
Argentina-Inghilterra, la semifinale che riapre la ferita delle Malvinas e l’ombra di Maradona
Quarant’anni dopo la Mano de Dios, a Atlanta va in scena un incrocio che per i sudamericani è molto più di una partita, mentre Scaloni prova a isolare il campo dalla storia.
Mercoledì sera, sul prato del Mercedes-Benz Stadium di Atlanta, andrà in scena la prima semifinale mondiale tra Argentina e Inghilterra dopo ventiquattro anni di assenza ufficiale. Non è soltanto il passaggio per la finale in palio a caricare l’incontro di un’elettricità che le autorità locali temono possa traboccare fuori dallo stadio. È il peso di una rivalità che affonda le radici nella Guerra delle Malvinas del 1982 – 649 caduti argentini, 255 britannici – e che il calcio ha trasformato, da quel conflitto in poi, in un teatro simbolico di riparazione e di sfregio.
Nell’immaginario argentino, ogni sfida con gli inglesi è un reperto del 22 giugno 1986, quando Diego Maradona incise sull’Azteca i due gol che avrebbero definito un’epoca: prima il pugno invisibile ribattezzato “Mano de Dios”, poi la slalomata eletta Gol del Secolo. Quattro anni dopo la resa nelle isole, quella vittoria per 2-1 fu vissuta come una rivincita catartica, e il figlio del Diez, Diego Maradona Jr., ha ribadito dall’Italia che “niente è normale contro l’Inghilterra”, contraddicendo apertamente l’invito alla calma di Lionel Scaloni. Il commissario tecnico, come già Carlos Bilardo quarant’anni fa, ripete che “il calcio è una cosa e le Malvinas un’altra”, ma fuori dallo spogliatoio la memoria collettiva cuce insieme i piani: i cori per i “pibes de Malvinas” risuonano accanto a quelli per Messi.
La prospettiva europea, e in particolare quella britannica, legge la rivalità con un diverso registro di ferita. In Inghilterra il ricordo dominante non è la guerra, ma l’ingiustizia sportiva: il gol di mano convalidato, l’eliminazione subita, e poi la notte di Saint-Étienne nel 1998, quando un giovane David Beckham venne espulso per un gesto di reazione su Diego Simeone, diventando il capro espiatorio di una nazione. La redenzione arrivò quattro anni dopo, a Sapporo, con il rigore dello stesso Beckham che condannò l’Argentina all’eliminazione nella fase a gironi. Da allora, le due nazionali non si sono più incrociate in una competizione ufficiale, e l’ultimo confronto in assoluto, un’amichevole a Ginevra nel 2005, fu vinto 3-2 dagli inglesi.
Sul campo, la semifinale mette di fronte due squadre arrivate all’appuntamento con percorsi tormentati. L’Inghilterra di Thomas Tuchel ha superato la Norvegia solo ai supplementari, affidandosi alla qualità di Jude Bellingham come principale minaccia offensiva. L’Argentina, dopo i brividi contro Capo Verde ed Egitto, ha eliminato la Svizzera e si presenta con l’occasione di mantenere un’imbattibilità storica nelle semifinali mondiali. Ma è la figura di Lionel Messi a calamitare l’attenzione: a trentanove anni, il capitano ha già vinto tutto, eppure la sua filmografia non contiene ancora una vittoria contro l’Inghilterra in un Mondiale, quella scena che Maradona girò da protagonista assoluto.
La posta in gioco è il biglietto per la finale, ma anche la chiusura di un cerchio lungo due decenni. Chi vincerà si troverà di fronte la vincente dell’altra semifinale, mentre per lo sconfitto resterà la finale di consolazione. Le forze dell’ordine di Atlanta hanno già alzato il livello di allerta, monitorando i movimenti delle tifoserie e temendo scontri legati alla carenza di biglietti. Dentro il rettangolo verde, invece, si consumerà l’ennesimo capitolo di una storia in cui il pallone non è mai stato soltanto un pallone.
| Stampa latinoamericana | +0.30 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
L'Argentina non dimentica le Malvinas e la Mano de Dio; questa partita è una resa dei conti storica.
Collegando direttamente la partita alla guerra e al gol di Maradona, la narrazione trasforma l'incontro in un proxy dell'onore nazionale, rendendo ogni posizione neutrale irrispettosa.
Viene omessa la rivendicazione britannica di sovranità sulle Falkland e il fatto che la guerra fu iniziata dall'invasione argentina, elementi che indebolirebbero la narrazione vittimista.
La guerra delle Falkland iniziò quando l'Argentina invase il territorio britannico, creando lo sfondo per una rivalità calcistica storica.
Usando il termine 'invasione' e presentando la guerra come fatto storico senza commento emotivo, la narrazione appare obiettiva mentre adotta implicitamente la prospettiva britannica.
Viene omessa la prospettiva argentina che le Malvinas sono territorio sovrano argentino e l'impatto emotivo della guerra, che introdurrebbero un tono di parte.
Allarga lo sguardo
Trump minaccia ponti e centrali elettriche iraniane: la guerra dello Stretto si allarga alle infrastrutture civili
7 lingue · 22 testate
Da Economy & MarketsIl T. rex Gus venduto per 50 milioni di dollari: il fossile diventa status symbol
7 lingue · 18 testate
Da TechnologyLa Soyuz attracca alla ISS: intesa Russia-USA per prolungare la stazione fino al 2030
3 lingue · 9 testate