
Biennale, l’Ue revoca due milioni per il padiglione russo: la Fondazione annuncia ricorso
L’Agenzia esecutiva europea interrompe il finanziamento al settore Cinema dopo la riapertura del padiglione di Mosca, giudicata incompatibile con i valori democratici e le sanzioni.
L’Agenzia esecutiva europea per l’istruzione e la cultura (Eacea) ha disposto la revoca definitiva del contributo di due milioni di euro concesso alla Fondazione La Biennale di Venezia. La decisione, annunciata da un portavoce della Commissione europea, segue la valutazione giuridica e la raccomandazione dell’esecutivo comunitario ed è motivata dalla riapertura del padiglione della Russia alla 61ª Mostra internazionale d’arte, in corso dal 9 maggio. Secondo Bruxelles, gli eventi culturali finanziati con denaro dei contribuenti europei devono salvaguardare i valori democratici, promuovere il dialogo aperto, la diversità e la libertà di espressione, principi che, nell’interpretazione della Commissione, non vengono rispettati nella Russia odierna. Il finanziamento revocato era destinato al settore Cinema – in particolare ai programmi Biennale College Cinema e Venice Production Bridge – e non direttamente alla Biennale Arte, ma l’Eacea ha ritenuto che la scelta della Fondazione di accogliere nuovamente Mosca configurasse una violazione del regolamento europeo sulle sanzioni e della risposta collettiva all’aggressione dell’Ucraina.
La Fondazione, presieduta da Pietrangelo Buttafuoco, ha replicato sottolineando l’estraneità delle attività cinematografiche alla vicenda e ha annunciato che impugnerà il provvedimento dinanzi alla giustizia dell’Unione, facendo valere le proprie ragioni in tutte le sedi competenti. Buttafuoco aveva difeso la presenza russa come «diplomazia della bellezza» e luogo di dialogo, mentre il padiglione, di proprietà dello Stato russo, è rimasto chiuso al pubblico dopo i giorni di anteprima, ospitando un progetto performativo con una cinquantina di artisti selezionati dal governo di Mosca. Sul piano politico italiano, il ministro della Cultura Alessandro Giuli si era detto contrario alla riapertura, precisando però l’autonomia della Biennale; il vicepremier Matteo Salvini aveva invece appoggiato la linea di Buttafuoco. Dopo il taglio, la sottosegretaria Lucia Borgonzoni ha plaudito all’iniziativa legale della Fondazione, mentre le opposizioni hanno accusato il governo di non aver difeso l’istituzione veneziana da quella che i Cinque Stelle definiscono un’Europa «burocratica e punitiva».
Dal punto di vista di Mosca, la partecipazione segna la fine dell’isolamento culturale in Occidente. La curatrice del padiglione, Anastassija Karnejewa, è figlia di un dirigente del conglomerato statale Rostec, attivo nel settore della difesa, e il progetto – intitolato “L’albero è radicato nel cielo” – è stato letto da più parti come un’operazione di diplomazia culturale funzionale alla narrazione del Cremlino. Kiev ha protestato con forza, ricordando che dall’inizio dell’invasione russa sono stati distrutti o danneggiati migliaia di beni culturali ucraini, e ha accolto con favore la decisione europea. Già a marzo i commissari Glenn Micallef e Henna Virkkunen avevano avvertito che la scelta della Biennale era incompatibile con la reazione collettiva dell’Ue all’aggressione russa, aprendo la strada alla sospensione dei fondi.
La revoca del contributo, secondo la Fondazione, non avrà un impatto significativo sul bilancio, reso solido dall’aumento delle entrate proprie e da un’affluenza di pubblico che nelle prime settimane ha fatto registrare un incremento stimato del venti per cento rispetto all’edizione 2024. La Biennale ha già preannunciato un ricorso per annullamento ai sensi dell’articolo 263 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, mentre la mostra prosegue fino al 22 novembre. Il dossier resta aperto sul fronte giudiziario e politico, con Bruxelles intenzionata a fare del caso un precedente sul condizionamento dei finanziamenti culturali al rispetto dei valori fondanti dell’Unione e del regime sanzionatorio verso la Russia.
| Stampa europea continentale | +0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.60 | critical |
L'Unione Europea difende i valori democratici tagliando i fondi alla Biennale per la partecipazione russa.
La narrazione si basa sulla contrapposizione tra valori democratici europei e la mancanza di rispetto della Russia, rendendo la decisione inevitabile e moralmente giustificata.
Non viene riportata la prospettiva russa che considera la revoca un atto discriminatorio.
L'Unione Europea punisce ingiustamente la Biennale per la presenza russa, usando scuse politiche.
La notizia enfatizza la decisione unilaterale dell'UE come un atto punitivo, omettendo il contesto della guerra in Ucraina e presentando la Russia come vittima di discriminazione.
Viene omesso il contesto della guerra in Ucraina e la distruzione di beni culturali da parte della Russia, che ha motivato la decisione dell'UE.
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