
Un artiglio robotico per salvare Swift: la prima missione di soccorso orbitale
Lanciato il veicolo LINK per agganciare il telescopio NASA in caduta, mentre in Italia l’Asi e l’Iit presentano un sistema a bracci flessibili per la manutenzione dei satelliti.
Un razzo Pegasus XL sganciato da un aereo sopra l’atollo di Kwajalein ha immesso in orbita il veicolo LINK, un robot a tre braccia progettato per compiere un’operazione mai tentata prima: raggiungere, afferrare e sollevare un grande osservatorio spaziale in caduta libera. Il telescopio Swift, lanciato nel 2004 per studiare i lampi gamma, sta perdendo quota molto più rapidamente del previsto a causa dell’intensa attività solare che ha dilatato gli strati esterni dell’atmosfera, aumentando l’attrito. Senza un intervento, secondo le stime della NASA, si sarebbe disintegrato entro la fine del 2026. L’obiettivo immediato è riportarlo da circa 360 a 600 chilometri di altitudine, restituendolo alla comunità scientifica entro settembre.
Il meccanismo dell’intervento è tanto semplice nella concezione quanto delicato nell’esecuzione. Swift non fu dotato di propulsori perché la missione originale doveva durare solo due anni; ora la sua orbita si abbassa di settimana in settimana. LINK, un satellite grande quanto un frigorifero costruito dalla startup Katalyst Space Technologies in soli nove mesi, dovrà avvicinarsi con manovre progressive, ispezionare il telescopio con telecamere e sensori, quindi allungare i tre arti per agganciare un punto della struttura che non era stato progettato per essere afferrato. I propulsori di LINK imprimeranno poi una spinta graduale per evitare sollecitazioni brusche. La NASA ha definito l’operazione «ad alto rischio e ad alta ricompensa», investendo 30 milioni di dollari per salvare un osservatorio che ne è costato circa 500 e che oggi non avrebbe le risorse per essere sostituito.
La missione si inserisce in un contesto più ampio di attenzione alla manutenzione orbitale. Negli Stati Uniti si guarda già al telescopio Hubble come possibile candidato per un salvataggio analogo, mentre in Europa l’Agenzia Spaziale Italiana e l’Istituto Italiano di Tecnologia hanno presentato al Festival dello Spazio di Busalla il primo prototipo di ROSAIA, un robot a quattro braccia flessibili dotato di intelligenza artificiale, pensato per raccogliere detriti e operare su satelliti in avaria. Il sistema, ancora in fase di sviluppo, integra capacità di smorzamento attivo degli urti per gestire l’assenza di attrito e la microgravità, condizioni che rendono estremamente complessa qualsiasi manovra di presa.
Le prossime settimane saranno decisive: LINK impiegherà circa un mese per raggiungere Swift, e il momento dell’aggancio rappresenta un passaggio senza margini di errore. Se avrà successo, l’osservatorio potrà riprendere lo studio delle esplosioni più violente dell’universo, offrendo anche un modello operativo per future missioni di servizio. In parallelo, il programma Artemis III prosegue con l’arrivo al Kennedy Space Center di una copertura climatica per lo stadio centrale del nuovo lanciatore SLS, a conferma di come la protezione di hardware spaziale critico resti una priorità logistica prima ancora che ingegneristica. Il prossimo traguardo osservabile sarà il completamento della fase di avvicinamento di LINK, atteso per la seconda metà di luglio.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Un robot è stato lanciato per tentare un salvataggio mai provato prima in orbita: agganciare il vecchio osservatorio Swift e impedire che si disintegri. La missione è considerata cruciale per preservare uno strumento che da vent'anni studia le esplosioni più violente dell'universo.
Un veicolo spaziale a tre bracci è partito per salvare un telescopio della NASA che rischia di precipitare sulla Terra. L'operazione, mai tentata prima, è considerata ad alto rischio ma potrebbe evitare la distruzione dell'osservatorio Swift entro pochi mesi.
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