
Trump sblocca l’intesa nucleare con Riad: via libera all’arricchimento dell’uranio
L’accordo trentennale, senza il “gold standard” e senza il Protocollo aggiuntivo dell’Aiea, affida alle imprese statunitensi la costruzione del programma civile saudita.
L’amministrazione Trump ha approvato un accordo di cooperazione nucleare civile con l’Arabia Saudita che, secondo fonti dell’esecutivo statunitense, consentirà al regno di arricchire uranio sul proprio territorio. L’intesa, della durata di trent’anni e del valore di decine di miliardi di dollari, sarà firmata nelle prossime ore dal segretario all’Energia Chris Wright e dal ministro saudita principe Abdulaziz bin Salman, per poi essere trasmessa al Congresso. A differenza dell’accordo siglato nel 2009 con gli Emirati Arabi Uniti, il testo non include né il cosiddetto “gold standard” – che vieta l’arricchimento e il ritrattamento del combustibile – né il Protocollo aggiuntivo dell’Agenzia internazionale per l’energia atomica, che garantirebbe ispezioni più incisive. La Casa Bianca sostiene che il coinvolgimento diretto delle aziende americane, con la possibile costruzione di un impianto di arricchimento solo dopo uno studio congiunto di fattibilità, assicurerà il controllo sull’uso pacifico del programma e impedirà a competitor come Russia e Cina di inserirsi nel settore.
La decisione matura in un contesto regionale segnato dalla guerra in corso tra Stati Uniti, Israele e Iran, motivata anche dall’obiettivo di impedire a Teheran di dotarsi di un’arma nucleare. Fonti diplomatiche europee osservano una contraddizione strategica: mentre Washington bombarda l’Iran per costringerlo a rinunciare all’arricchimento, concede a Riad un percorso che, secondo gli esperti di non proliferazione, abbassa la soglia tecnica verso una possibile militarizzazione. Il principe ereditario Mohammed bin Salman ha ripetutamente dichiarato che il regno cercherebbe la bomba atomica qualora l’Iran la ottenesse. Israele, che già considera con allarme la prospettiva di un programma nucleare saudita, vede nell’assenza di vincoli stringenti un fattore di instabilità, mentre il patto di difesa reciproca firmato da Riad con il Pakistan nucleare e le recenti minacce degli Houthi di bloccare i porti sauditi accrescono la tensione nel Golfo.
Per l’Europa e per l’Italia, il possibile effetto domino sul regime di non proliferazione rappresenta la preoccupazione immediata. Analisti di Bruxelles temono che il precedente saudita induca altri Paesi della regione – a cominciare dagli stessi Emirati, dalla Turchia e dall’Egitto – a rinegoziare i propri impegni in materia di arricchimento, erodendo ulteriormente l’architettura di controlli internazionali. L’assenza del Protocollo aggiuntivo, in particolare, riduce la capacità dell’Aiea di verificare che il combustibile non venga dirottato verso usi militari, proprio mentre l’agenzia è già sotto pressione per la crisi iraniana. L’intesa, inoltre, scinde la cooperazione nucleare dal processo di normalizzazione con Israele, che l’amministrazione Biden aveva invece posto come condizione: una scelta che, secondo osservatori mediorientali, indebolisce la leva diplomatica statunitense sul fronte israelo-palestinese.
L’accordo approderà al Congresso nei prossimi giorni per un esame di novanta giorni. Sebbene numerosi legislatori repubblicani e democratici abbiano già manifestato perplessità, per bloccarlo sarebbe necessaria una risoluzione congiunta di disapprovazione e, in caso di veto presidenziale, una maggioranza dei due terzi in entrambe le camere – una soglia che, al momento, appare difficile da raggiungere. Il segretario di Stato Marco Rubio, da Manila, ha rinviato ogni commento alla Casa Bianca, limitandosi a dichiarare che gli Stati Uniti “non concluderanno alcun accordo che comporti un rischio di proliferazione”. La partita si gioca ora sul crinale tra interessi industriali, competizione geopolitica e tenuta del regime di non proliferazione.
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.70 | critical |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
L'America Latina mette in guardia: l'accordo nucleare con Riad è una bomba a orologeria per la non proliferazione.
Si enfatizza la mancanza di controlli internazionali e si collega l'accordo a uno scenario di corsa agli armamenti, facendo leva sulla paura di un Medio Oriente nucleare.
Viene omesso il ruolo delle aziende americane e la clausola di revisione congiunta che potrebbe limitare l'arricchimento.
L'India e il Sud Asia denunciano: l'accordo nucleare USA-Saudi apre la porta a una corsa agli armamenti in Medio Oriente e Asia meridionale.
Si collega l'accordo alla minaccia iraniana e al possibile sostegno pakistano, creando una catena di escalation che giustifica l'allarme.
Vengono omessi gli aspetti economici e la clausola di monitoraggio USA.
L'Occidente atlantico presenta l'accordo come un'opportunità economica e strategica, con cautela sui rischi.
Si bilanciano i benefici economici per le aziende USA con i rischi di proliferazione, mantenendo un tono distaccato e basato su fonti ufficiali.
Vengono omessi i dettagli allarmistici e il contesto regionale di corsa agli armamenti.
La Russia osserva con distacco: l'accordo nucleare USA-Saudi esclude Mosca e Pechino, mentre aumenta i rischi di proliferazione.
Si sottolinea l'esclusione dei competitor e la mancanza di garanzie, ma senza condanna diretta, mantenendo un tono di cronaca.
Vengono omessi i benefici per l'Arabia Saudita e il ruolo di monitoraggio USA.
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