
Accordo Iran-Usa fa crollare il prezzo del carburante: AirAsia taglia le tariffe, ma i biglietti resteranno cari
Il calo del jet fuel dopo l'intesa preliminare offre sollievo ai vettori, ma la capacità limitata e la necessità di ricostruire i margini frenano il trasferimento del risparmio ai passeggeri.
L'accordo preliminare tra Stati Uniti e Iran ha innescato un rapido arretramento delle quotazioni del carburante per aerei, sceso dai 242 dollari al barile di fine marzo a circa 112 dollari a Singapore, hub di riferimento per il mercato asiatico. Il sollievo per i bilanci è immediato: secondo stime delle banche d'affari tedesche, il settore aereo statunitense risparmierebbe oltre 40 miliardi di dollari l'anno se il nuovo livello si consolidasse. Ma la traslazione del beneficio sui biglietti resta incerta e disomogenea.
Il gruppo malese AirAsia ha reagito con un taglio delle tariffe del 5% dal 15 giugno e annuncia revisioni settimanali al ribasso. Il ceo Bo Lingam prevede di ripristinare entro agosto la capacità ridotta durante la fiammata del carburante, che aveva costretto a sospendere il 10% dei voli e a registrare perdite per 150 milioni di ringgit a marzo. La compagnia accelera il pensionamento di dodici velivoli con oltre 16 anni di servizio e riceverà sette A321LR di nuova generazione l'anno prossimo. Non tutte le rotte torneranno: il Jakarta-Singapore è stato cancellato anche per la tassa aeroportuale di Changi, 72 dollari di Singapore, giudicata superiore al prezzo del biglietto. La Jakarta-Bangkok, sospesa per domanda debole e costi, potrebbe ripartire entro pochi mesi.
A livello globale, gli analisti avvertono che i prezzi dei biglietti difficilmente scenderanno in modo uniforme. Negli Stati Uniti, dove il carburante è rincarato tre volte più rapidamente delle tariffe tra gennaio e maggio, i vettori hanno recuperato solo una frazione dei costi aggiuntivi e la capacità domestica limitata consente di mantenere i prezzi elevati. In Europa, secondo gli analisti con base a Dublino, si delinea un andamento a due velocità: sulle rotte a lungo raggio le tariffe potrebbero allentarsi, perché i supplementi carburante erano stati trasferiti con maggiore efficacia; sul corto raggio la domanda sostenuta potrebbe tenere i prezzi fermi. In Asia, i grandi vettori cinesi soffrono di un potere di fissazione dei prezzi debole, mentre Cathay Pacific, secondo le valutazioni degli analisti di Hong Kong, è meglio posizionata grazie ai ricavi del cargo e alla domanda premium. In Medio Oriente, le compagnie degli Emirati potrebbero usare promozioni per riconquistare i flussi alterati dal conflitto, ma il carburante resta troppo caro – ancora il 54% in più rispetto a un anno fa – per una guerra tariffaria su larga scala.
Il prossimo banco di prova sarà la tenuta dell'accordo Iran-Usa e la traiettoria del prezzo del jet fuel. Per i passeggeri europei, il segnale da osservare è l'evoluzione delle tariffe intercontinentali nelle prossime settimane, mentre AirAsia si appresta a lanciare in agosto nuove rotte verso Bahrain e Londra, testando la domanda su collegamenti a lungo raggio in un quadro di costi ancora volatili.
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L'accordo Iran-Usa ha fatto scendere il prezzo del carburante, ma le compagnie aeree usano il risparmio per risanare i bilanci invece di abbassare i biglietti. AirAsia taglia alcune tariffe, ma i prezzi resteranno alti perché le capacità sono limitate e le priorità sono i margini.
La distensione in Medio Oriente dopo l'accordo di pace USA-Iran porta sollievo al settore aereo grazie al calo del carburante. AirAsia rivede le tariffe al ribasso ogni settimana, ma a livello di settore i prezzi dei biglietti potrebbero non scendere subito perché le compagnie stanno ancora recuperando le perdite e la capacità resta limitata.
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