
Karachi, India respinge le accuse pakistane: «Senza prove, guardi al suo interno»
Nuova Delhi replica con durezza all’insinuazione di un ruolo nell’assalto rivendicato dai talebani pachistani e invita Islamabad a smantellare le reti del terrore.
Un attacco suicida con un veicolo carico di esplosivo ha colpito nella notte di sabato il quartier generale dei Ranger del Sindh a Karachi, dando origine a uno scontro a fuoco durato oltre un’ora. L’operazione di sicurezza, che ha visto l’intervento congiunto di Ranger, corpi speciali e unità antiterrorismo, si è conclusa con l’uccisione di diversi militanti e il ferimento di quattro soldati. Poche ore dopo, il comando militare pakistano ha indicato come responsabile il gruppo Jamaat-ul-Ahrar, definito «proxy indiano» senza tuttavia fornire elementi di prova. L’India ha immediatamente respinto le accuse, bollandole come «infondate» tramite il portavoce del ministero degli Esteri, ed ha esortato il Pakistan a «guardare al proprio interno» e ad abbandonare l’uso del terrorismo come strumento di politica statale.
La rivendicazione della fazione jihadista, storicamente legata al Tehreek-e-Taliban Pakistan (TTP), è accompagnata dalla cattura di un presunto attentatore di nazionalità afghana, secondo quanto dichiarato dall’esercito. Questo dettaglio riaccende le tensioni con Kabul, poiché Islamabad accusa da anni i governanti afghani di offrire rifugio ai militanti anti-pakistani. Fonti della sicurezza locale hanno parlato di un assalto pianificato, con l’uso di granate e armi automatiche, costato la vita ad almeno tre paramilitari e a sei aggressori – secondo le cifre diffuse dalle autorità – mentre quattro soldati sono rimasti feriti.
Di fronte a questo scenario, Nuova Delhi ha ribadito una posizione che riecheggia decenni di contenziosi: l’accusa di usare il terrorismo come leva geopolitica è un refrain della diplomazia indiana, mentre Islamabad rivendica il ruolo di vittima ma non produce mai prove convincenti nei consessi multilaterali. Per gli osservatori di Bruxelles e di altre capitali occidentali, la stabilità del Pakistan resta un fattore di preoccupazione, anche alla luce dei corridoi economici che collegano l’Asia centrale al subcontinente, con implicazioni per gli interessi europei e italiani nella regione.
Il dossier rimane aperto: il governo Shehbaz Sharif ha annunciato operazioni di ritorsione contro i responsabili, ma non ha fornito prove del coinvolgimento indiano, mentre l’inchiesta è ancora in corso. L’Italia e l’Unione europea seguono con attenzione l’evolversi della situazione, consapevoli che un’eventuale escalation potrebbe ripercuotersi sulla sicurezza dei flussi migratori e sugli investimenti infrastrutturali in un’area già fortemente instabile. I prossimi sviluppi dipenderanno dagli accertamenti tecnici e dalla capacità delle autorità di contenere la minaccia jihadista, in un quadro di sfiducia reciproca che continua ad avvelenare le relazioni tra le due potenze nucleari dell’Asia meridionale.
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.80 | critical |
|---|---|---|
| Stampa iraniana e affini | 0.00 | neutral |
L'India rifiuta categoricamente le calunnie pakistane e ribalta l'accusa: è il Pakistan a dover fare i conti con il terrorismo interno.
Invertendo l'accusa, l'India sposta l'attenzione sulle responsabilità interne del Pakistan, rendendo l'avversario il vero problema.
L'Iran riporta l'attacco terroristico a Karachi, sottolineando la violenza e l'instabilità nella regione, senza entrare nella diatriba tra India e Pakistan.
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