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Colombia eliminata ai rigori dalla Svizzera, il sogno mondiale si infrange ancora

Dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari, gli errori di Sánchez e Hernández condannano i cafeteros, mentre Shakira e le voci del calcio colombiano esprimono orgoglio e amarezza.

La corsa della Colombia al Mondiale 2026 si è fermata a Vancouver, negli ottavi di finale, con una sconfitta per 4-3 ai calci di rigore contro la Svizzera. Il portiere elvetico ha neutralizzato i tentativi di Dávinson Sánchez e Juan Camilo ‘Cucho’ Hernández, mentre Rubén Vargas ha trasformato il penalty decisivo che ha consegnato il passaggio ai quarti alla squadra di Murat Yakin. I novanta minuti regolamentari e i supplementari si erano chiusi a reti inviolate, in una partita bloccata in cui le occasioni nitide sono state rare, ma la tensione è rimasta altissima fino all’ultimo respiro.

L’eliminazione ha suscitato un’ondata di reazioni che, dalla Colombia, hanno attraversato l’Atlantico. La cantante Shakira, autrice dell’inno ufficiale del torneo ‘Dai Dai’ e presenza costante sugli spalti, ha affidato a Instagram un messaggio rivolto ai 99 milioni di follower: «La mia nazionale ha giocato questo Mondiale con una dedizione che ci rende tutti orgogliosi. Abbiamo dato tutto ed è chiaro che Dio non si intromette nel calcio, altrimenti saremmo passati ai quarti». Parole che, secondo la stampa latinoamericana, hanno saputo dare voce a un sentimento diffuso, mescolando la delusione per l’uscita prematura con la gratitudine verso una squadra che, fino alla lotteria dei rigori, non aveva mai perso un incontro nel torneo.

Dalla Colombia sono arrivate anche voci più analitiche. L’ex attaccante Radamel Falcao, in dichiarazioni riprese dai media locali, ha puntato il dito contro le carenze strutturali del movimento calcistico nazionale: «Le nostre formazioni devono migliorare, l’enfasi, l’attenzione, l’infrastruttura da dare alle giovanili. Non può essere che non abbiamo una categoria C, è una vergogna che il nostro calcio non abbia competitività e favorisca mediocrità e pigrizia». Carlos Valderrama, icona del calcio colombiano, ha invece individuato una lacuna più immediata: «Ci è mancato un goleador. Abbiamo avuto occasioni, non tante come nelle partite precedenti, ma le abbiamo avute. Siamo arrivati ai rigori e non siamo riusciti a passare, come già contro l’Inghilterra in Russia». Un’analisi che, secondo gli osservatori sudamericani, riflette un limite ricorrente della selezione, capace di produrre gioco ma spesso poco incisiva sotto porta.

A Medellín, i tifosi riuniti davanti a un maxischermo in un centro commerciale hanno vissuto la serata con un misto di speranza e rassegnazione. «Sono molto triste, ma allo stesso tempo orgogliosa perché la Colombia ha giocato un’ottima partita e ha dato tutto in campo», ha dichiarato una spettatrice a Radio Francia Internacional. Altri, come Iván Puerta, hanno sottolineato la necessità di «più giorni di concentrazione, migliorare il gioco di gruppo, ci manca definizione. E sinceramente non avevo fiducia nei rigori perché non abbiamo buoni tiratori». La scena si è chiusa con le lacrime di molti, ma anche con la consapevolezza di un percorso mondiale concluso senza sconfitte nei tempi regolamentari.

La Svizzera, dal canto suo, si prepara ora ad affrontare l’Argentina campione in carica nei quarti di finale, in programma a Kansas City. Per gli elvetici, come ha sottolineato il difensore Manuel Akanji, «è il detentore del titolo, non c’è sfida migliore. La difficoltà aumenta, ma siamo pronti». La Colombia, unica sudamericana a cadere nella fase a eliminazione diretta insieme alle già uscite Brasile e Uruguay, lascia il torneo con l’amarezza di un sogno infranto sul più bello, ma con la sensazione, condivisa da molti commentatori del continente, che il lavoro di Néstor Lorenzo abbia restituito un’identità competitiva alla Tricolor.

Divergenza — chi la racconta come
10%Bassa
2 blocchi · posizioni da −0.20 a 0.00
CriticoFavorevole
LATEUR
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa latinoamericana−0.20neutral
Stampa europea continentale0.00neutral
Stampa latinoamericana−0.20
Voce

La Colombia, attraverso la voce di Shakira, esprime orgoglio e gratitudine per la squadra, condividendo il dolore della sconfitta ma celebrando l'impegno.

Meccanismopersonificazione della nazione

Il blocco utilizza la personificazione della nazione attraverso una figura iconica (Shakira) per trasformare una sconfitta sportiva in un momento di unità nazionale e resilienza emotiva.

Omissione

Il blocco omette qualsiasi analisi critica della prestazione della squadra o delle decisioni tecniche, concentrandosi esclusivamente sull'aspetto emotivo e patriottico.

VittimismoPaternalismo
Stampa europea continentale0.00
Voce

L'Europa osserva con simpatia il dolore colombiano, ma mantiene una distanza giornalistica, riportando le dichiarazioni di Shakira come fatto di cronaca.

Meccanismouniversalizzazione

Il blocco adotta una strategia di universalizzazione: trasforma una sconfitta nazionale in una storia umana universale, rendendo l'evento accessibile a un pubblico non colombiano attraverso il filtro di una celebrità globale.

Omissione

Il blocco omette il contesto della prestazione della squadra svizzera e la prospettiva dei tifosi elvetici, concentrandosi esclusivamente sulla reazione colombiana.

DistaccoPragmatismo

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mercoledì 8 luglio 2026

Colombia eliminata ai rigori dalla Svizzera, il sogno mondiale si infrange ancora

Dopo lo 0-0 dei tempi regolamentari, gli errori di Sánchez e Hernández condannano i cafeteros, mentre Shakira e le voci del calcio colombiano esprimono orgoglio e amarezza.

La corsa della Colombia al Mondiale 2026 si è fermata a Vancouver, negli ottavi di finale, con una sconfitta per 4-3 ai calci di rigore contro la Svizzera. Il portiere elvetico ha neutralizzato i tentativi di Dávinson Sánchez e Juan Camilo ‘Cucho’ Hernández, mentre Rubén Vargas ha trasformato il penalty decisivo che ha consegnato il passaggio ai quarti alla squadra di Murat Yakin. I novanta minuti regolamentari e i supplementari si erano chiusi a reti inviolate, in una partita bloccata in cui le occasioni nitide sono state rare, ma la tensione è rimasta altissima fino all’ultimo respiro.

L’eliminazione ha suscitato un’ondata di reazioni che, dalla Colombia, hanno attraversato l’Atlantico. La cantante Shakira, autrice dell’inno ufficiale del torneo ‘Dai Dai’ e presenza costante sugli spalti, ha affidato a Instagram un messaggio rivolto ai 99 milioni di follower: «La mia nazionale ha giocato questo Mondiale con una dedizione che ci rende tutti orgogliosi. Abbiamo dato tutto ed è chiaro che Dio non si intromette nel calcio, altrimenti saremmo passati ai quarti». Parole che, secondo la stampa latinoamericana, hanno saputo dare voce a un sentimento diffuso, mescolando la delusione per l’uscita prematura con la gratitudine verso una squadra che, fino alla lotteria dei rigori, non aveva mai perso un incontro nel torneo.

Dalla Colombia sono arrivate anche voci più analitiche. L’ex attaccante Radamel Falcao, in dichiarazioni riprese dai media locali, ha puntato il dito contro le carenze strutturali del movimento calcistico nazionale: «Le nostre formazioni devono migliorare, l’enfasi, l’attenzione, l’infrastruttura da dare alle giovanili. Non può essere che non abbiamo una categoria C, è una vergogna che il nostro calcio non abbia competitività e favorisca mediocrità e pigrizia». Carlos Valderrama, icona del calcio colombiano, ha invece individuato una lacuna più immediata: «Ci è mancato un goleador. Abbiamo avuto occasioni, non tante come nelle partite precedenti, ma le abbiamo avute. Siamo arrivati ai rigori e non siamo riusciti a passare, come già contro l’Inghilterra in Russia». Un’analisi che, secondo gli osservatori sudamericani, riflette un limite ricorrente della selezione, capace di produrre gioco ma spesso poco incisiva sotto porta.

A Medellín, i tifosi riuniti davanti a un maxischermo in un centro commerciale hanno vissuto la serata con un misto di speranza e rassegnazione. «Sono molto triste, ma allo stesso tempo orgogliosa perché la Colombia ha giocato un’ottima partita e ha dato tutto in campo», ha dichiarato una spettatrice a Radio Francia Internacional. Altri, come Iván Puerta, hanno sottolineato la necessità di «più giorni di concentrazione, migliorare il gioco di gruppo, ci manca definizione. E sinceramente non avevo fiducia nei rigori perché non abbiamo buoni tiratori». La scena si è chiusa con le lacrime di molti, ma anche con la consapevolezza di un percorso mondiale concluso senza sconfitte nei tempi regolamentari.

La Svizzera, dal canto suo, si prepara ora ad affrontare l’Argentina campione in carica nei quarti di finale, in programma a Kansas City. Per gli elvetici, come ha sottolineato il difensore Manuel Akanji, «è il detentore del titolo, non c’è sfida migliore. La difficoltà aumenta, ma siamo pronti». La Colombia, unica sudamericana a cadere nella fase a eliminazione diretta insieme alle già uscite Brasile e Uruguay, lascia il torneo con l’amarezza di un sogno infranto sul più bello, ma con la sensazione, condivisa da molti commentatori del continente, che il lavoro di Néstor Lorenzo abbia restituito un’identità competitiva alla Tricolor.

Divergenza — chi la racconta come
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La Colombia, attraverso la voce di Shakira, esprime orgoglio e gratitudine per la squadra, condividendo il dolore della sconfitta ma celebrando l'impegno.

Meccanismopersonificazione della nazione

Il blocco utilizza la personificazione della nazione attraverso una figura iconica (Shakira) per trasformare una sconfitta sportiva in un momento di unità nazionale e resilienza emotiva.

Omissione

Il blocco omette qualsiasi analisi critica della prestazione della squadra o delle decisioni tecniche, concentrandosi esclusivamente sull'aspetto emotivo e patriottico.

VittimismoPaternalismo
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L'Europa osserva con simpatia il dolore colombiano, ma mantiene una distanza giornalistica, riportando le dichiarazioni di Shakira come fatto di cronaca.

Meccanismouniversalizzazione

Il blocco adotta una strategia di universalizzazione: trasforma una sconfitta nazionale in una storia umana universale, rendendo l'evento accessibile a un pubblico non colombiano attraverso il filtro di una celebrità globale.

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