
Colombia torna al Mondiale con una vittoria sofferta: Diaz stende l’Uzbekistan di Cannavaro
Con un gol e un assist, Luis Díaz guida i Cafeteros al 3-1 sugli esordienti uzbeki, mentre il ct italiano Fabio Cannavaro esce a testa alta dal debutto iridato.
A otto anni dall’ultima apparizione, la Colombia è rientrata nel palcoscenico del Mondiale con un successo per 3-1 sull’Uzbekistan che, al di là del punteggio, ha raccontato molto di più di una semplice vittoria. All’Estadio Azteca di Città del Messico, trasformato in un’enclave gialla da oltre ottantamila tifosi colombiani, la stella del Bayern Monaco Luis Díaz ha acceso la luce con una prestazione da fuoriclasse assoluto: un assist al bacio per il vantaggio di Daniel Muñoz al 40’, un palo colpito poco prima e il gol del definitivo 2-1 al 65’, quando l’inerzia della partita rischiava di scivolare verso un epilogo amaro. Il terzo sigillo, in pieno recupero, porta la firma di Jaminton Campaz e fissa un risultato che lancia i Cafeteros in vetta solitaria al Gruppo K, complici il sorprendente pareggio tra Portogallo e RD Congo.
La cronaca della sfida rivela però un copione meno lineare di quanto suggerisca il tabellino. L’Uzbekistan, all’esordio assoluto in una fase finale dei Mondiali, ha opposto una resistenza organizzata e disciplinata, figlia della scuola italiana del suo commissario tecnico Fabio Cannavaro. Per lunghi tratti il blocco basso e la marcatura a zona hanno frustrato la manovra colombiana, che pure aveva sfiorato il gol con Jhon Arias e con lo stesso Díaz. Il momentaneo pareggio di Abbosbek Fayzullaev al 60’ – primo storico centro uzbeko nella competizione – è nato da un’incertezza del portiere Camilo Vargas e ha riaperto una partita che sembrava indirizzata. La reazione immediata della Colombia, con il pressing alto che ha generato il secondo gol, ha tuttavia spento sul nascere ogni velleità di impresa.
La prospettiva italiana ed europea su questo match è inevitabilmente calamitata dalla figura di Cannavaro, campione del mondo nel 2006 e oggi selezionatore di una nazionale asiatica che ha mostrato un’identità tattica riconoscibile. Secondo gli analisti di Bruxelles e le cronache della penisola, l’ex capitano azzurro esce dal debutto senza sfigurare: la sua squadra ha retto l’urto per un’ora, ha trovato il gol del pari e ha ceduto solo alla qualità superiore di Díaz, un terminale offensivo che in Europa conosciamo bene. Non è un caso che i media latinoamericani, da Buenos Aires a Bogotá, celebrino invece la pazienza e la crescita della Selección di Néstor Lorenzo, capace di non smarrirsi dopo il contraccolpo e di legittimare il dominio territoriale con tre punti pesanti.
Dal punto di vista geopolitico del torneo, il successo colombiano consolida la tendenza delle sudamericane a imporsi sulle debuttanti asiatiche, ma il vero banco di prova sarà la continuità. Il Gruppo K resta apertissimo: il Portogallo ha inciampato, la RD Congo ha mostrato solidità e l’Uzbekistan, pur a zero punti, ha dimostrato di poter disturbare chiunque. La Colombia affronterà proprio i congolesi a Guadalajara il 23 giugno, in un match che potrebbe già delineare le gerarchie per la qualificazione. Lorenzo, pur soddisfatto, ha parlato di «primo scalino» e ha ammesso che la sua squadra avrebbe potuto chiudere con uno scarto maggiore. La sensazione, condivisa tanto dagli osservatori asiatici quanto da quelli europei, è che i Cafeteros abbiano il talento per ambire a un percorso profondo, ma dovranno affinare la concretezza sotto porta e la gestione emotiva dei momenti di difficoltà. Per Cannavaro, invece, la sfida con il Portogallo diventa l’occasione per dimostrare che l’Uzbekistan non è solo una comparsa, ma un progetto tecnico capace di crescere partita dopo partita.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La Colombia debutta con una vittoria convincente, spinta dai gol di Díaz e Muñoz e dalla regia di James Rodríguez. L'allenatore Lorenzo esulta ma con pragmatismo avverte che la squadra può ancora crescere. I cafeteros si prendono la vetta del gruppo, accendendo l'entusiasmo dei tifosi.
La Colombia ha trasformato l'Azteca in un fortino giallo, facendo sentire la propria marea di tifosi come a casa, impresa che il Messico non era riuscito a compiere. Dopo un momentaneo pareggio uzbeko che ha fatto tremare i cafeteros, la squadra ha ripreso il controllo e si è issata in vetta al girone, facendo esplodere il Coloso di Santa Úrsula.
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