
Il Canada scommette sull’Asia con un nuovo oleodotto da un milione di barili al giorno
Il governo Carney annuncia un progetto da oltre 35 miliardi di dollari canadesi per portare il greggio dell’Alberta al Pacifico, mentre restano in stallo le promesse di libero scambio interno.
Con un annuncio congiunto a Calgary, il primo ministro Mark Carney e la premier dell’Alberta Danielle Smith hanno presentato il piano per un nuovo oleodotto che collegherà i giacimenti di sabbie bituminose della provincia al terminal di Roberts Bank, a sud di Vancouver. L’infrastruttura, la cui capacità prevista è di un milione di barili al giorno, correrà in gran parte lungo il corridoio già tracciato dall’esistente Trans Mountain, ma devierà verso un tracciato meridionale per rispettare la moratoria federale sul transito delle petroliere lungo la costa settentrionale della Columbia Britannica. L’investimento stimato oscilla tra 35,2 e 43,7 miliardi di dollari canadesi, con l’avvio dei cantieri fissato al settembre 2027 e l’entrata in funzione attesa tra il 2032 e il 2034.
La scelta del percorso meridionale è il frutto di un negoziato serrato con il governo della Columbia Britannica e con le Prime Nazioni della costa. Il premier David Eby ha ottenuto garanzie ambientali vincolanti, un fondo per la responsabilità civile in caso di sversamenti e un meccanismo di compensazione economica per le comunità locali, rinunciando a impugnare il progetto in tribunale. Le Prime Nazioni costiere, a lungo contrarie a qualsiasi allentamento del bando sulle petroliere, hanno accolto con favore il mantenimento della moratoria, definendola una condizione non negoziabile per la protezione di un ecosistema da cui dipende il loro stile di vita.
La spinta verso l’Asia risponde a un duplice imperativo strategico. Da un lato, l’amministrazione Trump minaccia dazi del 100% sulle merci canadesi e mette in discussione la stessa sovranità del vicino settentrionale, evocando l’annessione come cinquantunesimo Stato. Dall’altro, l’Alberta – che possiede una delle riserve di greggio più vaste al mondo – ha in calendario per l’ottobre 2026 un referendum consultivo sull’indipendenza, e il governo provinciale vede nell’oleodotto lo strumento per raddoppiare la produzione petrolifera e ridurre lo sconto sul greggio pesante canadese rispetto al benchmark americano. Il pacchetto di misure include anche lo stanziamento di 10 miliardi di dollari per l’ampliamento del porto di Vancouver e la costruzione di cinque terminali di gas naturale liquefatto, con l’obiettivo di triplicare la produzione nazionale entro il prossimo decennio.
Mentre Ottawa proietta il Paese verso i mercati asiatici, resta irrisolta la frammentazione del mercato interno. A un anno dall’approvazione del One Canadian Economy Act, che prometteva l’eliminazione delle barriere interprovinciali entro il luglio 2026, i progressi sono minimi. Per un’azienda vinicola della British Columbia, esportare in Germania rimane più semplice ed economico che vendere in altre province canadesi. Secondo analisti economici nordamericani, l’assenza di una vera unione economica interna continua a frenare la crescita, nonostante l’ansia generata dalle tensioni commerciali con Washington avesse creato un consenso politico senza precedenti.
Il progetto dovrà ora superare diversi nodi. Nessun grande produttore di petrolio ha ancora sottoscritto impegni di utilizzo della nuova infrastruttura, e la società Pembina Pipeline, che deterrà una quota del 10% in fase di costruzione, si è riservata piena discrezionalità sulla decisione finale di investimento. Il prossimo passaggio concreto sarà l’avvio delle consultazioni con le comunità indigene e la firma degli accordi definitivi con i partner privati, attesa entro settembre.
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Il nuovo oleodotto canadese verso il Pacifico viene presentato come una mossa ostile degli Stati Uniti per aggirare la Russia e consolidare il controllo occidentale sulle rotte energetiche globali. L'iniziativa è inquadrata come una minaccia diretta agli interessi russi, capace di alterare gli equilibri geopolitici e di alimentare una nuova fase di confronto. La narrazione sottolinea la necessità di una risposta ferma da parte di Mosca.
Il nuovo oleodotto canadese verso il Pacifico è descritto come un passo pragmatico per diversificare le esportazioni energetiche e ridurre la dipendenza da rotte instabili. L'attenzione è sui benefici economici e sulla sicurezza energetica, con un tono misurato che evita drammatizzazioni geopolitiche. La notizia viene trattata come un normale sviluppo infrastrutturale, inserito nel contesto delle strategie commerciali nordamericane.
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