
L'ultimo ballo del poliziotto: Victor Willis, la voce di Y.M.C.A. e l'inno che divise l'America
Scomparso a 74 anni il giorno prima del compleanno, il frontman dei Village People lascia un'eredità musicale contesa tra la controcultura gay e i palchi di Donald Trump.
Il 19 gennaio 2025, sul palco del «Make America Great Again Victory Rally» a Washington, un uomo in divisa da poliziotto e caschetto lucido intonava i primi versi di Y.M.C.A. accanto a Donald Trump, che accennava il suo caratteristico balletto a pugni chiusi all'altezza della cintura. Victor Willis, il fondatore dei Village People, aveva accettato di esibirsi alla vigilia del secondo insediamento presidenziale, suscitando un'ondata di critiche da chi vedeva in quella coreografia il tradimento di un simbolo. Poco più di un anno dopo, il 30 giugno 2026, Willis si è spento a 74 anni per una malattia «breve ma aggressiva», come ha comunicato la moglie Karen sulla pagina ufficiale del gruppo, a poche ore dal suo settantacinquesimo compleanno.
Nato in Texas nel 1951 e cresciuto cantando gospel nella chiesa battista del padre, Willis approdò a Broadway prima di essere notato dal produttore francese Jacques Morali, che nel 1977 lo volle come frontman di un progetto audace: un gruppo di «macho» in costume – il poliziotto, il cow-boy, il muratore, il motociclista – che ballavano e cantavano la disco music. Con la sua voce potente e roca, Willis co-firmò successi planetari come Macho Man, In the Navy e Go West, ma fu Y.M.C.A. a trasformarsi in un fenomeno culturale. Pubblicata nel 1978, la canzone divenne immediatamente un inno della comunità gay, che ne colse il sottotesto di liberazione e la coreografia delle lettere danzate con le braccia. In Italia e in Europa, il brano entrò stabilmente nel repertorio di feste di piazza, matrimoni e villaggi turistici, conservando un'aura gioiosa e trasversale.
La parabola di Y.M.C.A. prese una piega inattesa quando Trump iniziò a utilizzarla come sigla dei propri comizi, trasformandola in un simbolo della destra repubblicana. Secondo la stampa americana, il presidente sviluppò una vera passione per il pezzo, al punto da farlo suonare anche durante eventi ufficiali e incontri con i marine in Giappone. Willis, che nel 2020 aveva chiesto a Trump di smettere di usare la canzone dopo le minacce di intervento militare contro le proteste per George Floyd, cambiò posizione nel 2024, ammettendo a Billboard che il brano era tornato in vetta alle classifiche digitali e aveva generato «diversi milioni di dollari». La sua decisione di esibirsi al rally di insediamento divise l'opinione pubblica: in Europa, molti osservatori lessero la scelta come una resa commerciale, mentre negli Stati Uniti il dibattito si concentrò sulla legittimità di un artista di rivendicare o meno il significato originario della propria opera.
Willis non smise mai di respingere l'etichetta di inno gay, arrivando a minacciare azioni legali contro chiunque attribuisse a Y.M.C.A. quel significato. Eppure, la canzone era stata accolta dalla Biblioteca del Congresso nel Registro Nazionale delle Registrazioni proprio come «fenomeno americano» capace di unire generazioni e identità. La sua morte, avvenuta alla vigilia del 4 luglio, giorno dell'Indipendenza, ha spinto Trump a scrivere su Truth Social: «Penseremo a Victor ogni volta che Y.M.C.A. verrà suonata». Un epitaffio che suggella la strana alleanza tra il poliziotto della disco e il tycoon repubblicano, mentre in Italia e nel resto d'Europa il ritornello continua a risuonare nelle piazze estive, lontano dalle trincee politiche, come un semplice invito a ballare.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La scomparsa di Victor Willis viene annunciata, ma l'attenzione si sposta sul video riemerso in cui chiedeva a Donald Trump di smettere di usare la musica dei Village People ai comizi, sottolineando la distanza politica del gruppo.
La morte del frontman dei Village People, noto per Y.M.C.A., la canzone preferita di Trump, viene data con un velo di ironia, ricordando come il brano continui a risuonare agli eventi politici nonostante le controversie.
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