
Mosca ordina ai marketplace di bloccare gli annunci di benzina per arginare la speculazione
La mossa della FAS arriva mentre la carenza di carburante, innescata dagli attacchi ucraini alle raffinerie, spinge i prezzi al rialzo e impone razionamenti in decine di regioni.
L'agenzia antitrust russa (FAS) ha ordinato alle principali piattaforme digitali – Avito, Ozon e Wildberries – di bloccare la pubblicazione di annunci per la vendita di carburante. Avito ha temporaneamente nascosto tutte le inserzioni in attesa di rivedere le regole della categoria; Ozon e Wildberries hanno vietato del tutto la vendita di benzina, bloccando le schede prodotto in fase di moderazione. L'intervento mira a stroncare le rivendite speculative: nei giorni scorsi, su Avito erano comparsi oltre 600 annunci di privati, con prezzi che nella regione di Mosca arrivavano a 130 rubli al litro, ben oltre la media ufficiale di circa 75 rubli, e in Crimea si toccavano punte di 200-350 rubli.
La decisione si inserisce in una crisi dei carburanti che dalla fine di maggio ha colpito la Russia. Secondo fonti del settore citate da Reuters, gli attacchi dei droni ucraini hanno messo fuori uso impianti chiave come la raffineria di Mosca e il complesso TANECO in Tatarstan, riducendo la produzione giornaliera di benzina a circa 90.000 tonnellate a giugno, contro le 120.000 di marzo – un calo di circa il 25% rispetto al fabbisogno estivo di almeno 110.000 tonnellate al giorno. La carenza ha spinto le autorità regionali a introdurre limiti all'erogazione in almeno 53 regioni, incluse le aree occupate dell'Ucraina; in 18 di esse si vende un massimo di 50 litri o un pieno, mentre in Crimea la vendita è stata sospesa del tutto. Il prezzo medio nazionale è salito del 6,6% da inizio anno, a 69,11 rubli al litro a metà giugno.
Parallelamente, la FAS ha avviato ispezioni straordinarie sui grandi trader petroliferi e ha aperto un procedimento per violazione della legge sulla concorrenza contro tre società – AO «Solid-tovarnye rynki», OOO «Agrotorg YUG» e OOO «Hansel» – accusate di aver coordinato le operazioni in borsa per rivendere benzina e gasolio a prezzi gonfiati, lucrando un profitto di entità particolarmente elevata. L'agenzia ha inoltre disposto un rafforzamento dei controlli sulle vendite di carburante agli agricoltori, e ha inviato richieste formali a due catene di distributori della regione di Mosca, «Neftmagistral» e «Trassa», perché forniscano entro il 26 giugno i dati sui prezzi medi ponderati e sui volumi di vendita.
La stretta repressiva si colloca in un momento delicato, con la stagione dei viaggi estivi e dei lavori agricoli in pieno svolgimento. Per tamponare il deficit, la Russia importa volumi dalla Bielorussia (100-150 mila tonnellate al mese) e attinge alle scorte accumulate. Il ministero dell'Energia ha istituito una task force con le maggiori compagnie per garantire la stabilità del settore, mentre la FAS aveva già messo in guardia gli operatori dominanti contro rincari ingiustificati. Il prossimo passaggio concreto sarà la scadenza del 26 giugno per la consegna dei dati da parte delle catene di distributori, un tassello che potrebbe preludere a nuove misure correttive.
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Le autorità russe hanno ordinato ai marketplace di bloccare le vendite speculative di carburante, e le piattaforme hanno prontamente obbedito. La FAS ha anche avviato indagini su tre trader petroliferi per un presunto cartello volto a gonfiare i prezzi. L'azione dimostra l'efficacia del controllo statale nel proteggere il mercato.
La Russia vieta la vendita di benzina sui marketplace nel tentativo di arginare le speculazioni, ma la vera causa è la carenza di carburante provocata dagli attacchi ucraini alle raffinerie. I prezzi alla pompa stanno aumentando in tutto il paese, e le misure antitrust appaiono come un rimedio tardivo a una crisi più profonda. La guerra continua a colpire l'economia russa.
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