
Vance attacca la leadership britannica: «Politica spezzata, Londra cambi rotta»
Il vicepresidente USA imputa a sette premier in dieci anni il fallimento del Regno Unito e spera in un cambiamento strutturale.
La critica del vicepresidente statunitense J.D. Vance alla classe dirigente britannica, definita «spezzata» e «fallimentare» in un’intervista al Sunday Times, segna un nuovo strappo tra Washington e Londra. Le dimissioni del primo ministro laburista Keir Starmer – annunciate a giugno dopo due anni di governo – aprono la strada al settimo premier in un decennio, con il deputato Andy Burnham candidato unico alla successione. Secondo Vance, l’instabilità politica riflette una domanda profonda di riforme strutturali e la necessità che il prossimo inquilino di Downing Street «riporti la Gran Bretagna sui binari».
L’ottica di Washington, espressa anche dal presidente Donald Trump, collega il malessere britannico a quella che giudica una gestione carente di immigrazione e politica energetica. Trump ha definito Starmer «un uomo adorabile» ma inefficace, e Burnham «estremamente liberale», ritenendo improbabile un suo sostegno allo sfruttamento di petrolio e gas nel Mare del Nord – dossier sul quale l’amministrazione americana aveva premuto. Le dichiarazioni di Vance si innestano in un clima di tensione transatlantica su diversi fronti: dal tentativo americano di acquisire la Groenlandia, al conflitto iraniano, fino alla richiesta di maggior contributo Nato per la sicurezza nello Stretto di Hormuz.
Da Londra non sono giunte repliche immediate alle ultime parole di Vance, ma una precedente presa di posizione di Downing Street aveva respinto le accuse di «polizia a due velocità» mosse dal segretario di Stato Marco Rubio, sottolineando che la politica deve unire anche nei momenti più difficili. In ambito europeo, analisti della difesa, in particolare in Italia, osservano con preoccupazione un possibile indebolimento del ponte anglo-americano, pilastro della sicurezza collettiva. Un Regno Unito distratto da turbolenze interne e spinto dagli Stati Uniti verso svolte unilaterali potrebbe complicare il coordinamento Nato e le strategie europee di difesa comune.
Le prossime settimane saranno decisive. Le candidature per la guida del Labour si apriranno ufficialmente il 9 luglio e, salvo sorprese, Burnham assumerà l’incarico formando un nuovo governo. Washington ha assicurato che coopererà con «chiunque sia primo ministro», ma restano aperti gli interrogativi su quanto le istanze di rinnovamento strutturale evocate da Vance possano tradursi in pressioni concrete sulla futura agenda politica di Sua Maestà, con ricadute dirette sulla relazione speciale e sugli equilibri del Vecchio Continente.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
| Stampa iraniana e affini | 0.00 | neutral |
La leadership britannica ha fallito; il prossimo premier deve portare un cambiamento strutturale.
Riportando le dichiarazioni di Vance come fatto oggettivo, la stampa atlantica legittima la critica senza assumersi la responsabilità di formularla direttamente.
Le divisioni interne all'Occidente si manifestano nelle critiche di Washington a Londra.
Presentando la critica di Vance senza controbilanciarla con una difesa occidentale unitaria, si suggerisce una frattura nel fronte occidentale.
L'instabilità politica britannica è evidente e riconosciuta persino dagli alleati americani.
Selezionando e riportando solo le critiche di Vance, si enfatizza la debolezza del sistema politico britannico senza offrire un controbilanciamento.
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