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Difesa e Sicurezzasabato 27 giugno 2026

Una petroliera colpita nello Stretto di Hormuz, si aggrava la tensione tra Washington e Teheran

Il secondo incidente in quarantotto ore innalza il livello di minaccia nella via d’acqua strategica, mentre si intensificano gli scambi di accuse e ritorsioni.

Un proiettile di origine sconosciuta ha colpito sabato mattina una petroliera in transito nello Stretto di Hormuz, danneggiando la plancia di comando senza provocare vittime né sversamenti. Lo ha comunicato l’agenzia britannica per le operazioni del commercio marittimo (UKMTO), precisando che l’equipaggio è illeso e che le autorità stanno indagando sull’accaduto. Il Centro congiunto di informazione marittima, espressione della coalizione navale che presidia l’area, ha immediatamente elevato a “significativo” il livello di minaccia alla sicurezza, segnalando la possibile presenza di mine e ampliando i corridoi di transito meridionali per consentire il passaggio simultaneo delle unità in entrata e in uscita.

L’episodio si inserisce in una spirale di azioni e reazioni tra Stati Uniti e Iran. Secondo fonti della difesa americana, le forze di Teheran avrebbero attaccato con un drone una nave commerciale già giovedì, a sud-est dell’Oman, e in risposta il Comando centrale statunitense ha colpito obiettivi militari costieri iraniani. Da Teheran, i media ufficiali riferiscono che il Corpo delle guardie della rivoluzione ha sparato “colpi di avvertimento” contro imbarcazioni che non seguivano le rotte approvate dalle autorità iraniane, e che i propri attacchi contro postazioni americane nella regione sono una rappresaglia per i raid subiti. Il Bahrein e altri Paesi arabi del Golfo hanno condannato con durezza le azioni iraniane, rivendicando il diritto di rispondere.

Lo scontro mette a repentaglio il fragile quadro negoziale costruito negli ultimi mesi. L’amministrazione Trump, per voce del vicepresidente J.D. Vance, sostiene di aver rispettato l’accordo di cessate il fuoco siglato in aprile e il successivo memorandum d’intesa del 17 giugno, e avverte che ogni violenza iraniana riceverà una risposta proporzionata. Un funzionario della Casa Bianca, citato dal Washington Post, ha aggiunto che Washington può revocare in qualsiasi momento le esenzioni dalle sanzioni concesse a Teheran, ripristinando la pressione economica. Sul fronte opposto, l’Iran accusa gli Stati Uniti di non aver garantito la tregua in Libano e di non aver rispettato gli impegni presi, ventilando la possibilità di sospendere i colloqui tecnici in corso.

Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è immediata. Lo Stretto di Hormuz è il collo di bottiglia attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas liquefatto consumati nel mondo, e ogni interruzione prolungata si rifletterebbe sui prezzi dell’energia e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. L’Organizzazione marittima internazionale ha censito dall’inizio dell’anno 46 incidenti confermati nell’area, costati la vita ad almeno 14 marittimi, e ha chiesto la cessazione immediata degli attacchi al naviglio commerciale. Le indagini sull’ultimo attacco sono in corso, mentre i Paesi rivieraschi e le marine della coalizione monitorano l’evolversi della situazione in attesa di conoscere i prossimi passi del negoziato.

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Un attacco a una petroliera nello Stretto di Hormuz aggrava la spirale di ritorsioni tra Washington e Teheran. L'incidente segue di due giorni l'assalto delle Guardie della Rivoluzione a una nave cargo e i successivi scambi di colpi. La sicurezza marittima nella regione è sempre più a rischio.

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Una petroliera è stata colpita da un proiettile sconosciuto nello Stretto di Hormuz, con l'equipaggio illeso. L'episodio si inserisce in un clima di crescente tensione nel Golfo, dopo scambi di attacchi tra Stati Uniti e Iran, con accuse reciproche. Le indagini sono in corso per identificare l'origine del colpo.

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sabato 27 giugno 2026

Una petroliera colpita nello Stretto di Hormuz, si aggrava la tensione tra Washington e Teheran

Il secondo incidente in quarantotto ore innalza il livello di minaccia nella via d’acqua strategica, mentre si intensificano gli scambi di accuse e ritorsioni.

Un proiettile di origine sconosciuta ha colpito sabato mattina una petroliera in transito nello Stretto di Hormuz, danneggiando la plancia di comando senza provocare vittime né sversamenti. Lo ha comunicato l’agenzia britannica per le operazioni del commercio marittimo (UKMTO), precisando che l’equipaggio è illeso e che le autorità stanno indagando sull’accaduto. Il Centro congiunto di informazione marittima, espressione della coalizione navale che presidia l’area, ha immediatamente elevato a “significativo” il livello di minaccia alla sicurezza, segnalando la possibile presenza di mine e ampliando i corridoi di transito meridionali per consentire il passaggio simultaneo delle unità in entrata e in uscita.

L’episodio si inserisce in una spirale di azioni e reazioni tra Stati Uniti e Iran. Secondo fonti della difesa americana, le forze di Teheran avrebbero attaccato con un drone una nave commerciale già giovedì, a sud-est dell’Oman, e in risposta il Comando centrale statunitense ha colpito obiettivi militari costieri iraniani. Da Teheran, i media ufficiali riferiscono che il Corpo delle guardie della rivoluzione ha sparato “colpi di avvertimento” contro imbarcazioni che non seguivano le rotte approvate dalle autorità iraniane, e che i propri attacchi contro postazioni americane nella regione sono una rappresaglia per i raid subiti. Il Bahrein e altri Paesi arabi del Golfo hanno condannato con durezza le azioni iraniane, rivendicando il diritto di rispondere.

Lo scontro mette a repentaglio il fragile quadro negoziale costruito negli ultimi mesi. L’amministrazione Trump, per voce del vicepresidente J.D. Vance, sostiene di aver rispettato l’accordo di cessate il fuoco siglato in aprile e il successivo memorandum d’intesa del 17 giugno, e avverte che ogni violenza iraniana riceverà una risposta proporzionata. Un funzionario della Casa Bianca, citato dal Washington Post, ha aggiunto che Washington può revocare in qualsiasi momento le esenzioni dalle sanzioni concesse a Teheran, ripristinando la pressione economica. Sul fronte opposto, l’Iran accusa gli Stati Uniti di non aver garantito la tregua in Libano e di non aver rispettato gli impegni presi, ventilando la possibilità di sospendere i colloqui tecnici in corso.

Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è immediata. Lo Stretto di Hormuz è il collo di bottiglia attraverso cui transita circa un quinto del petrolio e del gas liquefatto consumati nel mondo, e ogni interruzione prolungata si rifletterebbe sui prezzi dell’energia e sulla sicurezza degli approvvigionamenti. L’Organizzazione marittima internazionale ha censito dall’inizio dell’anno 46 incidenti confermati nell’area, costati la vita ad almeno 14 marittimi, e ha chiesto la cessazione immediata degli attacchi al naviglio commerciale. Le indagini sull’ultimo attacco sono in corso, mentre i Paesi rivieraschi e le marine della coalizione monitorano l’evolversi della situazione in attesa di conoscere i prossimi passi del negoziato.

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Un attacco a una petroliera nello Stretto di Hormuz aggrava la spirale di ritorsioni tra Washington e Teheran. L'incidente segue di due giorni l'assalto delle Guardie della Rivoluzione a una nave cargo e i successivi scambi di colpi. La sicurezza marittima nella regione è sempre più a rischio.

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Una petroliera è stata colpita da un proiettile sconosciuto nello Stretto di Hormuz, con l'equipaggio illeso. L'episodio si inserisce in un clima di crescente tensione nel Golfo, dopo scambi di attacchi tra Stati Uniti e Iran, con accuse reciproche. Le indagini sono in corso per identificare l'origine del colpo.

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