
Caos ai controlli biometrici Ue: gli aeroporti minacciano la sospensione dell’Ees
L’entrata in vigore del sistema di ingressi e uscite provoca code fino a sei ore e voli persi; i gestori degli scali chiedono a Bruxelles di allentare le procedure in vista dell’estate.
L’applicazione integrale dell’Entry-Exit System (Ees) – il meccanismo europeo che dal 10 aprile scorso registra i dati biometrici di tutti i viaggiatori extra-Schengen – sta generando ritardi operativi che, secondo i gestori aeroportuali, rischiano di paralizzare gli scali durante il picco estivo. A Roma, l’amministratore delegato di Aeroporti di Roma Marco Troncone ha dichiarato al Financial Times che il processo «si sta rivelando incompatibile con i volumi di punta» e che l’unica soluzione per evitare «un disastro» è consentire ai passeggeri extra-Ue di saltare temporaneamente il sistema. La minaccia di sospensione unilaterale, già attuata in via informale in alcuni aeroporti greci e portoghesi, segnala una frattura aperta tra chi gestisce le infrastrutture e la Commissione europea.
Secondo l’associazione che rappresenta oltre seicento scali in cinquantacinque Paesi, Aci Europe, i terminal self-service funzionano in modo intermittente e spingono migliaia di viaggiatori verso i controlli tradizionali, creando colli di bottiglia. Il presidente Stefan Schulte ha invitato il commissario agli Affari interni Magnus Brunner e i ministri dell’Interno a «smettere di fingere che la situazione sia gestibile». L’associazione internazionale del trasporto aereo (Iata) stima che nei mesi caldi le attese possano superare le sei ore, mentre il World Travel & Tourism Council quantifica in oltre quarantacinque miliardi di dollari la spesa turistica a rischio nell’intera Unione. In Italia, gli scali di Fiumicino e Ciampino – che attendono trentotto milioni di visitatori tra giugno e agosto – hanno installato oltre duecento chioschi automatici, ma la loro efficacia resta condizionata da frequenti malfunzionamenti e dalla necessità di ripetere la registrazione anche per chi è già censito.
La Commissione europea respinge la narrazione del fallimento tecnico e attribuisce le code a fattori preesistenti: carenza di personale, limiti infrastrutturali e concentrazione dei voli in fasce orarie ristrette. Bruxelles ricorda che il sistema ha già registrato milioni di attraversamenti e che gli Stati membri dispongono di margini di flessibilità per modulare i controlli in caso di criticità. Tuttavia, la mancata attivazione dei chioschi da parte delle autorità francesi a Dover – dove il porto ha investito quaranta milioni di sterline in una struttura dedicata – mostra come l’implementazione dipenda da coordinamenti bilaterali che restano incompiuti.
L’Ees era stato concepito per sostituire il timbro sul passaporto con un monitoraggio digitale capace di calcolare con esattezza i giorni di permanenza e segnalare automaticamente gli overstay. La registrazione, valida tre anni, richiede la scansione del volto e di quattro impronte digitali al primo ingresso. Introdotto gradualmente dall’ottobre 2025, il sistema è diventato obbligatorio per tutti i cittadini extra-Ue, britannici inclusi, proprio alla vigilia della stagione turistica. La scelta di rendere operativo l’obbligo in aprile, senza una fase di rodaggio sufficiente a risolvere le criticità tecniche, è all’origine delle tensioni attuali.
Al momento non esiste una sospensione formale decisa da Bruxelles, ma la pressione dei grandi hub – da Roma a Francoforte, da Atene a Lisbona – sta spingendo verso una gestione pragmatica della fase transitoria. Il confronto tra gestori, vettori e istituzioni europee è aperto, mentre il calendario corre verso le settimane di massimo traffico. La decisione su eventuali deroghe temporanee è attesa nei prossimi giorni, con la possibilità che singoli Stati membri procedano in ordine sparso, mettendo alla prova la tenuta di uno dei pilastri della nuova architettura di controllo delle frontiere europee.
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I gestori aeroportuali denunciano code fino a sei ore e passeggeri extraeuropei che perdono i voli a causa del nuovo sistema biometrico EES. Si avverte che, senza un allentamento dei controlli, il picco estivo potrebbe trasformarsi in un collasso operativo. La Commissione europea replica attribuendo i disagi alla carenza di personale, ma gli scali restano scettici.
Il nuovo centro di controllo frontaliero da 40 milioni di sterline costruito a Dover per il sistema EES dell'UE resta inattivo. Il gestore del porto conferma che non c'è ancora una data per l'attivazione dei chioschi da parte delle autorità francesi. L'apertura slitta, sollevando interrogativi sulla preparazione in vista dell'estate.
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