
Trump può licenziare i vertici delle agenzie: la Corte Suprema cancella un precedente del 1935
Con una decisione che ridisegna l’architettura dello Stato federale, i giudici conservatori abbattono le tutele dei commissari indipendenti, ma preservano temporaneamente l’autonomia della Federal Reserve.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito, con sei voti contro tre, che il presidente può rimuovere senza giusta causa i membri della Federal Trade Commission e, per estensione, i vertici della maggior parte delle agenzie federali indipendenti. La sentenza ribalta il precedente Humphrey’s Executor del 1935, che per oltre novant’anni aveva permesso al Congresso di proteggere i dirigenti di questi organismi dai licenziamenti politici. Secondo la maggioranza conservatrice, guidata dal presidente della Corte John Roberts, le garanzie di mandato per i commissari violano la separazione dei poteri sancita dalla Costituzione, poiché le agenzie esercitano un’autorità esecutiva che ricade sotto il controllo diretto del capo dell’esecutivo.
La Casa Bianca ha accolto la decisione come una vittoria storica. Donald Trump l’ha definita «una delle più importanti mai pronunciate in materia di poteri presidenziali», rivendicando un’autorità che, a suo dire, i presidenti inseguivano dagli anni Trenta. Sul fronte opposto, gli ambienti democratici e la minoranza progressista della Corte denunciano uno stravolgimento dell’equilibrio costituzionale. La giudice Sonia Sotomayor, in una dissenting opinion letta per quasi venti minuti dallo scranno, ha parlato di un potere «sconosciuto persino alla Corona inglese contro cui si ribellarono i Padri fondatori», che eleva il presidente al di sopra degli altri rami dello Stato. La senatrice Elizabeth Warren ha accusato Trump di voler piegare le agenzie agli interessi suoi e dei «suoi amici miliardari».
La portata della sentenza si estende a oltre due dozzine di autorità di regolazione, dal National Labor Relations Board al Consumer Financial Protection Bureau, e secondo gli analisti di Bruxelles potrebbe influenzare indirettamente il dialogo transatlantico sulla concorrenza e sulla protezione dei consumatori, ambiti in cui l’indipendenza dei regolatori è considerata un presidio di credibilità. Tuttavia, lo stesso giorno la Corte ha respinto la richiesta di Trump di rimuovere immediatamente la governatrice della Federal Reserve Lisa Cook, accusata di frode sui mutui. La maggioranza ha motivato il diniego con la mancata garanzia del giusto processo, ma ha anche sottolineato la «tradizione storica unica» della banca centrale. Per gli osservatori finanziari europei, questa distinzione rassicura i mercati globali, che temevano un assalto all’autonomia della Fed in un momento di tensioni sui tassi.
La decisione si inserisce in una sequenza di pronunce con cui la Corte Suprema, a trazione conservatrice, ha progressivamente rafforzato l’autorità presidenziale: dall’immunità per gli atti ufficiali alla limitazione delle ingiunzioni nazionali. Il caso Slaughter non chiude il dossier: restano aperti i ricorsi di altri funzionari licenziati, mentre la vicenda Cook proseguirà nelle corti inferiori. Il Congresso, dal canto suo, potrebbe tentare di riscrivere le norme sulle agenzie, ma con margini politici ridotti. Per l’Europa, abituata a un modello di regolatori indipendenti sancito dai Trattati, la vicenda offre un banco di prova sulla tenuta dei checks and balances in una democrazia presidenziale sotto stress.
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La maggioranza conservatrice della Corte Suprema ha consegnato a Trump una vittoria schiacciante, smantellando una protezione delle agenzie indipendenti che durava da novant'anni. La dissidente Sotomayor ha avvertito che la sentenza altera radicalmente l'architettura costituzionale. La decisione viene descritta come una pericolosa presa di potere che minaccia l'equilibrio tra i rami del governo.
La Corte Suprema ha ampliato l'autorità di Trump di licenziare i vertici delle agenzie indipendenti, ma ha esplicitamente protetto la Federal Reserve da simili interferenze. Questa sentenza mista rafforza la mano del presidente mantenendo però un cruciale firewall attorno alla politica monetaria. La decisione è vista come un ricalibramento pragmatico piuttosto che uno spostamento totale di potere.
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