
Ungheria, il nuovo corso di Magyar: perquisizioni al Fidesz e ombre sui legami con Cina e Russia
Mentre la procura sequestra server del partito di Orbán per sospetta malversazione, l’assunzione di un ex ministro sospettato di spionaggio alla BYD riaccende i timori di Bruxelles.
La procura ungherese ha fatto irruzione nel centro dati che ospita i server di Fidesz, il partito dell’ex premier Viktor Orbán, sequestrando sistemi di comunicazione e banche dati nell’ambito di un’inchiesta per presunta malversazione di fondi culturali per oltre 17 miliardi di fiorini. L’operazione, condotta senza preavviso dagli inquirenti della contea di Bács-Kiskun con il supporto dell’autorità fiscale, segna un nuovo capitolo dello scontro tra il governo del premier Péter Magyar, insediatosi a maggio dopo la vittoria elettorale di aprile, e l’apparato di potere costruito in sedici anni da Orbán. Secondo fonti della procura, sei ex funzionari sono già stati incriminati per aver distribuito in modo opaco risorse pubbliche ad artisti e operatori culturali vicini a Fidesz.
Il partito di Orbán denuncia una “escalation autoritaria” e parla di un tentativo di paralizzare l’opposizione, ricordando che un’azione simile non si vedeva dalla fine del comunismo. Da Parigi, la leader del Rassemblement National Marine Le Pen accusa Magyar di violare le regole democratiche con il sostegno della Commissione europea, mentre da Mosca i media russi rilanciano l’immagine di un’Ungheria in cui il nuovo esecutivo metterebbe a repentaglio lo stato di diritto. Bruxelles, al contrario, osserva con attenzione il rapido smantellamento dell’architettura istituzionale orbániana: Magyar ha già abolito l’Ufficio per la protezione della sovranità, organismo accusato da Human Rights Watch di perseguitare le voci critiche, e ha avviato la procedura per rimuovere il presidente della Repubblica Tamás Sulyok, fedelissimo di Orbán, in attesa di una nuova Costituzione che sostituisca quella del 2011, da più parti giudicata funzionale alla concentrazione del potere.
In questo quadro si inserisce la vicenda dell’ex ministro degli Esteri Péter Szijjártó, dimessosi dal Parlamento per assumere un incarico direttivo nella casa automobilistica cinese BYD, che sta costruendo uno stabilimento in Ungheria. Szijjártó, già negoziatore chiave con Pechino durante i governi Orbán, è sospettato di aver passato a Mosca informazioni riservate sulle discussioni del Consiglio Affari Esteri dell’UE e sulle sanzioni alla Russia, come emerso da registrazioni telefoniche con il ministro Lavrov diffuse dalla testata investigativa russa The Insider. Il premier Magyar ha parlato di “sospetti di conflitto di interessi” e ha annunciato l’apertura di un’indagine, mentre da Bruxelles si guarda con preoccupazione alla possibilità che dati sensibili dell’Unione possano essere transitati verso Pechino, anche alla luce della normativa cinese che obbliga le aziende private a collaborare con lo Stato in materia di sicurezza nazionale.
La transizione ungherese si consuma dunque su più fronti: da un lato la resa dei conti giudiziaria con il sistema Fidesz, dall’altro la necessità di rassicurare i partner europei sulla tenuta democratica del paese e sulla gestione dei dossier di sicurezza. Il governo Magyar, forte di una maggioranza di 138 seggi su 199, promette di recuperare i beni pubblici “acquisiti illegalmente” e di riallineare Budapest agli standard dell’UE, ma la radicalità delle misure e la rapidità dell’azione suscitano interrogativi anche tra alcuni analisti ungheresi, che mettono in guardia dal rischio di un nuovo autoritarismo. La procura non ha fornito ulteriori dettagli sull’inchiesta in corso, mentre il Parlamento si appresta a votare gli emendamenti costituzionali che ridisegneranno l’assetto istituzionale del Paese.
| Stampa russa e CSI | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
Il nuovo governo ungherese, con l'appoggio della Commissione Europea, sta attaccando l'opposizione con metodi autoritari, violando la democrazia.
Si utilizza la denuncia di 'tirannia' e si invoca la solidarietà internazionale per presentare l'azione giudiziaria come un attacco politico, non come un'indagine legale.
Viene omesso il fatto che l'indagine è per appropriazione indebita e che il nuovo governo ha un mandato per riforme anticorruzione. Inoltre, non si menziona l'indipendenza dei procuratori.
I procuratori ungheresi stanno conducendo un'indagine legale per appropriazione indebita, e la perquisizione è un passo procedurale.
Si adotta un tono distaccato e si citano entrambe le parti, ma si dà priorità ai fatti procedurali e alle dichiarazioni ufficiali, evitando interpretazioni politiche.
Viene omesso il contesto politico più ampio della campagna anticorruzione del nuovo governo e le accuse di autoritarismo da parte degli alleati di Orbán. Non si menziona la dimensione internazionale (Le Pen).
La perquisizione è un evento giudiziario, ma il partito di Orbán denuncia una escalation autoritaria. Il nuovo premier attende informazioni.
Si bilanciano le dichiarazioni delle due parti, riportando sia le accuse di 'tirannia' di Fidesz sia il contesto dell'indagine per appropriazione indebita, senza prendere posizione.
Viene omesso il sostegno internazionale a Orbán (Le Pen) e i dettagli specifici dell'indagine per appropriazione indebita. Non si evidenzia il mandato anticorruzione del nuovo governo.
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