
L’ultimo atto di Ben Stokes: il ritiro annunciato a metà partita e il wicket da copione
Il capitano inglese ha comunicato la decisione ai compagni nello spogliatoio, poi ha preso un wicket con il primo lancio successivo e ha aperto le battute in un ultimo, caotico cameo.
Il sipario è calato nel pomeriggio di domenica a Trent Bridge, quando la notizia del ritiro internazionale di Ben Stokes ha cominciato a rimbalzare sugli spalti mentre lui era nel bel mezzo di un lungo spell di bowling. Il pubblico si è alzato in una standing ovation spontanea e, con tempismo da protagonista assoluto, il capitano dell’Inghilterra ha colpito al lancio successivo: edge di Zak Foulkes, presa di Brook al secondo slip. Un wicket da copione, l’ennesimo di una carriera che ha riscritto il concetto di imprevedibilità. Poi, con l’Inghilterra costretta a inseguire 373 run su un pitch incerto, Stokes si è promosso ad apritore e ha martellato 30 palline in 20 lanci, tra due sei e colpi spericolati, prima di essere ripreso a metà wicket. La sconfitta per 1-2 nella serie contro la Nuova Zelanda appare ormai inevitabile, ma il finale ha avuto la firma che tutti si aspettavano.
La decisione, comunicata ai compagni in uno spogliatoio attonito prima dell’inizio della quarta giornata, affonda le radici in un esaurimento fisico ed emotivo che lo stesso Stokes ha descritto senza giri di parole: «Non ho più lotta dentro di me». Il logoramento è cominciato dopo la disastrosa tournée australiana dell’inverno scorso, proseguito con un infortunio facciale che ha richiesto un intervento ricostruttivo e aggravato dalla recente sospensione disciplinare per la notte fuori orario a Londra, con conseguente indagine della Cricket Regulator. Agli occhi degli osservatori britannici, il peso della leadership – quattro anni e mezzo in cui ha trasformato una squadra alla deriva in un gruppo capace di imprese al limite del possibile – ha finito per consumare anche il più resistente dei combattenti.
L’eredità di Stokes trascende i numeri, sebbene solo Jacques Kallis lo eguagli nel doppio traguardo di 7.000 run e 250 wicket in Test. Per l’ambiente del cricket inglese, restano scolpiti il suo 84 nella finale mondiale del 2019 a Lord’s, il 135 non out a Headingley contro l’Australia poche settimane dopo, e la leadership che ha dato vita al cosiddetto ‘Bazball’, l’approccio spregiudicato che ha riportato entusiasmo attorno alla Nazionale. Il presidente dell’ECB, Richard Thompson, lo ha definito «una delle figure più rappresentative della sua generazione», mentre l’ex capitano Joe Root, compagno di squadra fin dall’adolescenza, ha parlato di un fratello strano e insostituibile. L’head coach Brendon McCullum ha sottolineato come il suo contributo «trascenda il cricket», capace di ispirare i giovani a impugnare una mazza con coraggio.
Sul futuro immediato pesa l’incognita della successione. Con un contratto centrale che sarebbe scaduto dopo gli Ashes in casa del 2027, Stokes lascia un vuoto di leadership che costringerà l’ECB a individuare un nuovo capitano in tempi brevi, mentre l’Inghilterra dovrà affrontare la transizione senza il suo talismano più carismatico. La sconfitta a Nottingham, che appare probabile, consegnerà la serie ai neozelandesi e aprirà ufficialmente l’era post-Stokes, con la consapevolezza che replicare la sua capacità di scrivere copioni impossibili sarà il compito più arduo per chiunque ne raccolga il testimone.
Allarga lo sguardo
Stretto di Hormuz: raid americani sull’Iran e stop alle vendite di petrolio
8 lingue · 43 testate
Da Economy & MarketsLa ripresa degli investimenti globali è trainata dall’IA, ma resta fragile e diseguale
4 lingue · 9 testate
Da TechnologyOpenAI lancia GPT-5.6: via libera degli USA dopo i timori sulla cybersicurezza
6 lingue · 14 testate