionamento.
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