
Washington benedice le nozze Paramount-Warner: un colosso da 110 miliardi ridisegna Hollywood
L'Antitrust americano archivia l'indagine senza condizioni, ma l'Ue e alcuni Stati federali preparano le contromosse alla megafusione che unisce CNN, HBO e CBS.
Con una decisione che segna una svolta nell’industria globale dell’intrattenimento, la divisione antitrust del Dipartimento di Giustizia americano ha dato il via libera all’acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount Skydance, un’operazione valutata fra i 110 e i 111 miliardi di dollari. Dopo otto mesi di indagine e l’esame di oltre due milioni di documenti, gli inquirenti federali hanno concluso che la fusione non “pregiudicherà la concorrenza né i consumatori americani” e lo hanno fatto senza imporre alcuna cessione di asset o rimedi comportamentali. Anzi: nel comunicato ufficiale si legge che l’operazione potrà “accrescere la competizione nell’intero ecosistema dei media e dell’intrattenimento”, un’affermazione che ribalta la tradizionale diffidenza verso simili concentrazioni e prepara il terreno alla nascita di una superpotenza hollywoodiana.
L’asse portante dell’intesa è il giovane amministratore delegato di Paramount, David Ellison, figlio di Larry Ellison, cofondatore di Oracle e noto sostenitore del presidente Donald Trump. La tempistica non è passata inosservata: secondo osservatori di Bruxelles, l’amministrazione repubblicana, dopo aver frenato in passato operazioni analoghe, ha scelto di non opporsi a un matrimonio che unisce sotto lo stesso tetto studi cinematografici iconici – da quelli di “Mission: Impossible” e “Transformers” a Harry Potter e DC Comics –, reti televisive come CBS e CNN, la pay-tv HBO e i servizi di streaming Max e Paramount+. Il via libera non modifica soltanto gli equilibri di Hollywood: esso proietta la nuova entità in una posizione tale da competere direttamente con giganti come Netflix e Disney, ridisegnando i flussi globali di produzione e distribuzione di contenuti.
La benedizione di Washington non mette però la parola fine al risiko regolatorio. Mentre le azioni di entrambe le società hanno registrato rialzi nell’after hours, una minaccia concreta arriva dai procuratori generali di diversi Stati americani, con la California in prima linea, che stanno preparando una causa per bloccare la fusione. I timori si concentrano sul rischio di una riduzione della produzione creativa e su possibili effetti distorsivi sul mercato del lavoro. In parallelo, la Commissione federale per le comunicazioni (FCC) non ha ancora sciolto la riserva sugli investimenti esteri che sostengono l’operazione: alcuni senatori hanno sollevato dubbi sulla partecipazione di fondi sovrani mediorientali e di capitali cinesi. La questione, osservata con attenzione anche dalle autorità europee, allunga le ombre su un closing che Paramount spera di completare entro la fine dell’anno.
L’Europa, dal canto suo, segue la vicenda con il consueto approccio fondato sulla tutela del pluralismo. A Bruxelles, dove l’iter autorizzativo non è ancora formalmente iniziato, si ragiona sull’impatto che un colosso di queste dimensioni avrebbe sui mercati nazionali e sulle quote di produzione indipendente. Per l’Italia e per gli altri paesi del Vecchio Continente – nei quali sia Warner sia Paramount hanno investimenti rilevanti, da Cinecittà alle piattaforme di streaming – il nodo sarà evitare che la concentrazione si traduca in una marginalizzazione delle voci locali. Non è escluso che l’Unione imponga condizioni, magari legate alla cessione di canali o alla garanzia di spazi per i produttori indipendenti, replicando lo schema già visto in altri settori.
Sullo sfondo resta la domanda più ampia: se l’era delle piattaforme stia spingendo inesorabilmente verso un oligopolio dell’immaginario. Da questo punto di vista, la fusione Paramount-Warner è insieme un sintomo e un esperimento: dimostra che persino i vecchi studios, per sopravvivere alla rivoluzione digitale, devono raggiungere masse critiche impensabili solo dieci anni fa. Le prossime settimane, con le decisioni di Bruxelles e le eventuali sentenze dei tribunali statali, diranno se il nuovo gigante potrà davvero alzare il sipario su un diverso panorama mediale, o se questa piece hollywoodiana andrà in scena solo dopo un lungo e accidentato anteprima giudiziario.
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Il Dipartimento di Giustizia statunitense ha approvato senza condizioni l'acquisizione di Warner Bros. Discovery da parte di Paramount per 110 miliardi di dollari, rimuovendo un grande ostacolo normativo. La decisione rappresenta un trionfo per l'amministratore delegato di Paramount David Ellison, la cui offerta è stata in gran parte finanziata dal padre Larry Ellison, cofondatore di Oracle. La fusione creerà una superpotenza hollywoodiana, anche se alcuni procuratori generali statali potrebbero ancora cercare di bloccarla.
L'amministrazione Trump ha dato il via libera atteso alla mega-fusione Paramount-Warner Bros., ma l'accordo deve ancora affrontare ostacoli. Diversi Stati americani stanno preparando sfide legali e l'approvazione delle autorità di regolamentazione europee è ancora in sospeso. Mentre il Dipartimento di Giustizia statunitense sostiene che la fusione stimolerà la concorrenza, i critici temono un'ulteriore concentrazione dei media.
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