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Geopolitica e Politicagiovedì 2 luglio 2026

L’Iran celebra i funerali di Khamenei tra minacce, assenze e una tregua fragile

Teheran avverte Washington e Tel Aviv di non attaccare durante le cerimonie, mentre il nuovo leader Mojtaba resta invisibile e le trattative sul nucleare vengono sospese.

A oltre quattro mesi dalla morte del leader supremo Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio nei raid congiunti di Stati Uniti e Israele che hanno aperto il conflitto, l’Iran si appresta a celebrare funerali di Stato imponenti. Le cerimonie, in programma dal 4 al 9 luglio, si snoderanno tra Teheran, Qom, le città sante sciite irachene di Najaf e Karbala, per concludersi con la sepoltura a Mashhad. Secondo le autorità iraniane, sono attesi tra i quindici e i venti milioni di partecipanti, mentre delegazioni ufficiali di oltre trenta Paesi – tra cui il primo ministro pakistano Sharif, l’ex presidente russo Medvedev e rappresentanti di Cina, India e Turchia – confermano la presenza. Per l’Italia e l’Europa, l’evento si inserisce in un quadro di tensioni sullo Stretto di Hormuz e di negoziati indiretti che potrebbero ridefinire gli equilibri energetici e di sicurezza nel Golfo.

La retorica ufficiale iraniana inquadra i funerali come un referendum popolare a sostegno della Repubblica Islamica e un’occasione per rilanciare la richiesta di vendetta. Il presidente del Parlamento e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha invitato la popolazione a «scrivere una pagina gloriosa» e a far risuonare «l’appello alla vendetta nelle orecchie del mondo intero». Parallelamente, il comandante del Quartier Generale Centrale Ali Abdollahi ha lanciato un avvertimento esplicito a Stati Uniti, Israele e ai loro alleati regionali affinché evitino «qualsiasi errore di calcolo», minacciando una «dura rappresaglia» in caso di attacchi durante il periodo di lutto. L’allerta è stata ribadita dal ministro degli Esteri Abbas Araqchi, dopo che il ministro della Difesa israeliano Katz aveva definito il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei «condannato a morte».

Proprio l’assenza pubblica di Mojtaba Khamenei, gravemente ferito nello stesso attacco che uccise il padre e mai apparso in video né in pubblico dalla nomina dell’8 marzo, costituisce l’incognita più rilevante. Il comitato organizzatore ha dichiarato che la decisione su una sua eventuale partecipazione spetta esclusivamente all’ufficio del leader, alimentando le speculazioni sulle sue reali condizioni di salute. Analisti mediorientali osservano che una sua comparsa durante i funerali avrebbe un enorme valore simbolico, segnando il passaggio di consegne e rafforzando la legittimità del successore; al contrario, un’assenza prolungata rischierebbe di accentuare le fratture interne in un Paese già segnato da proteste represse e da un logoramento del consenso popolare, come documentato da osservatori indipendenti.

Le imponenti misure di sicurezza – chiusura parziale dello spazio aereo su Teheran e Mashhad, dispiegamento di forze di polizia e Guardiani della Rivoluzione, restrizioni al traffico – rispondono non solo al timore di attacchi esterni, ma anche al rischio di disordini interni o boicottaggi. Secondo fonti diplomatiche regionali, le cerimonie sospenderanno temporaneamente i colloqui indiretti in corso a Doha tra Stati Uniti e Iran, mediati da Qatar e Pakistan, che avevano registrato progressi sull’attuazione dell’intesa preliminare e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. La ripresa dei negoziati è attesa subito dopo la conclusione dei funerali, mentre resta aperto il dossier sul programma nucleare iraniano, non ancora affrontato in profondità nei round tecnici. In questo contesto, l’Europa osserva con attenzione l’evolversi di un passaggio che potrebbe consolidare o incrinare la fragile tregua in una regione cruciale per gli approvvigionamenti energetici del continente.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 3 lingue

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Stampa arabo levante-MaghrebStampa atlantica / anglosfera
Stampa arabo levante-Maghreb
RevanscismoPragmatismo

L'Iran riafferma il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz e respinge qualsiasi iniziativa statunitense nella regione. La preparazione di funerali di Stato per la Guida Suprema viene presentata come un atto di sovranità nazionale, nonostante le minacce esterne. La narrazione enfatizza la continuità del potere iraniano e la sua capacità di dettare le regole nel Golfo.

Stampa atlantica / anglosfera
AllarmeScetticismo

La preparazione dei funerali di Khamenei viene vista come un momento di potenziale escalation, con gli Stati Uniti e Israele che si preparano a possibili ritorsioni. L'attenzione è sulla minaccia che l'Iran rappresenta per la stabilità regionale e sulla necessità di una risposta coordinata. La narrazione mette in dubbio la capacità dell'Iran di gestire la successione senza provocare crisi.

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giovedì 2 luglio 2026

L’Iran celebra i funerali di Khamenei tra minacce, assenze e una tregua fragile

Teheran avverte Washington e Tel Aviv di non attaccare durante le cerimonie, mentre il nuovo leader Mojtaba resta invisibile e le trattative sul nucleare vengono sospese.

A oltre quattro mesi dalla morte del leader supremo Ali Khamenei, ucciso il 28 febbraio nei raid congiunti di Stati Uniti e Israele che hanno aperto il conflitto, l’Iran si appresta a celebrare funerali di Stato imponenti. Le cerimonie, in programma dal 4 al 9 luglio, si snoderanno tra Teheran, Qom, le città sante sciite irachene di Najaf e Karbala, per concludersi con la sepoltura a Mashhad. Secondo le autorità iraniane, sono attesi tra i quindici e i venti milioni di partecipanti, mentre delegazioni ufficiali di oltre trenta Paesi – tra cui il primo ministro pakistano Sharif, l’ex presidente russo Medvedev e rappresentanti di Cina, India e Turchia – confermano la presenza. Per l’Italia e l’Europa, l’evento si inserisce in un quadro di tensioni sullo Stretto di Hormuz e di negoziati indiretti che potrebbero ridefinire gli equilibri energetici e di sicurezza nel Golfo.

La retorica ufficiale iraniana inquadra i funerali come un referendum popolare a sostegno della Repubblica Islamica e un’occasione per rilanciare la richiesta di vendetta. Il presidente del Parlamento e capo negoziatore Mohammad Bagher Ghalibaf ha invitato la popolazione a «scrivere una pagina gloriosa» e a far risuonare «l’appello alla vendetta nelle orecchie del mondo intero». Parallelamente, il comandante del Quartier Generale Centrale Ali Abdollahi ha lanciato un avvertimento esplicito a Stati Uniti, Israele e ai loro alleati regionali affinché evitino «qualsiasi errore di calcolo», minacciando una «dura rappresaglia» in caso di attacchi durante il periodo di lutto. L’allerta è stata ribadita dal ministro degli Esteri Abbas Araqchi, dopo che il ministro della Difesa israeliano Katz aveva definito il nuovo leader supremo Mojtaba Khamenei «condannato a morte».

Proprio l’assenza pubblica di Mojtaba Khamenei, gravemente ferito nello stesso attacco che uccise il padre e mai apparso in video né in pubblico dalla nomina dell’8 marzo, costituisce l’incognita più rilevante. Il comitato organizzatore ha dichiarato che la decisione su una sua eventuale partecipazione spetta esclusivamente all’ufficio del leader, alimentando le speculazioni sulle sue reali condizioni di salute. Analisti mediorientali osservano che una sua comparsa durante i funerali avrebbe un enorme valore simbolico, segnando il passaggio di consegne e rafforzando la legittimità del successore; al contrario, un’assenza prolungata rischierebbe di accentuare le fratture interne in un Paese già segnato da proteste represse e da un logoramento del consenso popolare, come documentato da osservatori indipendenti.

Le imponenti misure di sicurezza – chiusura parziale dello spazio aereo su Teheran e Mashhad, dispiegamento di forze di polizia e Guardiani della Rivoluzione, restrizioni al traffico – rispondono non solo al timore di attacchi esterni, ma anche al rischio di disordini interni o boicottaggi. Secondo fonti diplomatiche regionali, le cerimonie sospenderanno temporaneamente i colloqui indiretti in corso a Doha tra Stati Uniti e Iran, mediati da Qatar e Pakistan, che avevano registrato progressi sull’attuazione dell’intesa preliminare e sulla riapertura dello Stretto di Hormuz. La ripresa dei negoziati è attesa subito dopo la conclusione dei funerali, mentre resta aperto il dossier sul programma nucleare iraniano, non ancora affrontato in profondità nei round tecnici. In questo contesto, l’Europa osserva con attenzione l’evolversi di un passaggio che potrebbe consolidare o incrinare la fragile tregua in una regione cruciale per gli approvvigionamenti energetici del continente.

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RevanscismoPragmatismo

L'Iran riafferma il proprio controllo sullo Stretto di Hormuz e respinge qualsiasi iniziativa statunitense nella regione. La preparazione di funerali di Stato per la Guida Suprema viene presentata come un atto di sovranità nazionale, nonostante le minacce esterne. La narrazione enfatizza la continuità del potere iraniano e la sua capacità di dettare le regole nel Golfo.

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La preparazione dei funerali di Khamenei viene vista come un momento di potenziale escalation, con gli Stati Uniti e Israele che si preparano a possibili ritorsioni. L'attenzione è sulla minaccia che l'Iran rappresenta per la stabilità regionale e sulla necessità di una risposta coordinata. La narrazione mette in dubbio la capacità dell'Iran di gestire la successione senza provocare crisi.

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