
La Corte Suprema ridisegna i poteri di Trump: agenzie sotto controllo, ma la Fed resta autonoma
Con due sentenze gemelle i giudici ampliano l’autorità presidenziale sulle agenzie indipendenti ma preservano, per ora, l’eccezione della banca centrale.
La Corte Suprema degli Stati Uniti ha ridisegnato in un solo giorno l’architettura del potere esecutivo federale, producendo un esito che combina un’espansione storica dell’autorità presidenziale con un argine, altrettanto significativo, a tutela dell’indipendenza della Federal Reserve. Con sei voti contro tre nel caso Trump v. Slaughter, i giudici hanno stabilito che il presidente può rimuovere a propria discrezione i vertici delle agenzie indipendenti, rovesciando il precedente Humphrey’s Executor del 1935 che per novant’anni aveva protetto organismi come la Federal Trade Commission dalle destituzioni per motivi politici. Parallelamente, con una maggioranza risicata di cinque a quattro nel caso Trump v. Cook, la Corte ha bloccato il tentativo immediato di licenziare la governatrice Lisa Cook, riconoscendo alla banca centrale uno statuto costituzionale «unico», radicato nella tradizione storica americana e nella necessità di schermare la politica monetaria dalle pressioni dell’esecutivo.
Secondo la maggioranza conservatrice, espressa dal presidente John Roberts, i funzionari che esercitano potere esecutivo devono rispondere direttamente al capo dello Stato, unico soggetto a rendere conto al popolo; qualsiasi protezione contro il licenziamento «per giusta causa» imposta dal Congresso violerebbe la separazione dei poteri. Donald Trump ha celebrato la decisione come «una delle più importanti mai emesse sui poteri presidenziali», rivendicando un risultato atteso dai presidenti americani sin dagli anni Trenta. Dall’altro lato, la giudice progressista Sonia Sotomayor, nella sua dissenting opinion, ha denunciato la consacrazione di una teoria del «controllo esecutivo totale» che consegna al presidente un potere «di gran lunga maggiore di quanto mai avuto in precedenza». Per gli analisti di Bruxelles, il ribaltamento del precedente del 1935 introduce un elemento di imprevedibilità nella regolamentazione dei mercati, poiché agenzie come la Securities and Exchange Commission o la National Labor Relations Board potrebbero ora essere allineate alle priorità politiche della Casa Bianca, con possibili ripercussioni sulla stabilità delle relazioni commerciali transatlantiche.
La sentenza su Lisa Cook, al contrario, è stata accolta come una conferma della speciale autonomia della Federal Reserve. La governatrice, nominata da Joe Biden nel 2022 e prima donna afroamericana nel board, era stata destituita da Trump nell’agosto 2025 con l’accusa di frode ipotecaria, mai provata e da lei respinta come pretesto per influenzare la politica dei tassi. La Corte ha stabilito che il presidente non le aveva concesso le garanzie procedurali minime – notifica degli addebiti e possibilità di difendersi – e ha sottolineato che i governatori della Fed «non servono a piacimento del presidente» ma godono di mandati scaglionati di quattordici anni e possono essere rimossi solo «per giusta causa». Cook ha dichiarato che la decisione «riconosce che l’indipendenza della Federal Reserve è essenziale per adempiere al mandato del Congresso di stabilità dei prezzi e piena occupazione». Da Francoforte, il parallelo con la Banca Centrale Europea è immediato: la blindatura dell’autonomia della Fed rassicura i mercati globali sul fatto che la politica monetaria della prima economia mondiale resterà ancorata a valutazioni tecniche e non a cicli elettorali, riducendo il rischio di turbolenze sui cambi e sui titoli di Stato anche per l’Eurozona.
La stessa seduta ha prodotto altre due decisioni sfavorevoli al presidente. La Corte ha rifiutato di esaminare l’appello di Trump contro la condanna per abusi sessuali e diffamazione ai danni della scrittrice E. Jean Carroll, rendendo definitivo il risarcimento di cinque milioni di dollari. Inoltre, con una maggioranza trasversale che ha unito la giudice conservatrice Amy Coney Barrett ai progressisti, ha confermato la legittimità delle leggi statali che consentono di conteggiare le schede postali pervenute fino a cinque giorni dopo l’Election Day, respingendo la tesi dell’amministrazione secondo cui solo il Congresso può fissare il calendario elettorale. Il dossier complessivo lascia dunque un quadro mosso: mentre il Dipartimento di Giustizia valuta i prossimi passi per rimuovere Cook nel rispetto delle nuove garanzie procedurali, la Casa Bianca dispone ora di uno strumento giuridico per rimodellare la composizione di oltre venti agenzie federali, un potere che, secondo le fonti del Congresso, i legislatori democratici tenteranno di circoscrivere con nuove iniziative legislative già nelle prossime settimane.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La Corte Suprema, con una decisione 5-4, blocca il tentativo del presidente Trump di licenziare la governatrice della Fed Lisa Cook, rafforzando l'indipendenza della banca centrale. La sentenza richiede un giusto processo e rinvia il caso ai tribunali inferiori, difendendo le norme istituzionali contro l'eccesso di potere esecutivo.
La Corte Suprema USA ha bacchettato Trump, dichiarando inammissibile il licenziamento della governatrice della Fed Lisa Cook e una minaccia all'indipendenza della banca centrale. La decisione è accolta come un necessario freno al potere presidenziale, con una punta di ironia viste le altre battaglie legali di Trump.
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