
Venezuela, doppio sisma: oltre 1.400 vittime, fino a 70mila dispersi
La terra ha tremato due volte in 39 secondi, radendo al suolo interi quartieri tra La Guaira e Caracas. L'Italia ha inviato soccorritori e aiuti, mentre continua la corsa contro il tempo.
Due violente scosse di magnitudo 7.2 e 7.5, separate da meno di un minuto, hanno colpito il nord del Venezuela la sera del 24 giugno, causando secondo le autorità locali almeno 1.430 morti e 3.238 feriti. L'area più devastata è lo stato costiero di La Guaira, a trenta chilometri dalla capitale Caracas, dove interi isolati sono crollati lasciando migliaia di persone sotto le macerie. Le cifre ufficiali parlano di oltre 3.100 famiglie senza casa, ma il numero dei dispersi resta incerto: mentre il governo indica centinaia di intrappolati, l'Onu stima 50mila scomparsi, e un sito gestito dall'opposizione ha raccolto segnalazioni per oltre 68mila persone. La comunità scientifica statunitense avverte che il bilancio potrebbe aggravarsi ulteriormente, con proiezioni che ipotizzano fino a 10mila vittime.
In una corsa contro le prime 72 ore, finestra critica per i soccorsi, squadre di ricerca provenienti da 24 Paesi hanno raggiunto le zone colpite. Dai messicani ai salvadoregni, dagli elvetici agli statunitensi – questi ultimi con un dispiegamento di oltre 250 uomini, ospedali mobili e una nave della Marina – gli aiuti internazionali sono affluiti attraverso l'aeroporto Simón Bolívar, parzialmente riaperto. L'Europa ha risposto attivando il Meccanismo unionale di protezione civile e stanziando 5 milioni di euro in assistenza d'emergenza. L'Italia, dove vive una delle più numerose comunità di origine italiana all'estero, ha inviato vigili del fuoco, personale della Protezione civile e un ospedale da campo, mentre il ministro degli Esteri Tajani ha confermato la morte di almeno un italo-venezuelano e decine di connazionali ancora irreperibili.
Nonostante l'arrivo di oltre 2.700 soccorritori e 500 tonnellate di rifornimenti, il coordinamento resta difficile. Centinaia di scosse di assestamento – più di 430 secondo i sismologi – continuano a far tremare la terra, ostacolando le operazioni e alimentando il panico tra la popolazione, che in molti casi dorme all'aperto. A La Guaira, il cui accesso è stato limitato dalle autorità con posti di blocco, si sono registrate scene di tensione: residenti e volontari scavano a mani nude denunciando la scarsità di mezzi meccanici e lentezze nei soccorsi ufficiali. Testimoni raccontano di corpi ancora sotto le macerie e di mancanza di sacchi mortuari.
Sul piano umanitario, le agenzie dell'Onu quantificano in circa 6,8 milioni le persone colpite, di cui quasi 700mila bambini bisognosi di assistenza immediata. Ospedali danneggiati, scuole inagibili e reti idriche compromesse aggravano una crisi che si innesta su un Paese già provato da instabilità economica e politica. La stima dei danni materiali diretti, secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo, ammonta a 6,7 miliardi di dollari, equivalenti al 6% del Pil venezuelano. Le operazioni proseguono senza sosta, ma le speranze di trovare superstiti si affievoliscono con il passare delle ore.
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La risposta del regime al disastro è stata caotica e disomogenea, con aggiornamenti irregolari e una macchina dei soccorsi insufficiente. Il costo economico è stimato al 6% del PIL, un colpo durissimo per un paese già in ginocchio, mentre le famiglie scavano a mani nude tra le macerie.
Nuove scosse complicano gli sforzi di soccorso in Venezuela, dove il bilancio delle vittime ha superato 1.400 e decine di migliaia risultano disperse. In un dettaglio diplomatico inatteso, il presidente del Parlamento ha riferito di un colloquio telefonico con Trump e Rubio, segnalando un'apertura internazionale mentre la corsa contro il tempo continua.
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