
La sconfitta degli Stati Uniti e l’ombra di Trump: il caso Balogun scuote il Mondiale
La revoca della squalifica di Balogun dopo la telefonata di Trump a Infantino scatena reazioni in Europa e un esposto al CIO, mentre il Belgio vince 4-1 ed elimina i padroni di casa.
Il Belgio ha travolto gli Stati Uniti 4-1 a Seattle, spegnendo il sogno mondiale dei padroni di casa e scrivendo l’ultimo atto di una settimana in cui il calcio è diventato terreno di scontro politico. In campo, la superiorità dei Diavoli Rossi è stata netta: dopo un primo tempo equilibrato, la squadra di Martínez ha preso il controllo, punendo ogni disattenzione della difesa americana. A rendere possibile la presenza in campo di Folarin Balogun, centravanti statunitense espulso per un fallo su Tarik Muharemovic nella vittoria contro la Bosnia-Erzegovina, era stata una decisione senza precedenti della commissione disciplinare della FIFA, che aveva sospeso la squalifica automatica di una giornata.
La svolta è arrivata dopo che il presidente Donald Trump aveva telefonato a Gianni Infantino, chiedendo di rivedere il cartellino rosso, da lui definito «una grande ingiustizia». Infantino ha dichiarato di aver spiegato a Trump che gli organi giudiziari della FIFA sono indipendenti, ma la sospensione è stata comunque revocata, scatenando un’ondata di critiche. Secondo fonti vicine alla UEFA, la decisione è stata «incomprensibile e ingiustificabile» e ha «superato una linea rossa», minando l’integrità del torneo. La federazione europea ha messo in guardia dal precedente pericoloso: d’ora in poi ogni leader politico potrebbe sentirsi autorizzato a intervenire sulle sanzioni disciplinari.
La reazione del mondo politico e sportivo europeo è stata immediata. Oltre settanta membri del Parlamento europeo hanno firmato una lettera che chiede alle federazioni nazionali dell’UE di sollecitare un’indagine della commissione etica della FIFA sul ruolo di Infantino e sulle possibili pressioni dell’amministrazione Trump. Parallelamente, l’organizzazione per i diritti umani FairSquare ha annunciato un esposto alla commissione etica del Comitato Olimpico Internazionale, accusando Infantino di «ripetute violazioni delle regole di neutralità politica». La presidente del CIO, Kirsty Coventry, ha confermato che se l’esposto verrà formalizzato, sarà esaminato. L’episodio si inserisce in una relazione sempre più stretta tra Infantino e Trump, culminata con la consegna del primo Premio per la Pace della FIFA al presidente americano durante il sorteggio del torneo.
Al di là delle aule parlamentari e delle commissioni etiche, la vicenda ha riportato alla memoria storica del calcio i casi in cui i paesi ospitanti hanno beneficiato di decisioni arbitrali o politiche favorevoli: dall’Italia di Mussolini nel 1934, quando l’arbitro svedese Eklind fu scelto dal regime fascista per dirigere semifinale e finale, all’Argentina della dittatura di Videla nel 1978, con il sospetto di combine nella goleada per 6-0 al Perù. Oggi, però, la globalizzazione mediatica e la reazione immediata delle istituzioni europee rendono il caso Balogun un banco di prova per la credibilità della FIFA.
L’eliminazione degli Stati Uniti non chiude la partita. Il Belgio avanza ai quarti di finale, mentre le inchieste avviate in Europa e presso il CIO potrebbero avere conseguenze ben oltre il rettangolo verde. Per Infantino, che punta alla rielezione nel 2027, la gestione di questa crisi rappresenta un passaggio delicato, in un Mondiale che già prima del fischio d’inizio era segnato dalle polemiche sui costi dei biglietti, sull’isolamento dell’Iran e sull’esclusione di un arbitro somalo.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.40 | critical |
| Stampa del Golfo arabo | −0.50 | critical |
L'Atlantico denuncia l'interferenza di Trump e chiede indagini indipendenti per salvare la credibilità del calcio mondiale.
Trasformando un episodio sportivo in un caso giudiziario e politico, si legittima la richiesta di sanzioni e riforme.
L'America Latina si divide tra chi accusa la FIFA di corruzione e chi difende l'azione di Trump come necessaria per la giustizia sportiva.
Presentando voci opposte senza risolverle, si crea una tensione narrativa che riflette le divisioni reali nella regione.
Tralascia l'approfondimento delle procedure disciplinari indipendenti della FIFA, concentrandosi invece sulle reazioni politiche.
Il Golfo arabo inquadra la vicenda come una questione di rispetto delle regole, non di scandalo politico.
Riducendo la complessità a un problema di conformità normativa, si evita di prendere posizione sulle implicazioni politiche.
Tralascia le reazioni emotive e le critiche pubbliche presenti in altri blocchi, concentrandosi solo sul procedimento formale.
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