
La caduta di Adorni: si dimette il capo di gabinetto di Milei travolto dallo scandalo corruzione
Dopo 112 giorni di tensioni, Manuel Adorni lascia il governo tra accuse di arricchimento illecito; ora la giustizia e il Congresso attendono il successore, con Diego Santilli in pole position.
Manuel Adorni ha presentato sabato le dimissioni da capo di gabinetto del governo argentino, ponendo fine a una crisi politica durata oltre tre mesi. La decisione, formalizzata in una lettera al presidente Javier Milei in cui l’ex portavoce denuncia «attacchi mediatici incessanti» e si dichiara innocente, è giunta dopo che la pressione del Congresso e l’avanzare dell’inchiesta giudiziaria per presunto arricchimento illecito avevano reso insostenibile la sua permanenza. L’esito era stato anticipato la sera prima, quando la stessa Karina Milei, segretaria generale della Presidenza e fino ad allora baluardo di Adorni, aveva comunicato alla senatrice Patricia Bullrich che il Presidente, in viaggio in Spagna, era ormai orientato ad accettare le dimissioni pur di evitare una crisi istituzionale.
Le reazioni hanno subito delineato le fratture politiche. Karina Milei ha espresso sostegno ad Adorni definendolo «persona integra», mentre Bullrich – già critica verso la gestione del patrimonio del funzionario – ha ribadito che «la fiducia e l’etica sono fondamentali». Il presidente Milei ha ripubblicato il messaggio di Bullrich, segnando un distacco dalla precedente difesa a oltranza. L’opposizione, dalla Unione Cívica Radical al peronismo, ha invece accolto la rinuncia come tardiva, accusando il governo di aver protetto un «corrotto» e chiedendo che la giustizia faccia il suo corso. Da New York a Madrid, i principali quotidiani finanziari hanno letto la vicenda come un colpo all’immagine di un esecutivo che aveva fatto della trasparenza un cavallo di battaglia.
Dietro la caduta di Adorni pesano speculazioni su un patrimonio cresciuto in modo esponenziale rispetto ai redditi dichiarati: dalla villa in un country club all’appartamento nel quartiere Caballito, passando per viaggi in jet privato e ristrutturazioni pagate in contanti. L’ex capo di gabinetto ha ammesso di aver occultato al fisco circa 500.000 dollari, giustificandoli con investimenti in criptovalute, ma le contraddizioni con dichiarazioni precedenti hanno alimentato i sospetti della magistratura. L’inchiesta penale prosegue e, secondo fonti giudiziarie, Adorni potrebbe essere chiamato a rendere conto formalmente già nelle prossime settimane.
Il governo si prepara ora a un rimpasto. Il ministro dell’Interno, Diego Santilli, è indicato come successore: dovrebbe cumulare le due cariche e avviare un rinnovato dialogo con il Congresso e i governatori, sbloccando riforme ferme da mesi. Santilli, ex esponente del PRO, è visto come figura di equilibrio tra le correnti interne e possiede canali consolidati con le province. La nomina potrebbe essere ufficializzata già domenica, mentre l’attenzione resta alta sugli sviluppi giudiziari e sulla capacità dell’amministrazione Milei di ricostruire la credibilità anticorruzione messa a dura prova dall’affaire Adorni.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Le dimissioni di Manuel Adorni arrivano dopo mesi di pressioni giudiziarie e mediatiche, con accuse di arricchimento illecito che hanno logorato il capo di gabinetto. La vicenda si mescola a messaggi di sostegno da parte di Karina Milei e a un'ondata di meme sui social network, riflettendo un clima politico incandescente e diviso. L'uscita di scena viene letta come un tentativo di contenere i danni per il governo libertario.
Il capo di gabinetto argentino Manuel Adorni ha rassegnato le dimissioni dopo essere stato accusato di corruzione e sottoposto a un'inchiesta per arricchimento illecito. La notizia viene riportata in modo asciutto, limitandosi a registrare l'uscita di scena di uno stretto collaboratore del presidente Milei. L'attenzione resta sull'evento immediato, senza indulgere in analisi politiche o reazioni emotive.
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