
Sotto la lente della scienza: come nuovi studi ridisegnano l'evoluzione di uomini, scorpioni, dinosauri e uccelli
Ricercatori europei e asiatici ribaltano vecchie certezze su Homo floresiensis, mentre emergono specie fossili inattese dall'Inghilterra alla Thailandia, fino alla Cina.
L'uomo di Flores, il minuscolo ominide soprannominato Hobbit, non era l'abile cacciatore di grossa selvaggina che si era creduto. Una ricerca pubblicata su Science Advances, condotta dall'Università di Tübingen su ossa di Stegodon rinvenute nella grotta di Liang Bua, mostra che i segni di strumenti litici si concentrano su porzioni povere di carne, mentre le tracce di denti di drago di Komodo compaiono sulle parti più ricche. Ciò indica che Homo floresiensis arrivava dopo i grandi rettili, limitandosi a uno scavenging passivo. Nonostante la modestia cognitiva che ne emerge, la specie è riuscita a sopravvivere per quasi un milione di anni in un ambiente insulare ostile, un traguardo evolutivo notevole. Viene inoltre esclusa la presenza di fuochi domestici: i carboni e le ossa bruciate appartengono a strati successivi, quando la grotta era occupata da Homo sapiens.
Anche vecchi reperti conservati nei musei possono raccontare storie inedite. In Gran Bretagna, un fossile raccolto nel 1870 e archiviato come crostaceo si è rivelato essere Praearcturus gigas, uno scorpione vissuto 415 milioni di anni fa. Lo studio, apparso su Palaeontology, lo descrive come un superpredatore semiacquatico del Devoniano inferiore, probabilmente lungo fino a un metro. L'analisi, basata su pochi esemplari, suggerisce che questi artropodi uscissero dall'acqua per compiere la muta o per cacciare, in un paesaggio terrestre ancora privo di grandi predatori.
Un gigantismo ben più imponente caratterizza Nagatitan chaiyaphumensis, il sauropode presentato su Scientific Reports da un team internazionale. Scoperto in Thailandia nel 2016 a partire da uno scheletro parziale, raggiungeva i 27 metri di lunghezza e 30 tonnellate. La sua evoluzione, circa 113 milioni di anni fa, conferma che i dinosauri dal collo lungo raggiunsero taglie estreme più volte e in luoghi diversi, approfittando di climi caldi e ambienti aperti. I ricercatori ipotizzano che il corpo voluminoso e il collo lungo favorissero la termoregolazione.
Dalla Cina giunge infine la prova che la riduzione della coda nei progenitori degli uccelli precedette la fusione delle vertebre caudali. Zhengheornis buyu, descritto su Science Advances sulla base di un unico esemplare del Giurassico, possiede solo 15 vertebre caudali accorciate – contro le oltre 20 degli avialani a coda lunga – ma è privo di pigostilo. Con un peso stimato tra 74 e 163 grammi, è anche il più piccolo dinosauro della linea aviana finora noto, suggerendo una miniaturizzazione più rapida del previsto, forse legata all'adozione di habitat arboricoli.
La convergenza di queste scoperte, rese possibili da tecniche di imaging e analisi filogenetica sempre più sofisticate, sta accelerando la revisione della storia della vita. I prossimi sviluppi attesi riguardano la prosecuzione degli scavi nel Sud-est asiatico e la digitalizzazione delle collezioni paleontologiche europee, che potrebbero arricchire la documentazione con nuovi elementi.
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