
Accordo Usa-Iran: Israele si prepara a fermare l'avanzata in Libano ma non a ritirarsi
Fonti israeliane rivelano che l'esercito si prepara a sospendere le operazioni terrestri in Libano nell'ambito dell'intesa tra Washington e Teheran, ma non lascerà la zona di sicurezza.
Secondo indiscrezioni provenienti da fonti della sicurezza israeliana, l'esercito si starebbe preparando a fermare le operazioni terrestri in Libano come parte di un accordo in via di definizione tra Stati Uniti e Iran. La notizia, riportata da diversi media, indica che il governo israeliano potrebbe ordinare una sospensione dell'avanzata nel sud del Libano, pur mantenendo il controllo sulla cosiddetta 'zona di sicurezza'. La questione del ritiro sarà oggetto di futuri negoziati, previsti tra una decina di giorni negli Stati Uniti.
Parallelamente, il presidente americano Donald Trump ha dichiarato che l'Iran non vuole più dotarsi di armi nucleari e che il nuovo accordo è radicalmente diverso da quello firmato da Obama, definito 'una facile via verso la bomba'. Trump ha anche accennato a un possibile intervento per rimuovere 'polvere nucleare' iraniana sepolta in profondità, una volta raggiunta la calma. Da Teheran, il ministro degli Esteri Araghchi ha confermato che l'intesa include il Libano e che l'Iran non abbandonerà Hezbollah.
Sul terreno, l'esercito israeliano ha annunciato di aver eliminato sette miliziani di Hezbollah nel sud del Libano, distruggendo infrastrutture e depositi di munizioni. L'operazione, condotta in collaborazione con l'aeronautica e l'artiglieria, dimostra che, nonostante i segnali di distensione, le ostilità continuano. Fonti militari israeliane sottolineano che il momento attuale potrebbe essere 'decisivo' e che le prossime ore potrebbero essere le ultime per manovre su larga scala in territorio libanese.
Dal punto di vista diplomatico, il Consiglio dei ministri israeliano si riunirà domenica sera per discutere l'accordo. Nel frattempo, il primo ministro britannico ha avuto un colloquio telefonico con il presidente iraniano, segno di un intenso lavorio diplomatico. Per l'Europa, l'intesa rappresenta una possibile riduzione delle tensioni in Medio Oriente, ma anche una sfida: bilanciare i rapporti con Washington, Teheran e gli alleati regionali. L'Italia, in particolare, segue con attenzione gli sviluppi, data la sua presenza nella missione Unifil in Libano e gli interessi energetici legati a possibili sanzioni iraniane.
In conclusione, mentre Trump annuncia la firma dell'accordo per domenica, restano nodi cruciali: la questione nucleare iraniana, il ruolo di Hezbollah e la sicurezza di Israele. La comunità internazionale osserva con cautela, consapevole che ogni passo falso potrebbe innescare una nuova escalation. La partita è aperta, e il Medio Oriente trattiene il respiro.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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I media arabo-levantini e maghrebini riportano con preoccupazione che Israele si prepara a fermare le operazioni terrestri in Libano come parte di un accordo emergente tra Washington e Teheran, ma sottolineano che Tel Aviv non si ritirerà dalla zona di sicurezza nel sud del Libano, lasciando la questione irrisolta. Viene evidenziato il rischio che l'accordo possa legittimare la presenza israeliana e che i negoziati futuri potrebbero non portare a una vera sovranità libanese. Il tono è critico verso le ambiguità dell'intesa.
I media iraniani presentano la notizia come una prova della pressione esercitata dall'accordo con l'Iran sulle operazioni israeliane, ma sottolineano che Israele mantiene le sue richieste eccessive, rifiutandosi di ritirarsi dalla zona di sicurezza. Viene enfatizzato il ruolo dell'Iran nel limitare l'aggressione israeliana, ma anche la persistenza delle pretese israeliane. Il tono è di cautela e scetticismo verso le reali intenzioni di Israele.
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