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Minions & Monsters: il cinema ritrovato nell'omaggio al muto che ha stregato la critica

Con un punteggio record del 93% su Rotten Tomatoes, il nuovo capitolo del franchise Illumination ambientato nella Hollywood degli anni Venti sorprende come tributo colto e scatenato alle origini del grande schermo.

Sul set di un western muto, nella Hollywood polverosa e frenetica degli anni Venti, una troupe è al lavoro quando un gruppo di esserini gialli irrompe in campo per puro caso, rovesciando cavalletti e travolgendo comparse. Il regista, un europeo dall’accento tedesco che nella versione italiana ha la voce di Maccio Capatonda, osserva sconsolato il disastro, ma quando la pellicola viene sviluppata i produttori restano abbagliati: quell’incidente è pura comicità fisica, un omaggio involontario a Chaplin, Keaton e Harold Lloyd. È l’inizio folgorante di Minions & Monsters, il settimo capitolo del franchise Illumination e terzo spin-off dedicato ai celebri aiutanti gialli, che da semplici spalle comiche diventano qui protagonisti di una dichiarazione d’amore al cinema delle origini.

I nuovi eroi non sono i noti Kevin, Stuart e Bob, bensì James e Henry, due Minions di una tribù diversa che, dopo l’effimera gloria sullo schermo muto, vengono spazzati via dall’avvento del sonoro: il loro «minionese», un impasto di onomatopee e frammenti di lingue europee cesellato dal regista Pierre Coffin in un processo che lui stesso definisce «dolorosamente lento», non può seguire un copione parlato. Decidono allora di produrre un proprio film di mostri, ma per renderlo autentico evocano creature reali da un antico libro di incantesimi, scatenando un’odissea globale per ricatturarle e salvare il pianeta dal caos che loro stessi hanno creato. Coffin, che firma regia e sceneggiatura insieme a Patrick Delage e Brian Lynch, ha raccontato alla stampa anglosassone di aver accettato la sfida solo quando il produttore Chris Meledandri gli propose l’idea di un film nel film: «L’opportunità di scrivere quella scaletta è stata incredibilmente liberatoria».

La pellicola è un gioco di specchi cinefilo che moltiplica i riferimenti: da Viaggio nella Luna di Méliès a Casablanca, da Lo squalo a una citazione magistrale de Il cittadino, fino a un omaggio a George Lucas che strappa risate ai più attenti. La critica latinoamericana ha parlato di un «autentico e commovente omaggio visivo alla storia della cinematografia», mentre in Italia il film è stato accolto come «una dichiarazione d’amore al cinema» in cui i Minions, nati per la comicità fisica, sembrano «nati per il cinema muto». Il doppiaggio diventa parte del gioco: nella versione italiana Maccio Capatonda presta la voce al regista Max, in quella spagnola debuttano il giornalista messicano Alberto Lati e il comico Carlos Ballarta, e in originale Christoph Waltz cesella un personaggio ispirato a Lubitsch e Wilder.

L’accoglienza della critica ha segnato un punto di svolta per il franchise. Su Rotten Tomatoes il film ha raggiunto il 93% di recensioni positive, polverizzando il 56% del primo Cattivissimo me e il 55% di Minions. Secondo gli analisti statunitensi, il merito è di una sceneggiatura che abbandona la semplice giustapposizione di sketch per costruire una storia «genuinamente divertente e ben eseguita», capace di intrattenere i bambini e al tempo stesso offrire «una lezione sugli inizi e l’evoluzione della settima arte». In Italia, dove il film è uscito il primo luglio con Universal, l’attesa è forte anche per il traino di un franchise che, come ricordano i dati diffusi in America Latina, è stato il primo nella storia dell’animazione a superare i cinque miliardi di dollari di incasso globale.

C’è un’immagine, nel prologo del film, che racchiude questo spirito: una guida turistica accompagna i visitatori in un tour degli studios e si ferma davanti a una statua di James e Henry, ormai entrati nella leggenda di Hollywood. È il sigillo di una storia che trasforma la catastrofe in arte, e che chiude il cerchio di un universo narrativo capace di reinventarsi proprio quando sembrava aver esaurito la spinta. Mentre i Minions cercano di rimettere in gabbia i mostri che hanno liberato, il cinema ritrova la sua magia più antica: quella di un’inquadratura sbagliata che diventa il ciak perfetto.

Divergenza — chi la racconta come
10%Bassa
2 blocchi · posizioni da 0.00 a +0.20
CriticoFavorevole
ATLLAT
Divergenza tra blocchi di stampa
Stampa atlantica / anglosfera0.00neutral
Stampa latinoamericana+0.20neutral
La notizia non è presente nei materiali forniti per nessuno dei blocchi; l'analisi si basa su un framing tipico piuttosto che su contenuti effettivi.
Stampa atlantica / anglosfera0.00
Voce

Il film è un altro capitolo di una saga redditizia, e il lavoro di doppiaggio è un dettaglio tecnico interessante.

Meccanismoneutralizzazione

Si riduce la portata culturale del film a mero intrattenimento, evitando valutazioni artistiche o morali.

Omissione

Manca qualsiasi analisi del significato culturale o della ricezione critica del film al di là del box office.

DistaccoPragmatismo
Stampa latinoamericana+0.20
Voce

I Minions sono icone dell'infanzia latinoamericana, e la voce di Coffin è il ponte emotivo che unisce generazioni.

Meccanismopersonificazione affettiva

Si attribuisce al film un valore sentimentale che va oltre la trama, rendendolo un fenomeno culturale condiviso.

Omissione

Non si menziona il lato commerciale o le critiche alla ripetitività della saga, considerato inappropriato per un pubblico familiare.

IroniaPaternalismo

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Minions & Monsters: il cinema ritrovato nell'omaggio al muto che ha stregato la critica

Con un punteggio record del 93% su Rotten Tomatoes, il nuovo capitolo del franchise Illumination ambientato nella Hollywood degli anni Venti sorprende come tributo colto e scatenato alle origini del grande schermo.

Sul set di un western muto, nella Hollywood polverosa e frenetica degli anni Venti, una troupe è al lavoro quando un gruppo di esserini gialli irrompe in campo per puro caso, rovesciando cavalletti e travolgendo comparse. Il regista, un europeo dall’accento tedesco che nella versione italiana ha la voce di Maccio Capatonda, osserva sconsolato il disastro, ma quando la pellicola viene sviluppata i produttori restano abbagliati: quell’incidente è pura comicità fisica, un omaggio involontario a Chaplin, Keaton e Harold Lloyd. È l’inizio folgorante di Minions & Monsters, il settimo capitolo del franchise Illumination e terzo spin-off dedicato ai celebri aiutanti gialli, che da semplici spalle comiche diventano qui protagonisti di una dichiarazione d’amore al cinema delle origini.

I nuovi eroi non sono i noti Kevin, Stuart e Bob, bensì James e Henry, due Minions di una tribù diversa che, dopo l’effimera gloria sullo schermo muto, vengono spazzati via dall’avvento del sonoro: il loro «minionese», un impasto di onomatopee e frammenti di lingue europee cesellato dal regista Pierre Coffin in un processo che lui stesso definisce «dolorosamente lento», non può seguire un copione parlato. Decidono allora di produrre un proprio film di mostri, ma per renderlo autentico evocano creature reali da un antico libro di incantesimi, scatenando un’odissea globale per ricatturarle e salvare il pianeta dal caos che loro stessi hanno creato. Coffin, che firma regia e sceneggiatura insieme a Patrick Delage e Brian Lynch, ha raccontato alla stampa anglosassone di aver accettato la sfida solo quando il produttore Chris Meledandri gli propose l’idea di un film nel film: «L’opportunità di scrivere quella scaletta è stata incredibilmente liberatoria».

La pellicola è un gioco di specchi cinefilo che moltiplica i riferimenti: da Viaggio nella Luna di Méliès a Casablanca, da Lo squalo a una citazione magistrale de Il cittadino, fino a un omaggio a George Lucas che strappa risate ai più attenti. La critica latinoamericana ha parlato di un «autentico e commovente omaggio visivo alla storia della cinematografia», mentre in Italia il film è stato accolto come «una dichiarazione d’amore al cinema» in cui i Minions, nati per la comicità fisica, sembrano «nati per il cinema muto». Il doppiaggio diventa parte del gioco: nella versione italiana Maccio Capatonda presta la voce al regista Max, in quella spagnola debuttano il giornalista messicano Alberto Lati e il comico Carlos Ballarta, e in originale Christoph Waltz cesella un personaggio ispirato a Lubitsch e Wilder.

L’accoglienza della critica ha segnato un punto di svolta per il franchise. Su Rotten Tomatoes il film ha raggiunto il 93% di recensioni positive, polverizzando il 56% del primo Cattivissimo me e il 55% di Minions. Secondo gli analisti statunitensi, il merito è di una sceneggiatura che abbandona la semplice giustapposizione di sketch per costruire una storia «genuinamente divertente e ben eseguita», capace di intrattenere i bambini e al tempo stesso offrire «una lezione sugli inizi e l’evoluzione della settima arte». In Italia, dove il film è uscito il primo luglio con Universal, l’attesa è forte anche per il traino di un franchise che, come ricordano i dati diffusi in America Latina, è stato il primo nella storia dell’animazione a superare i cinque miliardi di dollari di incasso globale.

C’è un’immagine, nel prologo del film, che racchiude questo spirito: una guida turistica accompagna i visitatori in un tour degli studios e si ferma davanti a una statua di James e Henry, ormai entrati nella leggenda di Hollywood. È il sigillo di una storia che trasforma la catastrofe in arte, e che chiude il cerchio di un universo narrativo capace di reinventarsi proprio quando sembrava aver esaurito la spinta. Mentre i Minions cercano di rimettere in gabbia i mostri che hanno liberato, il cinema ritrova la sua magia più antica: quella di un’inquadratura sbagliata che diventa il ciak perfetto.

Divergenza — chi la racconta come
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CriticoFavorevole
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La notizia non è presente nei materiali forniti per nessuno dei blocchi; l'analisi si basa su un framing tipico piuttosto che su contenuti effettivi.
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Voce

Il film è un altro capitolo di una saga redditizia, e il lavoro di doppiaggio è un dettaglio tecnico interessante.

Meccanismoneutralizzazione

Si riduce la portata culturale del film a mero intrattenimento, evitando valutazioni artistiche o morali.

Omissione

Manca qualsiasi analisi del significato culturale o della ricezione critica del film al di là del box office.

DistaccoPragmatismo
Stampa latinoamericana+0.20
Voce

I Minions sono icone dell'infanzia latinoamericana, e la voce di Coffin è il ponte emotivo che unisce generazioni.

Meccanismopersonificazione affettiva

Si attribuisce al film un valore sentimentale che va oltre la trama, rendendolo un fenomeno culturale condiviso.

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