
I funerali di Khamenei tra folla oceanica e assenza del successore: il regime sfida le incertezze
Milioni a Tehran per l'ultimo saluto alla Guida uccisa in un raid congiunto Usa-Israele, mentre l’erede Mojtaba non appare, alimentando interrogativi sulla transizione.
A Tehran, le cerimonie funebri per l'ex Guida Suprema Ali Khamenei hanno richiamato milioni di persone, in un evento che le autorità iraniane descrivono come una dimostrazione di compattezza nazionale dopo la guerra. La salma è stata esposta al Musalla dell'Imam Khomeini, dove domenica si è svolta la preghiera funebre presieduta dall'ayatollah Jafar Sobhani, alla presenza di alte cariche dello Stato, tra cui il presidente Masoud Pezeshkian e il capo dei negoziati Mohammad Baqer Qalibaf. Secondo i media statali, hanno partecipato delegazioni ufficiali di oltre 70 Paesi, tra cui Arabia Saudita, Egitto, Qatar e Pakistan, in un segnale di apertura diplomatica che Tehran intende valorizzare. Fonti governative hanno parlato di 15-20 milioni di presenze nella sola capitale, con allestimenti logistici imponenti: più di 400 tende della Mezzaluna Rossa e un potenziamento straordinario dei trasporti pubblici. Per l'Italia e l'Europa, la stabilità dell'Iran resta un nodo cruciale per gli equilibri energetici e migratori, e questa ostentazione di forza popolare viene letta dagli analisti di Bruxelles come un tentativo di consolidare la legittimità interna di un regime uscito indebolito dal conflitto.
L'elemento più discusso rimane però l'assenza del nuovo leader, Mojtaba Khamenei, figlio ed erede designato. Secondo quanto riportato da fonti di sicurezza citate dal New York Times, Mojtaba avrebbe chiesto di partecipare alla cerimonia di sepoltura a Mashhad il 9 luglio, ma gli sarebbe stato negato per timori di attentati israeliani. Dal 28 febbraio, quando un attacco congiunto americano-israeliano uccise il padre e diversi familiari, Mojtaba non è mai apparso in pubblico; le comunicazioni a lui attribuite sono solo dichiarazioni scritte. L'assenza proietta ombre sulla continuità del potere: se da un lato la folla ha esibito cartelli con la sua immagine, rinnovando simbolicamente la fedeltà, dall'altro il silenzio alimenta speculazioni sull'effettiva capacità di governare di un leader gravemente ferito e mai mostrato ai sudditi. Per gli ambienti dell'intelligence occidentale, questa assenza rappresenta una vulnerabilità che potrebbe acuire le lotte di potere interne, mentre le autorità iraniane insistono nel presentare il nuovo corso come pienamente operativo.
La dimensione geopolitica è stata immediatamente toccata dalle dichiarazioni del presidente americano Donald Trump. In un'intervista a Axios, Trump ha espresso stupore per le scene di pianto, ipotizzando che potessero essere "lacrime finte", e ha rivelato che i negoziati tra Stati Uniti e Iran sono stati sospesi per una settimana in coincidenza con i funerali. Ha aggiunto che con "un solo colpo" sarebbe possibile eliminare l'intera leadership iraniana riunita, ma che Washington non intende farlo perché resterebbe senza interlocutori. Queste parole sono state recepite a Tehran come una provocazione che non ha fermato le consuete invettive anti-americane dei partecipanti. Per gli osservatori europei, il passo indietro nei colloqui, sebbene temporaneo, allontana la prospettiva di un allentamento delle sanzioni, con ripercussioni dirette sugli scambi commerciali e sulla sicurezza energetica del continente.
Le esequie si svolgono in un contesto delicato: la guerra dei dodici giorni del giugno 2025, le proteste popolari di inizio 2026 e il conflitto con Israele e Stati Uniti hanno messo a dura prova la Repubblica Islamica. La mobilitazione di massa, in parte spontanea e in parte organizzata dall'apparato statale, serve a dimostrare che il corpo sociale regge nonostante le fratture. Dopo le cerimonie a Tehran e Qom, la salma sarà trasferita a Najaf e Karbala, in Iraq, per poi essere tumulata giovedì 9 luglio a Mashhad, accanto al santuario dell'Imam Reza. Il vero banco di prova per il regime sarà verificare se la retorica dell'unità nazionale riuscirà a tradursi in stabilità politica, ora che l'attenzione si sposta dalla figura carismatica del defunto al figlio fantasma che dovrebbe incarnare la continuità della rivoluzione.
| Stampa del Golfo arabo | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | +0.90 | aligned |
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.80 | critical |
Il Golfo osserva con cautela, concentrandosi sull'assenza di Mojtaba come potenziale segno di instabilità.
Sottolineando l'assenza del successore designato, la narrazione insinua dubbi sulla coesione del regime senza attaccarlo direttamente.
Non menziona la sospensione temporanea dei colloqui USA-Iran, che contestualizzerebbe la calma regionale.
La nazione iraniana onora il suo leader martire con una partecipazione senza precedenti, dimostrando unità e fede.
Il linguaggio religioso e patriottico sacralizza Khamenei come martire e presenta l'evento come un referendum sulla legittimità del regime.
Omette l'assenza di Mojtaba Khamenei e qualsiasi dissenso, presentando un'immagine di piena unità.
Gli USA dimostrano la loro superiorità militare e ridicolizzano le emozioni iraniane, presentando il funerale come un evento di propaganda.
Contrappone la potenza militare americana all'esibizione emotiva iraniana, sminuendo quest'ultima per delegittimare il regime.
Omette la dimensione della partecipazione popolare genuina e delle delegazioni internazionali, riducendo l'evento a un bersaglio.
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